(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) circolante (iperinsulinemia) conseguente a una resistenza periferica all’azione dell’insulina che si verifica sia nei pazienti obesi che nei pazienti con diabete di tipo 2”.
“L’iperinsulinemia promuove – sottolinea lo studioso – la crescita cellulare in maniera sia diretta che indiretta. In maniera diretta, perché l’insulina ha non solo effetti sul metabolismo del glucosio, ma è anche un fattore di crescita. In maniera indiretta, perché l’iperinsulinemia aumenta la biodisponibilità dei fattori insulino-simili (IGF-I ed IGF-II) che sono tra i più potenti fattori di crescita per le cellule normali e neoplastiche. Studi del nostro gruppo – aggiunge – hanno evidenziato che le cellule tumorali sono particolarmente sensibili all’azione dell’insulina perché esprimono alti livelli di recettore insulinico e specialmente della sua isoforma fetale (isoforma A o IR-A). Infatti, questa isoforma è più attiva nel mediare effetti proliferativi sia dall’insulina che dai fattori insulino-simili, mentre gli effetti metabolici sono principalmente mediati dalla isoforma B (IR-B), che è maggiormente espressa nell’adulto dai tessuti bersaglio dell’insulina, quali il fegato, il tessuto adiposo e il muscolo. Inoltre, le cellule staminali maligne, che sono quelle che danno inizio al tumore, esprimono livelli ancora più alti di IR-A”.
Se prevenire l’obesità e il diabete riduce anche il rischio neoplastico cosa occorre fare a livello terapeutico?
“A livello terapeutico, nella cura dei pazienti diabetici si dovrà cercare di ridurre, per quanto possibile, l’iperinsulinemia e preferire le terapie che riducono l’insulino-resistenza. Le aziende che producono analoghi dell’insulina dovranno prestare molta attenzione alla possibilità che queste insuline modificate non abbiano un alterato rapporto tra capacità proliferativa e metabolica, che possono derivare da un’aumentata affinità per IR-A, o per il recettore dell’IGF-I, che ha somiglianze strutturali con quello dell’insulina. Per quanto riguarda i pazienti neoplastici, bisogna considerare che sia l’iperinsulinemia che l’iperespressione di recettore insulinico da parte delle cellule neoplastiche, riducono l’attività di terapie oncologiche tradizionali, quali la chemioterapia, la radioterapia e le terapie ormonali. Questi nuovi meccanismi molecolari possono quindi rappresentare altrettanti bersagli per terapie oncologiche mirate”, conclude Belfiore.

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23/05/2011

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