(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) non sa che l’atrofia vaginale è legata alla carenza di estrogeni che si manifesta con l'avanzare dell’età e proprio per questo di solito, se non curata, si cronicizza con il passare del tempo. Al contrario di altri sintomi della menopausa, come le vampate di calore, l’atrofia vulvo-vaginale è una condizione che nella maggior parte dei casi tenderà a peggiorare con il trascorrere degli anni. Ben il 63% delle donne in post menopausa pensa che i disturbi “passeranno con l’età”, di conseguenza poche chiedono aiuto al medico per una terapia specifica”.
L’ AVV porta ad un’importante riduzione della lubrificazione vaginale. Inoltre può anche associarsi a lievi perdite ematiche, condurre ad infezioni e comportare dolore durante i rapporti sessuali. A causa dall’incremento dell’alcalinità vaginale (aumento del pH), spesso i sintomi dell’AVV vengono scambiati per infezioni. L’atrofia vulvo-vaginale, oltre ad intaccare la qualità di vita delle donne in post-menopausa, ha conseguenze molto forti anche sulla vita di coppia, sia da un punto di vista relazionale che rispetto all’intimità sessuale. Ben il 67% delle donne con atrofia vulvo-vaginale evita l’intimità con il proprio partner.
“I problemi legati alla AVV portano la donna ad evitare l’intimità. L’avversione ai rapporti a causa del dolore, la sensazione di rifiuto, i litigi e l’aggressività che ne derivano possono causare crisi di coppia gravi fino alla separazione - precisa Alessandra Graziottin -. Si può affermare che questo disturbo sia il “killer segreto” dell’intimità di coppia, infatti crea problemi anche all’uomo. La penetrazione è più difficile e, in alcuni casi può facilitare la comparsa di un vero e proprio deficit di erezione. Per molti uomini la secchezza è sgradevole e irritante perché si sentono rifiutati sessualmente, sebbene il problema sia prima di tutto fisico: senza estrogeni, manca la più potente spinta biologica alla lubrificazione”.
Le donne in post-menopausa sono ancora sessualmente attive: un sondaggio americano, condotto su 1.235 donne di età compresa tra i 60 e gli 89 anni, in cui la maggior parte delle intervistate con età <80 anni, sposate o impegnate in una relazione, ha dichiarato di aver avuto attività sessuale nei 6 mesi precedenti. Secondo un altro sondaggio su 874 donne in post-menopausa di età nella fascia 45-64 anni, il 64% ha dichiarato di avere un’attività sessuale.
Che l’atrofia vulvo-vaginale possa diventare facilmente un problema “di coppia” emerge anche da uno studio socio-antropologico delle conversazioni online, che ha visto l’analisi di 861 messaggi associati alla menopausa, che hanno raccontato 337 storie di vita. “La secchezza vaginale è un problema presente in quasi il 30% delle storie online analizzate - spiega Cristina Cenci, Founder del Center for Digital Health Humanities e Curatrice del Blog Digital Health, Nòva Il Sole 24Ore - “Dopo il calo del desiderio è uno dei problemi più sentiti della sessualità in menopausa. Nel 43% dei racconti, la secchezza interferisce nel rapporto sessuale”.
L’atrofia vulvo-vaginale in Italia è un disturbo ancora sotto diagnosticato: oltre alla reticenza delle donne nel discuterne con il proprio ginecologo, anche da parte del medico non esiste proattività in tal senso e raramente affrontano loro per primi il problema con le pazienti. “Più del 50% dei medici non chiede nemmeno se esista il problema e, quand’anche la donna ne parli, la risposta terapeutica è soddisfacente solo nel 14% dei casi. Bisogna parlarne con franchezza al medico curante”, aggiunge Graziottin.
Benché nella pratica quotidiana i medici effettuino diagnosi di atrofia vulvo-vaginale grazie al loro giudizio clinico e con l’ispezione visiva, oggi esiste uno strumento di misurazione più obiettivo: il Vaginal Health Index che, attraverso l’analisi di 5 parametri (elasticità vaginale, secrezioni vaginali, ph, mucosa epiteliale, umidità della vagina) consente di arrivare ad un punteggio finale che definisca la presenza e il livello di AVV.
Esistono delle terapie per alleviare i sintomi dell’atrofia vulvo-vaginale?
È attualmente disponibile il trattamento ormonale sostitutivo per via sistemica o la terapia estrogenica vaginale locale, da preferire quando quella sistemica non è necessaria per altre ragioni. A questi trattamenti si affiancano i lubrificanti non ormonali, sebbene oltre il 40% delle donne ne sperimenta un sollievo dai sintomi considerato insufficiente.
“Oggi la gamma di trattamenti da utilizzare è abbastanza composita anche per le donne che non possono usare gli estrogeni, nemmeno locali, basta pensare ad esempio a soluzioni terapeutiche alternative come l’acido ialuronico vaginale e il laser vaginale, o creme diverse che però non hanno l’impatto terapeutico degli ormoni - precisa Alessandra Graziottin -. A settembre sarà invece a disposizione in Italia un nuovo farmaco da assumere per bocca, l’ospemifene, il primo trattamento orale non estrogenico che ha il potenziale per diventare la prima alternativa agli estrogeni locali. È indicato e approvato anche per le donne che hanno avuto un tumore al seno ed hanno completato il ciclo di trattamento, e per tutte le donne che non amano le terapie locali”.
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10/06/2015 Andrea Sperelli

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