(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) oltre 100.000 copie/mL – spiega Andrea Antinori, direttore dell'Uoc Immunodeficienze Virali – Inmi Spallanzani Irccs di Roma. Sul fronte della pratica clinica questo aspetto è cruciale, in quanto si potrà fin dall’inizio del trattamento utilizzare il minor numero di farmaci possibile, utili a garantire l’efficacia virologica e il benessere del paziente, aumentando la sicurezza e la tollerabilità”.
Per somministrare terapie semplificate in caso di Hiv, i medici devono verificare la presenza di alcune condizioni: in primo luogo, almeno uno dei due farmaci deve essere caratterizzato da un’elevata barriera genetica che impedisca al virus di sfuggire al controllo. Inoltre, deve essere garantita una potenza antivirale sufficiente a controllare la replicazione virale residua, e infine deve essere valutata l’eventuale presenza di resistenze derivate da fallimenti pregressi.
“Oggi i nuovi pazienti che iniziano una terapia – prosegue Antinori – possono avere la stessa efficacia con un farmaco in meno e certamente molti cambieranno la terapia da tre a due per beneficiare della singola compressa, ma la scelta dipenderà dal medico e anche dal paziente e dalla sua storia clinica”.
“La terapia con regime a due farmaci è un grande avanzamento nel campo della cura dell’infezione da Hiv ed è legata al superamento dello schema classico che richiedeva necessariamente tre farmaci per ottenere un effetto antivirale duraturo – afferma Carlo Federico Perno, professore Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica Università degli studi di Milano e direttore Microbiologia Ospedale Niguarda. “Non tutti i regimi a due farmaci possono però garantire efficacia, perché il virus dell’Hiv è in grado di ‘sfuggire’ in caso di protezione inadeguata del trattamento antiretrovirale. Quindi sì alla terapia a due farmaci, ma solo con molecole adeguatamente potenti e in grado di controllare la replicazione, anche se usati in uno schema a due farmaci e non a tre”.
Da considerare anche la riduzione dei costi sanitari grazie all’adozione della terapia a due farmaci e l’innalzamento della qualità di vita dei pazienti.
“Avere a disposizione una terapia antiretrovirale che ha tra i suoi razionali più importanti, oltre quelli viro-immunologici, anche quello di essere un valido contributo al miglioramento della qualità della vita - dichiara Filippo von Schloesser, presidente Associazione Nadir - è davvero cruciale nel percorso di lungo termine. Fino a pochi anni fa era impensabile avere a disposizione una terapia completa con due soli farmaci che non imponesse cautele per possibili danni d’organo, fattore chiave da considerare quando si invecchia e si assumono terapie per le patologie tipiche di questa situazione”.

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25/06/2020 Andrea Piccoli


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