(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Renale presso il Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Nefrologia all'Università di Milano -. All'inizio questo è stato osservato solo in pochi casi nei gruppi di controllo, finché non è stato fatto uno studio ad hoc".
Nello studio, i ricercatori hanno confrontato pazienti diabetici con malattia renale con pazienti non diabetici ma con malattia renale di uguale gravità. A due anni dall’inizio del trattamento, i medici hanno notato che oltre il 30% dei pazienti non mostrava raddoppio della creatinina - segno della progressione della malattia renale - né arrivava alla dialisi, né aveva eventi renali, né moriva per problemi renali o cardiovascolari.
"L'efficacia è risultata indipendente dai valori glicemici: il rallentamento dell'evoluzione della malattia renale è stato evidente in entrambi i gruppi, e in modo particolare nella popolazione non diabetica", aggiunge Sandro Mazzaferro, professore ordinario di Nefrologia presso Università Sapienza di Roma e Direttore della UOC di Nefrologia - Policlinico Umberto I di Roma.
Le due patologie sembrano quindi strettamente correlate: "Il malato renale è caratterizzato da complicanze di vario tipo e soprattutto da quelle cardiovascolari, che sembrano progredire in modo accelerato - continua Mazzaferro -. Fino ad oggi le terapie disponibili sono state poche e poco efficaci nella prevenzione di questi eventi".
08/10/2021 Andrea Sperelli


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