(2° pagina) (Torna
alla 1° pagina..) necessità di rafforzare la formazione degli operatori e l’informazione alle giovani coppie che cercano una gravidanza. “Il messaggio è chiaro: zero alcol in gravidanza – sottolinea Simona Pichini, direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss. Promuovere questa consapevolezza significa intervenire prima del concepimento, durante la gravidanza e, più in generale, aumentare la consapevolezza dei rischi legati al consumo di alcol durante la gestazione. L’astensione non è una questione che riguarda solamente la donna ma coinvolge il partner e coloro che ruotano intorno alla coppia”.
Il consumo di alcol in gravidanza
Nell’ambito del progetto sono stati analizzati 83 campioni di capelli di gestanti tra i 18 e i 24 anni e 147 campioni di meconio neonatale. Le analisi hanno cercato tracce di etilglucuronide (EtG), un indicatore utilizzato per valutare l’esposizione all’alcol, insieme a uno screening per altre sostanze psicoattive.
Il dato più significativo riguarda i campioni materni. Soltanto due campioni hanno mostrato livelli di EtG vicini alla soglia indicata dalla letteratura scientifica come riferimento per un consumo cronico di alcol. Ma in 34 casi, pari al 41% del campione, le analisi dei capelli hanno evidenziato un profilo compatibile con quello definito in letteratura come «bevitrice sociale».
Il risultato assume particolare rilievo perché, nelle interviste, le donne avevano dichiarato di non consumare alcol, di essere astemie oppure di aver interrotto il consumo durante la gravidanza. Il dato, tuttavia, non significa che il 41% delle gestanti sia consumatore cronico di alcol né consente, da solo, di stabilire quantità e frequenza del consumo durante l’intera gravidanza. Si tratta di un risultato preliminare che dovrà essere ulteriormente approfondito, anche attraverso una pubblicazione scientifica.
“Il risultato è interessante e sarà approfondito in una pubblicazione scientifica”, evidenzia Adele Minutillo, del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss.
Diverso il quadro emerso dalle analisi del meconio. I risultati hanno generalmente confermato quanto dichiarato dalle madri e soltanto un campione si è avvicinato alla soglia considerata indicativa di esposizione neonatale all’alcol.
Formare gli operatori per rafforzare la prevenzione
Una delle principali azioni del progetto sulla sindrome feto-alcolica ha riguardato la formazione dei professionisti sociosanitari che operano nell’ambito della salute materno-infantile. Sono stati realizzati quattro corsi di Formazione a Distanza, che hanno raggiunto circa 20mila operatori sanitari.
Informare i giovani prima della gravidanza
Il progetto ha affiancato alla formazione professionale un’importante attività di informazione e sensibilizzazione della popolazione, con particolare attenzione alle giovani donne tra 18 e 24 anni. “Questa scelta – aggiunge Pichini- risponde a una precisa logica preventiva: la promozione della salute deve raggiungere le persone in età fertile e fornire informazioni comprensibili e scientificamente corrette anche nella fase preconcezionale”.
Sono stati diffusi materiali specifici, distribuiti attraverso i Centri Collaborativi del progetto e resi disponibili anche sui canali digitali dell’Istituto Superiore di Sanità.
La comunicazione attraverso i social media ha costituito un ulteriore strumento di prevenzione. Nell’ambito della campagna sono stati realizzati quattro video brevi dedicati alla Fasd e alla prevenzione dell’esposizione prenatale all’alcol.
Il ruolo dell’Osservatorio nazionale alcol
Diverse sono le iniziative messe in campo dall’Osservatorio Alcol dell’Iss: tra queste la traduzione e diffusione in italiano di una scheda informativa dell’Oms e dell’Unicef dedicata allo spettro dei disturbi feto-alcolici, uno strumento rivolto a operatori, decisori e cittadini per aumentare la consapevolezza sui rischi associati all’esposizione prenatale all’alcol e sull’importanza della prevenzione. A questa attività si affianca la partecipazione al progetto europeo Far Seas, che ha contribuito alla definizione di linee guida rivolte alla prevenzione del consumo di alcol nelle donne in età fertile e durante la gravidanza e alla sperimentazione di interventi finalizzati a ridurre il rischio di esposizione prenatale all’alcol.
"Zero alcol in gravidanza", la campagna informativa del Ministero della Salute in collaborazione con l'Iss
In occasione del 9 settembre, Giornata Mondiale della sindrome feto-alcolica, il Ministero della salute, in collaborazione con l'Istituto Superiore della Sanità (ISS) lancia la campagna informativa "Zero alcol in gravidanza".
La campagna si avvale di contenuti scientifici prodotti insieme ad esperti dell’ISS e della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), con i quali sono state sviluppate delle video interviste ad hoc.
Notizie specifiche su:
16/09/2026 Francesco Antinori
|
Puoi
fare una domanda agli specialisti del forum
e iscriverti alla newsletter,
riceverai le notizie più importanti. |
L’estate è il momento giusto per ascoltare il proprio corpo
Quali i rischi e come migliorare il riposo notturno
Espone le donne a meno tossine rispetto al fumo tradizionale
Anche in caso di procreazione assistita eterologa
Può anticipare il parto anticipato con mesi di anticipo
Raddoppia il numero di giorni troppo caldi per le gestanti
L’influenza di ansia e depressione materne sul feto
Grassi, zuccheri e cibi lavorati collegati anche all’Adhd
Si rafforza il legame affettivo con la mamma
Gravidanza più probabile grazie a un nuovo protocollo
Troppe donne la affrontano senza avere le opportune informazioni
Merito di una speciale ecografia al momento del parto
Il ruolo della proteina KDM6B
Sintomo che colpisce buona parte delle gestanti
Aumento della mortalità giovanile a causa dell’esposizione precoce
Una combinazione di farmaci per rendere sicuro l’acido valproico
Le donne che ne sono vittime rinunciano ad altri figli
Migliora le abilità linguistiche del feto
Può aiutare gli operatori nelle scelte da fare