(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Toyoda, che ha diretto il gruppo di lavoro.
I ricercatori hanno analizzato i dati di uno studio clinico sul trattamento anti-ipertensivo dell’emorragia cerebrale acuta. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere una terapia intensiva per la riduzione della pressione a 110-139 mmHg o a 140-179 mmHg. I valori sono stati mantenuti per 24 ore.
In base alla velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR), i pazienti sono stati divisi in 3 categorie: funzione normale, lieve riduzione della funzione e ridotta funzione renale.
È così emerso che il tasso di morte o disabilità dopo l’ictus era quasi del 50% nei pazienti con funzionalità renale ridotta rispetto al 32% fatto segnare dai pazienti con funzionalità renale nella norma. Nei pazienti con ridotta funzionalità renale le probabilità di morire o di rimanere disabili erano più alte in caso di abbassamento intensivo della pressione sanguigna rispetto a un controllo standard.
Nei pazienti con funzionalità renale normale, invece, l'effetto dei due tipi di trattamento sugli esiti era simile. «Al momento, sarebbe bene prendere in considerazione la funzione renale quando si decide il range ottimale di pressione per ogni paziente», concludono gli autori.

Fonte: Neurology
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20/07/2021 Andrea Sperelli


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