(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) con colesterolo alto, con casi di infarto e ictus in famiglia e che magari mostra ad un esame doppler qualche placca sulla parete arteriosa, la prescrizione dell’acido acetilsalicilico in prevenzione appare fondamentale, anche se magari ha superato i 60 anni. Ovviamente invece se sono presenti rischi accentuati di emorragie, magari per la presenza di un’ulcera o magari di emorroidi che possono sanguinare, si può anche soprassedere”.
Secondo l’esperto italiano, insomma, l’età non può essere un fattore dirimente per decidere dell’eventuale impiego dell’aspirinetta. In generale, è comunque meglio evitare la somministrazione oltre i 70 anni, anche se il dato anagrafico può non coincidere con la situazione biologica.
“Ci sono settantenni in perfetta forma che possono presentare tre o quattro fattori di rischio cardiovascolare, e anche in questa popolazione i vantaggi del trattamento possono essere superiori ai possibili eventi avversi: per questo da noi si punta sulla necessità di “personalizzare” le prescrizioni con un corretto rapporto medico-paziente – continua Volpe - c’è solo una certezza che va tenuta presente: nei diabetici l’acido acetilsalicico è raccomandato dalle linee guida della Società Europea di Cardiologia”.
La linea cambia quindi a seconda di dove ci si trova. Negli Stati Uniti, ad esempio, si utilizza un dosaggio quotidiano di 160 milligrammi, mentre i medici italiani ne prescrivono in media 80-100.
“Sul fronte del beneficio, va detto, ci sono comunque dati di grande interesse anche in prevenzione primaria: pochi giorni fa su Lancet è apparso uno studio che, grazie alla metanalisi di tre grandi ricerche cliniche (Tips-2. Hope3 e Polyiran), dimostra che la riduzione del rischio di morte cardiovascolare in chi assume acido acetilsalicilico a basse dosi insieme a statine e antipertensivo in una “polipillola” risulta inferiore del 47% rispetto a chi prende solamente i due farmaci senza Aspirina", continua Volpe. "Per infarti e ictus la riduzione del rischio è stata molto significativa. Per questo parlo di necessità di “personalizzare le cure. Senza dimenticare - conclude Volpe - che la stessa Task Force quattro anni aveva consigliato l’impiego dell’Aspirina in prevenzione primaria sopra i 50 anni e oggi propone un atteggiamento opposto. Ciò che conta è adattare la prevenzione “su misura” al paziente, utilizzando le diverse armi che abbiamo per ridurre il rischio cardiovascolare, visto che queste malattie sono la prima causa di morte”.

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13/06/2022 Andrea Sperelli


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