(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) calde. Il rischio è molto più alto all’atto dell’immissione dell’amalgama e soprattutto nelle fasi di sua rimozione o della sua lavorazione (per es.per monconi protesici).

Quali sono i sintomi da intossicazione da Hg?
I sintomi possono essere i più vari e banali che sottendono comunque una sofferenza organica; i più frequenti sono comunque: cefalea, irritabilità e depressione, dermatiti ad eziologia sconosciuta, stanchezza cronica, psicoastenia, deficit della memoria, tremori.

Che succede? Quali patologie possono derivare?
Il meccanismo d’azione dei metalli pesanti e mercurio in particolare è estremamente subdolo e di conseguenza più pericoloso perché difficilmente indagabile. L’assorbimento è prevalentemente polmonare con passaggio immediato ad organi importanti quali rene, fegato e soprattutto cervello e sistema nervoso. Infatti il mercurio ha un tropismo d’elezione per i tessuti del sistema nervoso per cui le patologie derivate sono soprattutto a carico di questo sistema. Già i sintomi elencati (cefalea, stanchezza cronica, irritabilità e depressione, dermatiti etc.) rappresentano di per sé sindromi che hanno dignità di malattie autonome. L’intossicazione da metalli pesanti e Hg è base di compromissione metabolica per cui c’è predisposizione ad altre malattie cronico-degenerative ed autoimmuni.

Come è stato evidenziato questo pericolo?
L’evidenza è derivata dalle indagini cliniche e dalla correlazione di esse con la ricchissima bibliografia scientifica esistente, che dimostra la potenziale pericolosità dei metalli pesanti e specialmente del mercurio di cui, secondo i stati ufficiali dell’OMS (1991) le otturazioni in amalgama sono la fonte maggiore di esposizione per l’essere umano.

Perché solo adesso scatta l’allarme?
Già subito dopo la messa in commercio dell’amalgama (1840) chi la usava fu inizialmente additato e sospeso dall’albo per l’utilizzo di sostanze tossiche. Interessi economici e facilità d’uso hanno poi prevalso sugli aspetti tossicologici; in un altalenante processo di condanna ed esaltazione della amalgama si è arrivati ai giorni nostri, periodo in cui si concretizzano finalmente le condizioni affinché si abbandoni l’uso di questa sostanza in quanto l’accresciuto processo di consapevolezza e acculturazione ed in particolare le esigenze estetiche portano a richiedere materiali biocompatibili ed esteticamente accettabili.

Che fare?
È necessario diffondere ulteriormente l’informazione da cui deriverà un più consapevole approccio alla propria ed altrui salute. Ne deriva un’attenzione soprattutto da parte dei professionisti ed operatori che saranno del resto sempre più sollecitati da utenti, pazienti e loro associazioni all’uso di sostanze che non alterino gli equilibri biologici dell’organismo. In particolare si porrà il problema non tanto dell’uso dell’amalgama (ormai obsoleto) ma della sua rimozione che sarà in futuro, il più grosso problema in questo settore della medicina: ne deriva la necessità di un protocollo di rimozione, tutelante i pazienti e gli operatori.

Qual è la filosofia del Congresso e di AIOB?
AIOB si propone quindi per prima nella proposizione di un maggior rispetto biologico dell’approccio odontoiatrico, legato comunque ad una visione della Medicina più attenta al problema dei metalli pesanti. Obiettivo di AIOB è dunque quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, le autorità, le industrie, i professionisti ed i pazienti sui rischi potenziali di metodi e materiali odontoiatrici. Il Congresso, in particolare, vuole aprire una finestra sull’odontoiatria metal-free vera alternativa all’uso dei metalli pesanti endorali di cui si esploreranno, nelle varie sessioni congressuali, gli effetti biologici, i rischi, le correlazioni eziopatogenetiche con sindromi e malattie e quindi la tossicologia ed immunocompatibilità di tali materiali. Ne deriva comunque un messaggio di speranza e di nuovi grandi orizzonti nella ricerca, rivolta alla salute dell’Uomo.

