(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) colpito, ma anche i suoi famigliari, che devono imparare a fare i conti, a livello pratico oltre che emotivo, con le difficoltà di assistere una persona cara, con cui interagire diventa sempre più complesso. Per aiutare chi inizia ora ad affrontare un caso in famiglia, può essere utile un elenco di 5 consigli per facilitare l’interazione.
⦁ Creare le giuste condizioni
Per riuscire a comunicare efficacemente, è essenziale creare le giuste condizioni. Ad esempio, considerando che la malattia porta alla restrizione del campo visivo attentivo, prima di avviare un dialogo con una persona affetta, per non spaventarla è bene segnalare in anticipo il proprio arrivo, magari dicendo il proprio nome, facendo rumore oppure toccandolo con delicatezza. Per creare una maggiore intimità, il consiglio è porsi di fronte alla persona, all’altezza degli occhi e a poca distanza, così da favorire la lettura del labiale e della mimica facciale.

⦁ Una cosa alla volta
Uno dei primi segnali della malattia è proprio la difficoltà a svolgere due attività in contemporanea, anche quelle più semplici e automatizzate. Se si vuole tentare una conversazione con la persona affetta da Alzheimer, meglio evitare i momenti in cui sta svolgendo altre azioni, anche le più semplici come mangiare o bere un bicchier d’acqua. Vale anche per l’interlocutore, se mentre parla con il malato è impegnato anche in altre attività, rischia di distrarlo.

⦁ Accettare il bisogno di distanza
Il malato di Alzheimer sente spesso il bisogno di isolarsi, rifiutando di entrare in contatto con chiunque. È essenziale rispettare questi momenti, poiché l’interazione forzata, stressante e spiacevole lo porterà a chiudersi ancora di più. Lo stesso per l’interlocutore: se si è arrabbiati o di cattivo umore, è meglio rimandare il dialogo con il malato a un altro momento, per evitare di perdere la pazienza.

⦁ Non parlare del malato come se non fosse presente
In presenza del malato, bisogna assolutamente evitare di parlare di lui con altre persone, anche se si è certi che non può comprendere. Il soggetto potrebbe infatti avere un momento di lucidità o comunque cogliere il senso del discorso, dal tono o dalle parole, sentendosi di conseguenza ferito e umiliato. In generale, è sbagliatissimo trattare il malato come se fosse un bambino

⦁ Comunica con il cuore
Sembra banale, ma come sempre è fondamentale metterci il cuore. Cosa significa? Prima di tutto empatia: solo immedesimandosi nella condizione del malato, è possibile capire i suoi comportamenti, sentimenti ed emozioni. Poi la capacità di trasmettere la propria serenità e il proprio affetto attraverso sorrisi, atteggiamenti e gesti: è essenziale, se interagiamo con una persona che ha perso o sta perdendo la capacità di decodificare le parole.

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20/09/2019 Andrea Sperelli


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