(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) le fasi in cui gli effetti della carenza possono essere più gravi poiché gli ormoni tiroidei sono indispensabili per un adeguato sviluppo del sistema nervoso centrale che inizia durante la vita fetale e continua fino ai primi anni di vita, ma anche nel mantenimento dell’equilibrio metabolico dell’organismo adulto; senza un adeguato apporto di iodio, il nostro metabolismo diventerebbe pigro, causando un gran numero di patologie gravi.
Gli esperti dell’Osservatorio Grana Padano hanno esaminato 1.200 interviste tra le 5.000 realizzate nel 2015 in tutta Italia dai dietisti dell’Osservatorio, utilizzando il software online gratuito messo a disposizione sul portale Educazione Nutrizionale Grana Padano a medici, pediatri, dietisti e operatori sanitari.
I dati raccolti dalle anamnesi alimentari di persone di età compresa fra i 13 e 40 anni dimostrano che la quantità media assunta normalmente con la dieta dalla popolazione è insufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero di iodio. Secondo i LARN (Livelli di Assunzione Raccomandata di Nutrienti della SINU) il fabbisogno giornaliero di iodio degli adolescenti (11-17 anni) è di 130 microgrammi, per gli adulti 150 microgrammi. Per le donne in gravidanza e allattamento tale quantità aumenta sensibilmente, raggiungendo i 200 microgrammi al giorno, la stessa quantità è consigliata nella pre-gravidanza per garantire le necessità del feto.
L’analisi dell’Osservatorio ha valutato le abitudini alimentari di adolescenti e adulti, concentrandosi prevalentemente sulle donne in età fertile (visto il maggiore fabbisogno di iodio). Dall’analisi è emerso che mediamente gli intervistati raggiungono solo 60 microgrammi di iodio giornaliero con gli alimenti, pari a meno della metà della dose consigliata e che solo il 5% degli intervistati raggiunge il fabbisogno quotidiano.
L’intake medio giornaliero degli intervistati è di 64 microgrammi (61 per le femmine e 68,2 per i maschi); nella fascia dei giovani 13-18 anni, l’intake è di 61,6 microgrammi e negli adulti è pari a 64,5. Le femmine hanno carenze più consistenti, soprattutto nella fascia dei giovani, assumendo solo 55,8 microgrammi contro 70,6 dei maschi. La carenza è determinata da uno scarso consumo di alimenti ricchi di iodio e anche dall’inosservanza delle regole dell’equilibrata alimentazione, in particolare per la frequenza con cui si dovrebbero consumare gli alimenti.
Il contenuto di iodio è estremamente variabile; gli alimenti più ricchi di iodio sono i crostacei e i pesci di mare, i mitili e gli alimenti provenienti dal mare in generale. Anche le uova, lo yogurt, alcuni formaggi e la carne ne contengono quantità significative, i vegetali invece sono poveri di questo minerale la cui quantità dipende dalle quantità contenute nel terreno. Anche negli alimenti di origine animale la presenza di iodio dipende da cosa hanno mangiato gli animali, per questa ragione il contenuto può essere molto variabile, tranne che negli alimenti DOP la cui costanza nutrizionale è garantita dal disciplinare di produzione.
Gli alimenti che maggiormente contengono iodio sono poco consumati dagli intervistati nonostante il pescato sia la prima fonte del minerale, la seconda è rappresentata da latte e latticini, con in media un contributo di 20 microgrammi giornalieri. Garantirsi un corretto fabbisogno di iodio è fondamentale per proteggere la salute della tiroide. La strategia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a livello mondiale, scelta anche dal nostro paese, per l’eradicazione dei disturbi da carenza iodica, è quella di utilizzare come veicolo il sale alimentare arricchito di iodio.
La Prof.ssa Michela Barichella Responsabile dell’UO di Dietetica e Nutrizione Clinica ASST Gaetano Pini - Cto di Milano e membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, ha dichiarato:
“L’emanazione nel marzo del 2005 della Legge n. 55, finalizzata alla prevenzione del gozzo endemico e di altre patologie da carenza iodica, si basa soprattutto sull’obbligo da parte dei rivenditori di proporre e vendere solo sale iodato, tranne nel caso sia il consumatore a scegliere il sale senza integrazione di iodio. Sono passati più di 10 anni e quasi tutti i negozi di alimentari si sono adeguati. Tanto è stato fatto anche dall’Istituto Superiore di Sanità, che svolge tuttora una campagna di sensibilizzazione verso la classe medico sanitaria; ma nonostante gli sforzi, i casi clinici non sono diminuiti significativamente e in modo non omogeneo nelle varie regioni italiane. L’indagine dell’Osservatorio mette in evidenza che l’intake nell’alimentazione abituale è ancora insufficiente”.
“Avere a disposizione il sale iodato – ha spiegato ancora Barichella - non è però certezza di utilizzo e spesso non è il sale scelto dai consumatori, non dobbiamo poi dimenticare che è comunque necessario, al tempo stesso, ridurre il consumo abituale di sale (cloruro di sodio) per prevenire tante importanti malattie a carico del sistema cardiovascolare e gastroenterico. Se si seguissero le linee guida che medici e dietisti danno ai loro pazienti (non consumare più di 5 g a testa di sale iodato il giorno) si risolverebbe sia il problema dell’eccesso di sodio, sia dell’introito di iodio. Pare però che siano in pochi a seguire questo consiglio. La carenza di iodio e l’eccesso di sodio si può risolvere solo promuovendo la corretta ed equilibrata alimentazione che prevede sia un basso consumo di sale, sia il consumo di alimenti ricchi di iodio, che tra le altre cose sono molto buoni”.
Per prevenire le patologie legate all’accrescimento e a un cattivo funzionamento della tiroide, gli esperti dell’Osservatorio Grana Padano raccomandano d’introdurre nella dieta gli alimenti che più ne contengono.