Secondo Giovanni Dolci, Co-Presidente del 1° Congresso Internazionale di Odontoiatria Biologica, Direttore del Dipartimento di Odontoiatria dell’Università di Roma “La Sapienza”, Presidente del Collegio Nazionale dei Docenti, durante gli ultimi anni è andato sempre più aumentando, da parte dei ricercatori, l'interesse sui possibili effetti dannosi dei metalli utilizzati in campo odontoiatrico. E' stato, infatti, dimostrato che il mercurio componente principale dell'amalgama assieme ad altri metalli di uso odontoiatrico come l'oro e l'argento, legandosi alle proteine funzionano da apteni inducendo una risposta allergica e autoimmune. E' chiaro che tali reazioni immunologiche dipendono soprattutto dall'aplotipo genetico, cioè il soggetto deve essere geneticamente suscettibile. Ciò significa che solo in una piccola percentuale di casi i metalli possono essere responsabili di una risposta allergica e in qualche paziente determinare la sindrome della fatica cronica.
Nel sangue di questi pazienti, in effetti, sono stati riscontrati dei linfociti metallo specifici. E' indubbio che nella odontoiatria moderna si suole utilizzare sempre più frequentemente in conservativa i compositi per posteriori e in protesi le ceramiche integrali per faccette, intarsi e corone. Materiali questi che hanno il privilegio di avere minore tossicità e maggiore effetto estetico.
E' da tener presente anche il rischio di assorbimento maggiore di mercurio e di altri metalli, quando l'odontoiatra si appresta ad eliminare le otturazioni in amalgama senza le dovute precauzioni, cioè l'uso di diga e di sistemi di aspirazione idonei.

Secondo Boyd E. Haley, Co-Presidente del 1° Congresso Internazionale di Odontoiatria Biologica, Direttore Dipartimento di Chimica e Collegio di Farmacia, Università del Kentucky, il mercurio ha una relazione con malattie neurologiche come l’autismo e la malattia di Alzheimer. Saranno presentati dei dati che sostengono l’ipotesi che un sottogruppo della popolazione sia suscettibile alle esposizioni ai vapori del mercurio degli amalgami e attraverso il thiomersal dei vaccini.
Viene suggerito un nuovo paradigma per la valutazione di pazienti che possono essere sensibili a esposizioni di bassi livelli di mercurio.
Si è visto che i capelli dei bambini autistici alla nascita e le unghie di soggetti con la malattia di Alzheimer contengono significativamente meno mercurio dei controlli della stessa età mentre il contenuto di mercurio nel corpo è risultato essere più alto. Non è quindi necessariamente il livello di esposizione che causa le malattie ma piuttosto l’inabilita’, l’incapacità dei pazienti di eliminare il mercurio in modo efficace.
Se il mercurio è trattenuto nelle cellule del corpo ciò diminuisce il livello di mercurio nel sangue e le capacità di eliminare lo stesso attraverso le feci, l’urina, le unghie ed i capelli. E’ proprio il mercurio trattenuto che causa i problemi neurologici.
Una diminuzione del mercurio nel sangue e nelle urine dopo l’esposizione non indica in se stessa una mancanza di effetti tossici e può infatti indicare il contrario. Questo sembra proprio essere il caso dei bambini autistici.

