(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) hanno preso rapidamente peso, mentre i ratti privati del gene sono invece dimagriti. Con una dieta normale, al contrario, i topi di entrambi i gruppi non hanno mostrato differenze significative in termini di peso e quantità di grasso corporeo.
«Abbiamo osservato che i topi privi di Rap1 non erano fisicamente più attivi. Tuttavia, mangiavano meno e bruciavano più grasso corporeo rispetto ai topi con Rap1», spiega Makoto Fukuda, uno degli autori dello studio.
«Queste osservazioni sono state associate con una maggiore produzione da parte dell’ipotalamo di un ormone che riduce l’appetito, chiamato POMC, e con una produzione minore di ormoni che stimolano l’appetito, chiamati NPY e AgRP».
I topi privi di Rap1 sono risultati sensibili alla leptina, l'ormone della sazietà. Con il consumo di cibi ad alto contenuto di grassi, la sensibilità alla leptina viene meno e ciò induce a consumare ancora più cibo. Un fenomeno che non si è verificato nei topi privati dal gene Rap1.
Per inibire Rap1 i ricercatori si sono serviti di una sostanza denominata ESI-05: «Quando abbiamo somministrato ESI-05 ai topi obesi - spiega Fukuda - abbiamo ripristinato la loro sensibilità alla leptina a un livello simile a quello dei topi che hanno seguito una dieta normale. I topi mangiavano meno e hanno perso peso. In futuro, questo nuovo meccanismo che coinvolge Rap1 nel cervello può rappresentare un potenziale bersaglio terapeutico per il trattamento dell’obesità nell’uomo», conclude Fukuda.
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26/09/2016 Andrea Piccoli


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