(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di giudicare l'intensità del dolore avvertito alla schiena e di riempire un questionario sulle loro abitudini riguardo al fumo. Al monitoraggio hanno preso parte anche 35 soggetti di controllo sani e 32 affetti da mal di schiena cronico. Gli scienziati hanno analizzato l'attività cerebrale di due aree del cervello, il nucleus accumbens e la corteccia mediale prefrontale, entrambe coinvolte nei fenomeni di dipendenza e nei meccanismi di apprendimento. I ricercatori hanno scoperto che questo circuito cerebrale ha un'importanza fondamentale anche nello sviluppo del dolore cronico.
Queste due regioni del cervello comunicano l'una con l'altra e gli scienziati hanno scoperto che l'intensità della connessione aiuta a determinare chi diventerà un paziente affetto da dolore cronico.
“Il circuito è molto attivo nel cervello dei fumatori. Abbiamo registrato un calo repentino nell'attività del circuito nei fumatori che hanno volontariamente abbandonato le sigarette nel corso dello studio. Smettendo di fumare, anche la loro vulnerabilità al dolore cronico è scesa in maniera significativa”, spiega il dott. Petre.
I farmaci antinfiammatori hanno aiutato i partecipanti a gestire il dolore, ma non hanno modificato l'attività del circuito cerebrale.
Ma il fumo sembra provocare problemi alla schiena anche in un altro modo, ovvero causando danni gravi al Dna dei dischi intervertebrali, un deterioramento della colonna che si fa tanto più evidente quanto prima si inizia a fumare. È quanto emerso da uno studio su modello murino condotto dall'Università Cattolica di Roma in collaborazione con la University of Pittsburgh e pubblicato su The Spine Journal.
I ricercatori hanno esposto al fumo cronico di sigaretta topi da laboratorio sani e topi con un deficit di funzionamento dei meccanismi di riparazione del Dna. Il secondo gruppo era ovviamente più suscettibile ai danni indotti al Dna da qualsiasi causa. In tutti i ratti è stata registrata una grave degenerazione discale con perdita in altezza dei dischi intervertebrali. Le cellule discali hanno mostrato segni precoci di invecchiamento.
Nei topi del secondo gruppo i danni vertebrali erano solo lievemente maggiori rispetto al primo, il che prova che il fumo agisce non solo sui geni, ma anche attraverso altri meccanismi al momento non del tutto chiari.
Una ricerca del Dipartimento di Ortopedia dell'Università di Rochester guidato dal dott. Glenn R. Rechtine e pubblicata sul Journal of Bone & Joint Surgery mostra un'analisi sui benefici dell'astinenza dalla nicotina in caso di mal di schiena e disturbi in genere della colonna vertebrale.
Lo studio ha preso in esame un totale di 5333 pazienti affetti da dolore assiale o radicolare. Nel primo caso il dolore interessa parte della schiena, nel secondo è concentrato alle gambe, come la sciatalgia, o è legato a compressioni ed ernie del disco. I ricercatori hanno seguito i risultati dei pazienti con un follow up di 8 mesi.
Del campione facevano parte sia non fumatori che fumatori. Fra questi ultimi, una parte ha deciso prima dell'inizio dello studio di smettere di fumare. Sottoposti a un'intervista preliminare, i pazienti sono stati suddivisi a seconda della categoria di appartenenza, e i ricercatori hanno subito evidenziato un livello di dolore dichiarato inferiore in chi non aveva mai fumato o aveva appena smesso rispetto agli altri. Tuttavia, i ricercatori sono andati avanti e hanno valutato in maniera oggettiva la riduzione del dolore attraverso la Scala Analogica Visiva (VAS) e l'Indice di Disabilità Oswestry, il parametro più utilizzato per quantificare il dolore che colpisce la parte bassa della schiena. Servendosi di questi parametri, che misurano il tipo e l'intensità del dolore avvertito, gli studiosi inglesi hanno potuto verificare come l'astinenza da fumo si correlasse in maniera significativa con una sensibile riduzione del dolore.
Com'era lecito attendersi, chi non aveva mai fumato mostrava i risultati migliori, seguiti in ordine da chi aveva smesso qualche tempo prima e da chi aveva smesso all'inizio o durante le prime fasi dello studio.
Il dott. Rechtine spiega: “sappiamo che la nicotina aumenta il dolore. In questo studio, chi smetteva di fumare durante il trattamento, si sentiva meglio. Chi invece continuava a fumare, non giovava di alcun miglioramento, a prescindere dal trattamento che riceveva. Il fumo è un male per le persone. In sostanza, la probabilità di migliorare la propria cura – chirurgica o non chirurgica – è drasticamente ridotta, se si è un fumatore”.
A confermare l'ipotesi dei ricercatori inglesi è anche uno studio epidemiologico condotto dalla Johns Hopkins University di Baltimora. Dopo aver studiato i dati relativi a più di 1.300 iscritti alla Hopkins Medical School nell'arco di 52 anni, i ricercatori hanno rilevato che gli studenti fumatori avevano il 25% in più di possibilità di soffrire di dolori alla schiena e l'85% di probabilità in più di sviluppare una discopatia degenerativa a livello lombare.
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07/11/2014 Andrea Sperelli


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