(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e la Louisiana. A tutti i volontari sono stati sottoposti dei questionari sulle loro abitudini alimentari. Le domande riguardavano il numero di volte nella settimana in cui le persone mangiavano ostriche, frutti di mare, tonno, pesce fritto e pesci non fritti. Ebbene, pochissimi erano quelli che mangiavano abitualmente pesce non fritto, addirittura meno di una persona su quattro.
Questi dati hanno confermato le supposizioni degli autori sul fatto che il pesce se viene cotto in olio bollente non è più un alleato della salute cerebrale. Gli esperti consigliano invece di mangiare pesce almeno due volte a settimana, cercando di favorire le cotture leggere.
Un altro studio statunitense, pubblicato sulla rivista Circulation qualche tempo fa, dimostrava che dopo i 65 anni gli uomini che mangiano pesce tre volte la settimana hanno un rischio dimezzato di morire per ischemie cardiache. Tuttavia, l'effetto protettivo è presente solo se il pesce è bollito o cotto al forno. Infatti, il pesce fritto o i 'fish-burger', venduti nei fast-food, aumentano il rischio di cardiopatie mortali.
Dariush Mozaffarian, cardiologo presso la University of Washington (Seattle), ha seguito per oltre 9 anni un campione di 4 mila uomini (età superiore ai 65 anni) che, inizialmente, non presentavano cardiopatie. Le analisi del sangue hanno rivelato che la concentrazione di acidi grassi n-3 con catena fosfolipidica lunga era più alta solo negli uomini che mangiavano pesce bollito o al forno mentre non veniva influenzata dal fatto che l'alimentazione comprendesse pesce fritto. Nel campione si sono verificate 247 morti dovute a ischemie cardiache (di cui 148 dovute ad aritmie) e 363 casi di infarto non mortale. Il confronto con la dieta seguita ha indicato che mangiare tonno e pesce bollito o al forno diminuiva significativamente il rischio di morte per ischemia cardiaca e per aritmie.
In particolare, mangiare pesce almeno tre volte la settimana, rispetto a mangiarlo meno di una volta al mese, diminuiva del 49% il rischio di morte per ischemia e del 58% quella per aritmia. Tuttavia, se il pesce era fritto era assente l'effetto protettivo e, inoltre, maggiori erano le quantità consumate, maggiore era il rischio che si verificassero cardiopatie fatali.

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28/12/2010 Silvia Maglioni


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