(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) appropriata, dell’integrazione di calcio e dell’esercizio fisico associato all’assunzione di farmaci, rivestirà una grande importanza per gli astronauti, in particolare in occasione di missioni spaziali prolungate e di future esplorazioni su Marte o sulla Luna. Un approccio simile potrebbe essere di aiuto per contrastare il calo di densità ossea nei soggetti di età avanzata, riducendo in questo modo le gravi conseguenze sulla salute causate dall’osteoporosi» ha concluso Williams.
La Dr.ssa Nicole Buckley, Direttrice del Settore Scienze fisiche e della vita presso l’Agenzia Spaziale Canadese, ha affermato che gli astronauti nello spazio possono perdere, in un mese, una percentuale pari fino al 2% della massa ossea, il che rappresenta una percentuale molto più elevata rispetto alla perdita di massa a cui sono soggetti i pazienti affetti da osteoporosi.
La più considerevole perdita di massa ossea in assoluto si registra negli studi condotti sui “terranauti”, il cui esempio più tipico è rappresentato da volontari in giovane età e in buona salute che rimangono in decubito per lunghi periodi di tempo. Tali studi hanno dimostrato che segmenti ossei costretti alla totale immobilità subiscono un calo di densità minerale pari fino al 15%, calcolato su un periodo di tre mesi, equivalente, a grandi linee al tempo necessario per compiere un viaggio di sola andata fino a Marte. >br> Nicole Buckley ha poi sottolineato che la formazione delle cellule ossee dipende in gran parte dagli effetti del peso che, a sua volta, è determinato dalla gravità e dall’attività fisica. Quando il peso risulta annullato, ha aggiunto, le ossa subiscono un processo di demineralizzazione associato ad aumento della concentrazione di calcio nel torrente circolatorio.
«Si tratta di un’importante, ma sottostimato, aspetto della salute delle ossa», ha affermato il Professor René Rizzoli, Chairman del Comitato Scientifico del Congresso Mondiale sull’Osteoporosi IOF 2006. «L’osso è un tessuto vivo che deve essere “stressato” per mantenersi forte. Se le ossa sono costrette a prolungati periodi di immobilità, come accade nello spazio ma anche nei pazienti obbligati a lunghi periodi di immobilità a letto, gli individui saranno soggetti a una sostanziale riduzione della massa ossea e muscolare, con eventuali gravi ripercussioni».>br> Anche l’osteoporosi causa demineralizzazione e perdita di calcio, sebbene indotte da meccanismi diversi causati da modificazioni ormonali e, in particolare, dal calo degli estrogeni in circolo. In ogni caso, le opzioni terapeutiche a cui è possibile ricorrere, che comprendono l’attività fisica, l’integrazione alimentare e la somministrazione di alcuni farmaci, sembrano causare una riduzione del calo della massa ossea sia negli astronauti sia nei pazienti “terrestri”, inducendo dunque a prendere in considerazione sinergie e possibilità di mutuo intervento.
Clint Rubin dell’Università di New York ha poi presentato i risultati di uno studio secondo cui le vibrazioni esterne ad alta frequenza sono in grado di stimolare le contrazioni muscolari che producono a loro volta rigenerazione ossea. «Ciò significa che potremo prevenire l’osteoporosi e favorire la formazione ossea senza l’utilizzo di farmaci» ha affermato Rubin.
Un altro aspetto che unisce gli astronauti ai pazienti affetti da osteoporosi sono i deficit nutrizionali cui i primi vanno incontro, soprattutto in termini di carenza di Vitamina D e calcio, come ha sottolineato il Dr. Scott Smith della NASA. Secondo il Dr. Smith, gli astronauti che passano almeno quattro mesi nello spazio subiscono una riduzione delle riserve di vitamina D del 30-50% ed un calo nell’assorbimento del calcio pari al 50%. I risultati degli studi condotti hanno mostrato che un’integrazione di acidi grassi omega 3 nella dieta può aiutare a mitigare la perdita muscolare e ossea ma questa opzione deve essere ancora testata sullo spazio.



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