(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) la tecnica su animali vivi, il team di Belmonte ha abbreviato il tempo di immersione delle cellule nel cocktail di geni da 3 settimane a 4 giorni.
Per scongiurare il principale effetto collaterale associato a questo tipo di esperimenti - ovvero la formazione di tumori - gli scienziati hanno integrato il cocktail con un antibiotico a largo spettro.
Il risultato è stato incoraggiante: sia i topi che le cellule umane in provetta hanno mostrato segni di ringiovanimento, ovvero l'assenza di disfunzioni molecolari associate all'età.
I topi utilizzati, inoltre, erano affetti da una forma animale di progeria, una malattia genetica che accelera l'invecchiamento. Il cocktail è riuscito però a migliorare in maniera significativa le condizioni di cuore e sistema vascolare, oltre che quelle dei muscoli e di altri organi fondamentali come il pancreas. A dispetto dei timori iniziali, non è comparso alcun tipo di cancro e la vita media si è allungata di circa il 30 per cento, assicurando ai topi un allungamento di 6 mesi dai 18 che costituiscono la speranza di vita dei ratti.
«I topi non sono esseri umani e sappiamo che sarà molto più complesso ringiovanire una persona», frena gli entusiasmi Belmonte. «Ma lo studio dimostra che, a differenza di quanto si riteneva finora, l'invecchiamento è un processo "plastico", sul quale si può intervenire».
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16/12/2016 Andrea Piccoli


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