(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Nella metà dei pazienti si manifestava un disturbo di intensità elevata.
Tra i fattori di rischio per la persistenza di disturbi del gusto e dell’olfatto a 12 mesi dall’infezione ci sono: durata prolungata della positività al tampone e severità del disturbo durante la fase acuta. Il primo fattore sembra raddoppiare il rischio di persistenza del disturbo, mentre il secondo lo triplica.
Una delle ipotesi sul possibile meccanismo coinvolto nel disturbo si concentra sul neuroepitelio, il tessuto che riveste parte della cavità nasale e in cui si trovano i neuroni sensitivi olfattivi circondati da cellule di supporto. Queste ultime esprimono
sulla loro superficie livelli molto alti del recettore ACE2, necessario affinché il virus possa infettare le cellule.
Il contatto estremamente ravvicinato con il virus finisce per danneggiare i neuroni olfattivi, che tuttavia hanno la peculiarità di potersi rigenerare. Per questo, nella maggior parte dei casi il disturbo si risolve spontaneamente o mediante terapie mediche e riabilitative.
Presso la Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Università di Trieste diretta dal prof. Giancarlo Tirelli è stato istituito un ambulatorio dedicato ai disturbi del gusto e dell'olfatto nell'ambito dello studio del Long Covid.
I pazienti si sottopongono a una raccolta dei dati clinici e anamnestici, a questionari per caratterizzare il sintomo e i suoi effetti sulla qualità di vita. I medici inoltre esplorano le fosse nasali e la fessura olfattoria con fibre ottiche ed eseguono una serie di test psicofisici volti a misurare e il senso dell'olfatto e del gusto e a quantificare l'eventuale loro alterazione.
Alla fine, viene proposto un percorso terapeutico basato sul training olfattorio, ovvero sull’esposizione quotidiana a fragranze legate a fiori, frutti, spezie e resine.
"Questo trattamento si è dimostrato il più efficace nel recuperare il senso dell'olfatto perso a seguito di infezioni virali e i primi risultati in una serie di pazienti con pregressa Covid-19 sono incoraggianti - spiega il prof Tirelli -. A distanza di 3 mesi abbiamo osservato un miglioramento significativo degli score ottenuti mediante i test olfattometrici. Attualmente siamo inoltre impegnati con altri centri italiani nello stilare un protocollo di riabilitazione personalizzato".

15/06/2021 Andrea Sperelli


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