Per Enrico Gherlone, Comitato Scientifico Congressuale Direttore del Servizio di Odontoiatria dell’Istituto Scientifico Universitario “San Raffaele” di Milano, la nuova frontiera per non aver più rischi in bocca sono i materiali “metal free”.
Denti che tornano sani. E liberi dai metalli. Grazie a nuovi tipi di restauri, che si stanno diffondendo nel campo delle protesi dentarie. Questi nuovi prodotti riducono i problemi di allergie e soprattutto di tossicità che, non di rado, affliggono i pazienti che si sottopongono a questo tipo di interventi dove vengono usati materiali non “metal-free”. “I materiali utilizzati finora nelle protesi – spiega il professor Enrico Gherlone, Direttore del Servizio di Odontoiatria dell’Istituto Scientifico Universitario “San Raffaele” di Milano, moderatore e relatore ad Abano Terme al 1° Congresso Internazionale di Odontoiatria Biologica – erano costituiti quasi esclusivamente da leghe preziose o vili di vari tipi di metalli, che avevano il vantaggio di dare alla struttura una ottima resistenza e, al tempo stesso, una chiusura quasi totale rispetto all’infiltrazione dei batteri. Una grossa parte della popolazione è sensibile a questi metalli, perciò da tempo è stata avviata la ricerca di materiali biocompatibili in grado di ridurre queste problematiche”. Un problema di non poco conto, considerato, per esempio, il dibattito in corso da tempo nella comunità scientifica internazionale sulla pericolosità o meno dei vapori di mercurio rilasciati durante la posa o l’asportazione della amalgama, materiale anche questo composto da più metalli.
“Al di là dell’accertamento scientifico della pericolosità o meno di questi preparati – aggiunge Gherlone – le corone “metal-free” hanno comunque un privilegio di tipo biologico rispetto a quelle utilizzate finora. Un’altra innovazione disponibile sono le cosiddette “corone elettrodepositate”, ottenute cioè per deposizione galvanica d’oro. Entrambe queste soluzioni risultano ancora piuttosto costose ma l’impiego delle cosiddette metodiche cad cam, che informatizzano il processo produttivo sostituendo il lavoro umano, potrebbero ridurre sensibilmente i costi negli anni a venire”. “Il futuro della protesi dentaria- conclude Gherlone – sembra essere quindi l’utilizzo dei nuovi ritrovati “metal-free” in una percentuale più alta dell’attuale, considerando oltre ai vantaggi biologici anche quelli estetici, mentre pare per ora difficile pensare di rimpiazzare sistematicamente le applicazioni già in uso”.
Magnus Nylander, Comitato Scientifico Congressuale, Professore di Medicina della Comunità e Tossicologia Molecolare, Carolinska Institute di Stoccolma sostiene che i pericoli del mercurio sono anche nelle otturazioni, che hanno effetti sul feto e immunologici.
Il mercurio è rilasciato in quantità consistenti dalle otturazioni in amalgama. A volte il mercurio è inalato come vapore primitivo e assorbito nei polmoni. Probabilmente c'è anche un'assimilazione di mercurio dalle otturazioni, nel tratto gastrointestinale. La somma di mercurio che è assorbita non è ben conosciuta. I dati più attendibili del totale sollevamento del mercurio dalle otturazioni in amalgama sono ottenuti usando dati sulle concentrazioni urinarie di mercurio. Differenti esempi per calcolare il sollevamento indicano un assorbimento giornaliero in media di circa 10 mg di mercurio in un gruppo con una media un po' più di 30 superfici di amalgama (ca 8-10 otturazioni).
Dovrebbe essere messo in rilievo che la variazione individuale nel rilascio e sollevamento di mercurio dalle otturazioni è molto larga. C'è una insufficienza di calcoli sulla massima esposizione alle otturazioni in mercurio, ma dati disponibili sull'esenzione di mercurio nell'urina e nelle feci indicano che ci sono individui che hanno un sollevamento che è nella dimensione di 100 mg/giorno. Il fatto di tali alte esposizioni potrebbe essere messo in relazione con il bruxismo (digrignamento dei denti) o l'abituale masticamento della gomma.
Quantità significative di mercurio dalle otturazioni in amalgama sono trattenute nei differenti tessuti, per esempio, tessuto cerebrale, ghiandola pituitaria e tessuto renale. Una quantità normale di otturazioni in amalgama, per esempio, da 25 a 30 superfici dentarie risanate con amalgami (ca 10 denti) aumenta la concentrazione di mercurio nel cervello da una media di circa 10 mg/kg. Il loro corrispondente contributo alla concentrazione renale è circa da 600 a 700 mg mercurio/kg. Non sono ben conosciuti particolari sulla distribuzione ai differenti possibili obiettivi di tessuti o strutture. In aggiunta alle continue emissioni di mercurio dalle otturazioni in amalgama, il trattamento dentale coinvolgendo il digrignamento di vecchie otturazioni in amalgama risulta in una aumentata esposizione e sollevamento. I dati disponibili sono insufficienti per qualsiasi dettagliata stima della grandezza di tale sollevamento, ma dovrebbe essere esteso fino alla disposizione di un migliaio di microgrammi.

Effetti sul feto
I dati disponibili, indicano che il mercurio dalle otturazioni in amalgama è trasportato sul feto. I dati animali mostrano un effetto per l'esposizione al vapore di mercurio sullo sviluppo anatomico e funzionale del sistema nervoso. E' difficile estrapolare i livelli di esposizione, ma l'esposizione molto alta che potrebbe risultare dal trattamento dentale implica che l'esteso digrignamento di otturazioni di amalgama deve essere considerato un rischio potenziale al feto e dovrebbe essere evitata. I dati danno anche origine a un interesse per un potenziale rischio di un effetto sullo sviluppo funzionale di organi come un risultato del mercurio che è continuamente trasportato dalla madre al feto durante la gravidanza e l'allattamento al seno.

Effetti immunologici del mercurio Negli studi animali è stato dimostrato che il mercurio (HgC12) dato in dosi non diversamente tossiche può avere effetto sull’immuno sistema. Essendo certi della specie e del sovraffaticamento esaminati, sono osservati sia l'autoimmunità che la immunosoppressione. La predisposizione all'autoimmunità è generalmente controllata; quattro geni localizzati dentro e fuori il maggior complesso di istocompatibilità sono coinvolti. Un numero di casi di autoimmuno glomerulonefriti in individuali esposizioni da mercurio suggeriscono anche una associazione tra questa esposizione e l'autoimmunità negli umani (Druet, 1991).
WHO (1991) concluse che come conseguenza di una eziologia immunologica potrebbe esserci una frazione della popolazione che è particolarmente sensibile agli effetti del mercurio e che è al momento non scientificamente possibile determinare un livello di esposizione oltre il quale i sintomi del rilascio del mercurio non capiteranno che in casi individuali.





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