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I due studi rappresentano una prima risposta alla doccia gelata piovuta sui farmaci contro l’obesità di ultima generazione a gennaio, con la pubblicazione di uno studio sul British medical journal dai risultati per certi versi sconfortanti.

Dopo aver osservato oltre novemila persone, gli autori sono giunti alla conclusione che chi interrompe l’assunzione di queste terapie tende a riacquistare tutto il peso perso entro due anni. Se si considerano in particolare semaglutide e tirzepatide, che determinano un calo ponderale maggiore rispetto ad altri farmaci già da tempo sul mercato, i ricercatori di Oxford hanno scoperto che i partecipanti che li assumevano recuperavano tutto il peso perso entro 18 mesi. Più che come un fallimento terapeutico, il dato va in realtà letto in modo diverso.

“I farmaci anti-obesità sono molto efficaci, ma l’obesità è una condizione cronica e recidivante”, ha affermato Susan Jebb, presidente della Food standard agency (Fsa) britannica e docente di scienze della nutrizione all’Università di Oxford, presentando i risultati dello studio pubblicato sul Bmj.

In questo senso c’è da aspettarsi che questi trattamenti debbano essere continuati per tutta la vita, come accade nella gestione dell’ipertensione. Una sfida recepita anche nel nostro Paese, che già a ottobre scorso ha inserito l’obesità nel nuovo Piano nazionale delle cronicità.

Detto ciò, fino a questo momento, la quasi totalità delle persone che hanno assunto agonisti di Glp-1 e doppi agonisti (Glp-1 e Gip) hanno spesso interrotto l’assunzione entro un anno dall’inizio del percorso terapeutico. Le cause sono da ricercare nella comparsa di effetti collaterali e nella mancata rimborsabilità. Non invece nelle carenze, con cui tra il 2023 e il 2024 si sono dovute invece confrontare le persone con diabete.

Il ruolo della terapia di mantenimento
Quelle giunte da Istanbul rappresentano pertanto le prime possibili vie d’uscita rispetto allo scenario tratteggiato dai ricercatori d’Oltremanica. Attain-Mantain ha dimostrato che la maggior parte della perdita di peso raggiunta con farmaci iniettabili può essere mantenuta passando all’orforglipron orale giornaliero, una pillola a base di una piccola molecola con lo stesso bersaglio d’azione delle iniezioni sottocutanee.

Coordinati da Louis Aronne, direttore del Comprehensive weight control center del Weill Cornell Medicine (New York), gli autori hanno seguito i partecipanti del precedente trial Surmount-5, in cui la perdita di peso era stata ottenuta con tirzepatide o semaglutide iniettabili. Per il nuovo studio, i partecipanti (divisi in due gruppi in base al trattamento iniziale) hanno ricevuto un trattamento orale giornaliero con orforglipron o con placebo.

Dal trial è emerso che i pazienti passati dalla massima dose tollerata di semaglutide a orforglipron hanno mantenuto tutta la perdita di peso precedentemente raggiunta (riacquistando appena 0,9 chili). Mentre quelli prima trattati con tirzepatide (farmaco a duplice bersaglio d’azione e quindi più efficace della semaglutide) hanno ripreso mediamente cinque chili. In ogni caso, il beneficio del mantenimento non è stato in discussione: i partecipanti trattati con il peptide orale hanno mantenuto in media quasi l’ottanta per cento del peso perso, rispetto al 37,6 per cento rilevato nel gruppo di controllo. In entrambe le coorti rimaste in terapia, inoltre, i miglioramenti cardiometabolici osservati durante lo studio Surmount-5 (profilo lipidico, pressione sanguigna e controllo della glicemia) si sono mantenuti fino alla fine di Attain-Mantain.

“Le differenze individuali evidenziano la necessità di un dialogo condiviso sulle decisioni da prendere durante tutto il percorso di gestione dell’obesità”, spiegano gli autori del lavoro, sottolineando che un’idea errata diffusa tra le persone obese, così come tra alcuni medici, è che l’assunzione dei farmaci per l’obesità possa essere sospesa dopo aver raggiunto la perdita di peso iniziale.

Al contrario, l’approccio di interrompere la terapia farmacologica dopo una perdita di peso intenzionale può portare a un’alternanza di aumento e diminuzione del peso e alla perdita dei benefici per la salute cardiometabolica, come l’aumento della resistenza all’insulina o della pressione sanguigna.


Ma la correzione degli stili di vita rimane fondamentale
Il trial clinico Attain-Mantain dà evidenza che passare alla terapia orale è una soluzione per non riprendere peso, per chi vuole interrompere le iniezioni. Analoghi risultati positivi si sono avuti in Surmount-Mantain.

Dopo le prime sessanta settimane di terapia con tirzepatide alla massima dose tollerata, si è passati a una dose ridotta dello stesso farmaco: dimostrandone l’efficacia rispetto al placebo nel mantenimento della riduzione del peso. “L’arrivo in Europa dei farmaci orali apre un ventaglio di nuove opportunità”, argomenta Uberto Pagotto, direttore dell’unità operativa complessa di endocrinologia e prevenzione e cura del diabete dell’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna e presidente eletto della Società italiana dell’obesità (Sio).

“Parliamo di molecole più facili da gestire, a partire da orforglipron, che non ha bisogno del digiuno per essere assunto. Ci potranno essere pazienti che preferiscono assumere un farmaco orale piuttosto che uno iniettivo. Così come, con ogni probabilità, ci sarà una richiesta di soluzioni orali da pazienti che non richiedono il raggiungimento una perdita di peso rilevante. Il farmaco orale avrà un ruolo anche nel mantenimento del peso raggiunto, una fase altrettanto importante del controllo ponderale”.

La questione è ancora più stringente “se partiamo dal concetto, pienamente accettato dalla comunità scientifica ma non del tutto dalla società, che l’obesità è una malattia cronica – precisa Pagotto -. Dopo aver perso peso, il corpo tende a riacquistarlo in risposta a meccanismi fisiologici che lo portano a mangiare di più e a consumare meno energia. È necessario mettere in atto azioni contrapposte a questa tendenza. Oltre a modificare gli stili di vita, dobbiamo cominciare a impiegare il trattamento farmacologico. È il connubio tra queste due componenti a poter ribaltare un trend epidemiologico, quello dell’obesità, che sembrava procedere in maniera inarrestabile”.
Notizie specifiche su: 09/09/2026 Francesco Antinori


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