(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) diffusa, che colpisce i bambini tra i 3 e i 10 anni), l'alterazione avviene in una cellula staminale emopoietica (cioè una staminale del sangue). Questi precursori tumorali potrebbero rappresentare, secondo Orkin, il vero bersaglio delle terapie del futuro. "Le attuali terapie antitumorali - aggiunge Orkin - colpiscono ancora tante cellule indistintamente. Da qui la causa di alcuni insuccessi terapeutici. Ma i meccanismi che portano alla formazione di un tumore possono avere inizio in un numero molto limitato di cellule. L'individuazione e la caratterizzazione di quelle poche cellule realmente colpevoli consentirà di mettere a punto nuove terapie o raffinare il bersaglio di quelle già esistenti". Gli scienziati che studiano le cellule staminali del cancro si stanno dunque concentrando sui primissimi passaggi chiave della cancerogenesi, quando il meccanismo genetico di alterazione delle cellule è ancora relativamente semplice e lineare. "In seguito - spiega ancora Orkin - i processi diventano troppi e troppo interconnessi per poter dire cosa viene prima e cosa viene dopo. E soprattutto per interromperli in maniera efficace."



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