(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Lombardia, con l’aiuto delle ASL lombarde, è stato possibile determinare al 30 settembre 2012 le date e le cause di morte, la comparsa di malattie cardiovascolari e di diabete, i nuovi ricoveri ospedalieri dei pazienti, con un monitoraggio esteso fino a 17 anni dalla prima visita, per una media di 14 anni.
Il risultato è che tra i pazienti operati la mortalità era ridotta del 60% e in modo simile nei pazienti con e senza diabete rispetto ai pazienti non operati; anche la comparsa di malattie si riduceva del 60% e i ricoveri ospedalieri erano dimezzati.
Il secondo studio pubblicato su Surgery for Obesity and Related Diseases, organo ufficiale dell’American Society for Bariatric and Metabolic Surgery, ha coinvolto 174 pazienti, 87 operati di bendaggio gastrico, di cui 20 diabetici, e 87 di controllo, di cui 36 diabetici, non operati ma trattati con terapia medica, ed è il primo studio a lungo termine di follow-up controllato su valutazioni cliniche, profilo metabolico e progressione clinica delle complicanze del diabete e delle malattie cardiovascolari.
A distanza di 13 anni i pazienti operati mostravano ancora un peso inferiore a quello del momento dell’intervento, e rispetto ai casi di controllo presentavano minori valori di pressione arteriosa e mostravano più spesso un miglioramento del quadro glicemico (28% contro 10%); in particolare, il 55% dei pazienti diabetici operati mostrava scomparsa del diabete, contro nessun caso tra i controlli. Inoltre, i pazienti operati avevano meno spesso placche ateromasiche alle carotidi (10% contro il 50% dei controlli), e mostravano un miglioramento della funzionalità renale. Di estremo interesse, nessun nuovo caso di retinopatia diabetica negli operati, un solo caso nei controlli.
Si tratta degli studi a più lungo termine condotti fino ad oggi a livello mondiale. Gli effetti benefici della chirurgia bariatrica sono di gran lunga superiori ai rischi, e permangono per almeno 13 anni: non riguardano solo il diabete, ma anche la pressione arteriosa e varie manifestazioni della malattia aterosclerotica. In particolare, i pazienti obesi con diabete dovrebbero essere informati sui benefici di questo tipo di terapia, come suggerito anche dall’International Diabetes Federation, dall’American Diabetes Association, dall’European Association for the Study of Diabetes, e dagli Standard Italiani di Terapia del Diabete.
Anche uno studio pubblicato su Jama da un team del Group Health Research Institute di Seattle segnala i benefici della chirurgia bariatrica.
Oltre a eliminare i chili di troppo, la chirurgia bariatrica permette di tenere sotto controllo il diabete, allunga la prospettiva di vita e aumenta la qualità della vita stessa. Le tecniche utilizzate sono il bendaggio gastrico, che riduce il volume del tratto digerente per stimolare il senso di sazietà, e il by-pass digiuno-ileale, che produce una riduzione nella capacità di assorbimento da parte dell'intestino.
Lo studio ha analizzato i dati di oltre 2500 persone obese, comparandoli con quelli relativi ad altri 7mila soggetti sani. Dalle informazioni è emerso che gli obesi sottoposti a chirurgia bariatrica hanno il 50 per cento di possibilità in meno di morire per qualsiasi causa rispetto a chi invece non affronta l'intervento.
«La ricerca ha monitorato un gruppo di pazienti per un tempo abbastanza lungo che ci permette di affermare che esiste un forte legame tra chirurgia bariatrica e sopravvivenza a lungo termine», ha chiarito il prof. David Arterburn, uno degli autori.
Lo stesso gruppo di ricerca ha poi messo a confronto le due tecniche operatorie, rivelando la migliore efficacia del by-pass nei confronti del bendaggio.
I ricercatori hanno messo a confronto il bypass gastrico Roux-en-Y e il bendaggio gastrico, esaminando gli esiti su quasi 7.500 pazienti operati fra il 2005 e il 2009.
Sono stati raccolti dati sull'indice di massa corporea, sugli eventi avversi a 30 giorni, sui nuovi ricoveri e i nuovi interventi.
La perdita di peso media in relazione all'indice di massa corporea è stata pari a 8 per i pazienti con bendaggio gastrico e 14,8 per quelli sottoposti a bypass gastrico. Questi ultimi hanno però mostrato un tasso di complicazioni a 30 giorni del 3 per cento, contro appena l'1,1 per cento dell'altro gruppo. Il bendaggio ha continuato ad essere più sicuro anche nel corso del follow up.
Commentando la ricerca, Justin Dimick e Jonathan Finks dell’Università di Ann Arbor, in Michigan, spiegano: “questo studio conferma ciò che sappiamo della sicurezza perioperatoria; che il bypass presenta un rischio superiore al bendaggio laparoscopico. Tuttavia entrambe le procedure presentano tassi di eventi perioperatori straordinariamente bassi, specialmente se confrontati con altri interventi addominali di complessità simile”.
Un'altra ricerca sottolinea i risultati migliori fatti segnare dal bypass rispetto al bendaggio, non solo per il contrasto dell'obesità, ma anche per il controllo del diabete di tipo 2, l'ipertensione e i livelli di colesterolo.
A giungere a queste conclusioni è uno studio pubblicato su Jama da un team di ricercatori dello UT Southwestern Medical Center che hanno analizzato i dati di 30 analisi a lungo termine che hanno avuto come oggetto i due trattamenti.
La meta-analisi ha evidenziato una perdita di peso significativa nel 66 per cento dei soggetti che si sono sottoposti a bypass, mentre fra chi aveva scelto il bendaggio la percentuale scende al 45. Inoltre si sono registrate differenze notevoli a vantaggio della prima opzione per quanto riguarda il controllo del diabete di tipo 2. In più di due terzi dei pazienti sottoposti a bypass gastrico e affetti da diabete di tipo 2, è stata registrata la remissione della malattia, contro meno di un terzo di quelli sottoposti a bendaggio.
Il bypass ha inoltre abbassato l'ipertensione in misura maggiore rispetto al bendaggio. Il 48 per cento dei pazienti con ipertensione è giunta a remissione del disturbo dopo due anni dall'intervento di bypass rispetto al 17 per cento di quelli sottoposti a bendaggio.
Una delle autrici della ricerca, Nancy Puzziferri, commenta: “sappiamo ora che questa soluzione garantisce risultati migliori anche nel lungo periodo e cioè a distanza di 5 anni dall'intervento".
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04/03/2016 Andrea Sperelli


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