10 PRATICI CONSIGLI

- Il sale iodato, inserito nella variata ed equilibrata alimentazione al posto del sale comune utilizzandone 5 grammi al giorno (massimo consentito per un adulto) apporta di 160 microgrammi di iodio.
- Lo yogurt di latte intero apporta circa 78µg di iodio, consigliato 1 vasetto al giorno.
- Pesce di mare 1 porzione (sgombero, cefalo, baccalà, merluzzo) apporta circa 150 microgrammi di iodio, consigliate 3 porzioni a settimana.
- Crostacei. (gamberi, mazzancolle, astici, aragosta, granchi, ecc.) 1 porzione inserita nella dieta 1 volta a settimana può sostituire un secondo di carne perché è un’ottima fonte di proteine e apporta circa 120 microgrammi di iodio.
- Condimenti. Condire la pasta o il riso con vongole, cozze, bottarga di muggine o tonno, anche solo 20 grammi di questi alimenti apportano circa 30 microgrammi di iodio.
- Mitili. Consumare saltuariamente vongole o cozze cotte a piacere, 100 grammi di parte edibile apportano 140 microgrammi di iodio, non esagerare perché contengono parecchio colesterolo.
- Un uovo di gallina contiene circa 35 microgrammi di iodio, consumare 2-3 uova a settimana come prevede l’equilibrata alimentazione, non di più perché ricche di colesterolo.
- Formaggio. La dieta equilibrata prevede quest’alimento 2-3 volte a settimana come secondo, 100 grammi di formaggio come: Taleggio, Fontina, mediamente contengono 45 microgrammi di iodio, mentre quelli stagionati (Provolone, Pecorino Romano o Grana Padano) circa 38 microgrammi. Quest’ultimo è pratico e si può consumare grattugiato ogni giorno per insaporire i primi e passati di verdura, 3 cucchiai da cucina apportano circa il 10% del fabbisogno quotidiano di iodio di un adulto.
- Carne. La corretta alimentazione prevede di consumare 2-3 porzioni di carne come secondo alla settimana, per avere un maggiore apporto di iodio preferire quella di vitellone e anche il fegato.
- Frutta secca a guscio. Senza mai dimenticare di consumare 5 porzioni quotidiane di frutta e verdura, per incrementare lo iodio è preferibile consumare anche anacardi, noci, pistacchi senza esagerare perché apportano molte calorie anche se provenienti da grassi insaturi benefici per la salute.
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27/09/2016 Andrea Sperelli


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