(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) del tumore.
Gli studi sulla chemio neoadiuvante sono però contrastanti: «quando una cura è controversa, gli studi di popolazione possono essere utili per valutarne l’efficacia». Insieme ai suoi colleghi, il dott. Booth ha organizzato uno studio di coorte per verificare l'efficacia dei due tipi di chemioterapia in caso di carcinoma della vescica.
I ricercatori hanno consultato l'Ontario Cancer Registry identificando i pazienti affetti dalla patologia e trattati con cistectomia fra il 1994 e il 2008. I dati ricavati sono stati poi incrociati con quelli relativi all'utilizzo della chemio adiuvante e neoadiuvante nello stesso periodo.
I 2.044 partecipanti allo studio sono stati tutti sottoposti a cistectomia per un cancro vescicale muscolo-invasivo. La chemioterapia neoadiuvante è stata utilizzata nel 4 per cento dei casi, mentre quella adiuvante è passata dal 16 al 22 per cento dei casi nel corso degli anni. Per quanto riguarda la sopravvivenza, quella a cinque anni e quella cancro-specifica si sono attestate al 29 e al 33 per cento rispettivamente. I risultati migliori li hanno fatti registrare i pazienti sottoposti a chemioterapia adiuvante.
«Il nostro studio dimostra lo scarso utilizzo globale della chemioterapia perioperatoria, specie quella neoadiuvante, nel cancro vescicale nonostante i suoi potenziali benefici. E ciò rende necessario comprendere meglio i possibili ostacoli alla diffusione di questa terapia», conclude Booth.
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28/04/2014 Andrea Sperelli


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