(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Prac dell'Ema. La conclusione è che non è stato possibile rilevare fattori di rischio specifici che rendono più probabile sviluppare la rara condizione", spiega la nota dell’Ema.
"Sebbene segnalazioni spontanee, se messe in relazione all'esposizione, abbiano suggerito che il rischio può essere maggiore nelle donne e negli adulti più giovani, e minore dopo la seconda dose rispetto alla prima, i limiti del modo in cui i dati vengono raccolti - precisa l'Ema - implicano che nessuna di queste differenze potrebbe essere confermata".
"Resta la raccomandazione di continuare a somministrare una seconda dose di Vaxzevria tra le 4 e le 12 settimane dopo la prima, in linea con le informazioni di prodotto", aggiunge l'Ema. "Non ci sono prove che il ritardo della seconda dose abbia alcuna influenza sul rischio di Tts", aggiunge l'Ema.
L’Ema non si è pronunciata sulla possibilità della vaccinazione eterologa, attiva in Italia per tutti gli under 60 che avevano ricevuto la prima dose di AstraZeneca.
17/09/2021 Andrea Sperelli


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