(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) degli Studi di Milano; Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica, SITIP e Presidente di WAidid World Association for Infectious Diseases and Immunological Disorders – sebbene evidenzi una bassa incidenza nella popolazione generale, è caratterizzata dalla concentrazione della maggior parte dei casi in alcuni gruppi a rischio e in alcune classi di età e dall’emergere di ceppi tubercolari multi resistenti (MDR). Come evidenziato nelle nuove Linee guida, capire le modalità e i percorsi di trasmissione dei ceppi di Mycobacterium tuberculosis, che causano focolai epidemici, e diagnosticare precocemente l’infezione quando è ancora latente è cruciale per poter mettere in atto strategie di controllo efficaci”.
La TB in età pediatrica va sospettata in presenza di alcuni sintomi e segni di coinvolgimento polmonare: tosse persistente o tosse di durata maggiore di 4 settimane o dolore toracico persistente; tosse o altri sintomi respiratori associati a calo ponderale, astenia o malessere generale e febbricola di lunga durata; forme di polmonite atipiche, scarsamente responsive a terapie di prima linea o con carattere recidivante, soprattutto in soggetti a rischio; quadri radiologici di polmonite con segni tipici di TB.
Non solo Tubercolosi. Al Congresso si è ampiamente discusso anche di vaccinazione pneumococcica (PCV13) che oggi, sulla base di nuove evidenze scientifiche, è fortemente raccomandata anche nei bambini di età superiore a 5 anni, se affetti da patologie a rischio.
Studi recenti, però, sembrano offrire spazio all’utilizzo del vaccino PCV13 anche nel bambino sano di età superiore ai 5 anni.
“È stato infatti dimostrato – precisa Susanna Esposito – attraverso valutazioni eseguite con metodiche di biologia molecolare che almeno il 50% dei bambini della scuola dell’obbligo e il 30-35% degli adolescenti, pur vaccinato nel primo anno di vita, è portatore di alcuni sierotipi di pneumococco contenuti nei vaccini che avevano ricevuto. Ciò induce a riaprire il problema della possibilità di diffusione di pneumococchi da parte del bambino in età scolare e dell’adolescente anche senza fattori di rischio e, di conseguenza, dell’utilità di richiami di PCV13 anche al di là dei 5 anni”.
Nei soggetti di età maggiore di 5 anni con patologie di base favorenti le infezioni pneumococciche, l’indicazione all’uso di PCV13 è, invece, fortemente raccomandata considerando che la gran parte di questi soggetti è effettivamente a rischio più elevato del normale di malattie pneumococciche.
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30/10/2014 Andrea Sperelli


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