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La nuova cura è destinata proprio a questi pazienti per i quali sembra non ci siano soluzioni al proprio stato mentale. A sostenerlo è Emmanuel Cuny, neurochirurgo alla CHU di Bordeaux.
La stimolazione cerebrale profonda è stata già adottata con successo in gravi malattie come il morbo di Parkinson. In questo caso essa è diretta ad agire su un'area del cervello coinvolta nell'insorgere del disturbo ossessivo compulsivo, per il quale troppo a lungo, secondo i ricercatori francesi, ci si è limitati ad un approccio solo psichiatrico.
L'elettrodo, impiantato in un'area precisa della corteccia cerebrale emette onde ad alta frequenza. La cura è in grado, in un periodo di 18 mesi, di riportare il paziente quasi completamente alla normalità, senza bisogno di altre cure di tipo farmacologico. Il disturbo, che prima colpiva per otto ore al giorno, dopo la nuova cura compare per periodi che vanno da 1/4 d'ora a un'ora.
La depressione e l'ansia di cui soffriva il paziente prima dell'intervento sono semplicemente scomparse. Essendo la tecnica reversibile, è possibile interrompere la stimolazione se il paziente la tollera male.
Anche se i ricercatori non nascondono l'entusiasmo per i risultati ottenuti, questi devono tuttavia essere confermati con studi condotti su un più grande numero di pazienti, mentre Pierre Jedynak, neurologo all'ospedale Pitié-Salpétrière di Parigi, avverte del fatto che non esiste una base scientifica sufficiente per praticare un gesto terapeutico del tutto sperimentale di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine. Il disturbo ossessivo compulsivo è, secondo Jedynak, una patologia molto eterogenea, ancora male definita e il posizionamento dell'elettrodo adottata non risponde a nessun nota indicazione terapeutica.
Nel 2022 uno studio ha però mostrato i lati negativi: Efficacy of deep brain stimulation for treatment-resistant obsessive-compulsive disorder: systematic review and meta-analysis https://jnnp.bmj.com/content/93/11/1166
Sebbene vari studi abbiano suggerito che la deep brain stimulation (o DBS) possa rivelarsi efficace nei casi più “difficili” di DOC, non sempre è stato quantificato il bilancio tra fattori positivi e problemi legati a questa tecnica.
Per cercare di fornire una risposta definitiva sono intervenuti gli psichiatri e i neurochirurghi del Baylor College of Medicine di Houston, in Texas, che hanno eseguito una metanalisi (cioè hanno esaminato e confrontato i dati di tutti i principali studi usciti sull’argomento negli ultimi anni), pubblicando poi le loro conclusioni sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry.
In particolare, i ricercatori hanno preso in esame 34 studi condotti dal 2005 al 2021, che hanno coinvolto 345 malati dell’età media di 40 anni, una parte dei quali con sintomi non trattabili che persistevano da almeno 5 anni; altri pazienti, invece, avevano sintomi gravi da 10 anni (con almeno 2 anni di tentativi farmacologici falliti). Ansia e depressione, o disturbi della personalità, erano molto spesso presenti, e talvolta in forme gravi. Tutti i 345 pazienti considerati erano stati curati con l’impianto di elettrodi nel cervello, e poi seguiti per almeno 2 anni.
Il risultato, scrivono gli psichiatri di Houston, è stato che due terzi dei pazienti hanno avuto benefici misurabili, con una forte riduzione dei sintomi nel 47% dei casi. Un secondo parametro analizzato è stato l’incidenza della depressione, diminuita in un malato su due, e attenuata almeno parzialmente nel 16% dei casi.
Si sono verificati, però, anche effetti collaterali quali infezioni, convulsioni, ictus o sviluppo di nuove ossessioni (in meno dell’1% delle persone trattate): quasi otto pazienti su dieci hanno sperimentato almeno un problema di una certa gravità, fatto che comunque non stupisce, visto che la stimolazione cerebrale profonda è una cura invasiva, e che i meccanismi all’origine del disturbo ossessivo-compulsivo non sono del tutto conosciuti.
La stimolazione cerebrale prevede, come dicevamo, l’inserimento nel cervello di elettrodi molto sottili, che scendono fino alle aree ritenute responsabili del DOC. L’intervento avviene in anestesia locale, con la collaborazione del paziente, che deve eseguire alcune piccole manovre, come aprire e chiudere una mano, su indicazione del chirurgo (tutto questo è necessario per controllare in diretta che non subentrino danni a causa della manovra neurochirurgica).
Gli elettrodi vengono poi collegati a una piccola apparecchiatura esterna (una sorta di pacemaker), sistemata sotto la pelle vicino alla clavicola o nella regione addominale, che genera deboli cariche elettriche ed è regolabile. Queste debolissime cariche vanno a interferire con le aree cerebrali coinvolte nel DOC, mitigando in molti casi i suoi effetti
Inoltre il recente studio su Nature
(Reuters Health) Consentire di identificare biomarker neurali per lo sviluppo di stimolazione cerebrale profonda (DBS) personalizzata per trattare il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) e altre disturbi psichiatrici: è questo l’obiettivo che ha portato un team di ricercatori a usare impianti di DBS per registrare l’attività neurale durante le fluttuazioni quotidiane dei sintomi nelle persone con Disturbo Ossessivo Compulsivo, insieme a telecamere, per documentare il comportamento. Lo studio è stato pubblicato su Nature Medicine da un gruppo guidato da David Borton, della Brown University di Providence (USA).
I pazienti in studio avevano un DOC grave ed erano idonei al trattamento con DBS. Un neurochirurgo ha impiantato un dispositivo DBS sperimentale in grado di produrre stimolazioni e di ricodificare i potenziali di campo locali (LFP). Insieme ai dati elettrici, il team ha raccolto anche biomarker comportamentali attraverso video e smartwatch, che fornivano informazioni su frequenza cardiaca e livelli di attività. Le misure comportamentali sono state quindi sincronizzate nel tempo con i dati del cervello, in modo che i ricercatori hanno potuto verificare una correlazione.
Grazie all’applicazione di tecniche di apprendimento automatico con visione computerizzata, i ricercatori hanno scoperto che i comportamenti potrebbero essere associati a cambiamenti elettrici nel cervello. In particolare hanno notato una correlazione tra le frequenze 0-4 Hz, la banda delta e l’intensità dei sintomi del DOC.
“Le malattie neuropsichiatriche non sono statiche, ma i sintomi aumentano e diminuiscono e in alcuni casi sono esacerbati da fattori ambientali, sociali o interiori, come nel DOC”, spiega David Borton, secondo il quale, “l’attuale terapia con DBS è efficace, ma non si adatta automaticamente alle esigenze momento per momento dei pazienti”.
“In questo studio abbiamo raccolto registrazioni dallo stesso dispositivo che eroga la terapia DBS, da cinque partecipanti per oltre mille ore durante le attività quotidiane”, precisa Borton. “In questi dati abbiamo trovato prove di marker obiettivi che potrebbero essere usati per aggiornare le impostazioni di stimolazione momento per momento, a seconda delle esigenze delle persone con DOC”.
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02/09/2026 Raffaella Vellani
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