(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) (ESH) / Società Europea di Cardiologia (ESC) – presenti in queste nuove Linee Guida che erano attese da diversi anni.
Eccole in grande sintesi:
1) il livello che dà una certa tranquillità, in assenza di altri fattori di rischio, è quello sotto i 140/90 mmHg;
2) via libera alla misurazione “domiciliare”;
3) stop alla monoterapia. La terapia dovrebbe basarsi su un’ associazione tra due o più farmaci a piccole dosi;
4) nelle urine la spia dell’infarto e dell’ictus. Si chiama microalbuminuria e rivela la presenza di proteine anche in minime quantità;
5) l’ ipertensione è un killer silenzioso.
Quando si rivela potrebbe aver già fatto danni. Per questo è consigliabile eseguire periodiche misurazioni della pressione arteriosa. Il medico, oltre alla pressione, deve valutare anche il rischio cardiovascolare”. Il professor Giuseppe Mancia è Direttore della Clinica Medica e Dipartimento di Medicina Clinica Università Milano-Bicocca Ospedale San Gerardo di Monza e Chairman del Comitato Europeo estensore delle Linee-Guida. Il Professore Mancia è Presidente del 17° Congresso della Società Europea dell’Ipertensione presieduta dal Professore Sverre E. Kjeldsen di Oslo.
DUBBI DA SCIOGLIERE SUL VACCINO.
“La notizia di un vaccino terapeutico per curare l’ipertensione va presa con molta cautela – dice il professore Giuseppe Mancia- Fino a prova contraria, ad oggi, non si conosce ancora cosa produce l’ipertensione, anche se è ampiamente noto che le cause sono quasi sempre molteplici. Notizie di stampa non supportate da adeguati dati scientifici parlano di un vaccino che dovrebbe neutralizzare una sostanza vasocostrittrice, l’angiotensina, che però non è la sola ma una delle tante sostanze che partecipano all’elevazione della pressione. Prova ne è che i farmaci che già oggi sono in grado di neutralizzare questa sostanza controllano, quando dati da soli, la pressione solo in un limitato gruppo di ipertesi e che farmaci importantissimi per l’ipertensione come i diuretici riducono la pressione e proteggono il paziente pur aumentando la quantità di angiotensina prodotta dall’organismo. Ed infine, l’angiotensina non è un “errore di natura” perché in certe situazioni è addirittura utile al controllo della circolazione. Tutti questi motivi non possono che generare un certo grado di scetticismo. Comunque è importante che la Ricerca si impegni per combattere una terapia che, anche in Italia, è diventata epidemia. Ma solo quando avremo notizie precise sulla stampa scientifica potremo esprimere un giudizio definitivo”.
LA SOGLIA DELLA TRANQUILLITA’.
“Il livello che dà una certa tranquillità- spiega Giuseppe Mancia Presidente Congresso ESH- è quello sotto i 140/90 mmHg. Al di sopra di questi valori la terapia va sempre attuata, iniziando con le modifiche dello stile di vita e aggiungendo poi i farmaci che andranno usati subito in pazienti con pressione sistolica superiore ai 160 mmHg. Se, tuttavia, un paziente pur trovandosi al di sotto di 140/90 mmHg dovesse avere altri fattori di rischio (come ipercolesterolemia, diabete, obesità, pregresse malattie cardiovascolari, ecc) allora l’obiettivo è di ridurre la pressione sotto i 130/80 mmHg e tutti quelli con valori superiori diventano candidati al trattamento farmacologico”.
VIA LIBERA ALLA MISURAZIONE “DOMICILIARE”.
“Le Linee Guida danno finalmente, dopo tante contrastanti discussioni, il via libera all’automisurazione- aggiunge Giuseppe Mancia Presidente Congresso ESH. In altre parole un “fai da te” salvavita. E’ molto importante quest'indicazione perché sono pochi i pazienti, in Italia si aggirano fra il 15 ed il 20%, che raggiungono valori inferiori ai 140/90 mmHg. Bisogna cominciare ad istruire i pazienti a misurarsi la pressione a domicilio. Questo è fondamentale perché si calcola che il 20% dei pazienti ritenuti normotesi dal medico rivelano a casa valori più alti. C’è un rischio da evitare con l’automisurazione pressoria e cioè il curarsi “fai da te”. Interpellare sempre il medico”.
LA NUOVA TERAPIA.
“Vari farmaci antipertensivi- dice Giuseppe Mancia Presidente Congresso ESH- sono in grado di ridurre la pressione. Molto spesso un singolo farmaco non è sufficiente a ridurre i valori pressori ma sono necessari due o più farmaci e cioè la terapia di combinazione. Quindi le Linee Guida raccomandano che una terapia efficace ha molto spesso bisogno di più farmaci, magari a piccole dosi”.
NELLE URINE LA SPIA DELL’INFARTO E DELL’ICTUS.
“C’è una “spia”, e le Linee Guida lo mettono in chiara evidenza, nelle urine - spiega Giuseppe Mancia Presidente Congresso ESH- Si tratta di un esame semplice - come tutte le analisi delle urine e poco costoso - denominato microalbuminuria. Con quest' esame si vanno a cercare anche piccole tracce di proteine nelle urine delle 24 ore. La presenza di microalbuminuria può indicare un iniziale danno renale ma anche un’alterazione della permeabilità dei piccoli vasi renali e, riflettere un danno vascolare esteso a tutto l’organismo. Le Linee Guida suggeriscono di rendere questo esame routinario perché è un marker di futuro sviluppo di infarto miocardico o ictus”.
L’IPERTENSIONE UN KILLER SILENZIOSO.
“L’iperteso subisce un danno che possiamo definire “silenzioso” - aggiunge Giuseppe Mancia Presidente Congresso ESH- senza avvertire segni o sintomi. E’ un danno che si sta verificando al rene, al cuore, al cervello e alle arterie. E’ un elemento che le Linee Guida pongono in evidenza. Quindi ogni volta che è possibile, l’iperteso dovrebbe essere sottoposto ad un elettrocardiogramma o a un’ultrasonografia carotidea o a una valutazione della funzione renale. Sono esami costosi ma importanti. Quando il medico visita un paziente non deve limitarsi a rilevare i valori pressori ma deve approfondire l’indagine per individuare il cosiddetto “rischio cardiovascolare totale del paziente” (dal diabete, all’ipercolesterolemia, all’obesità, a pregresse malattie cardiovascolari ecc). Questi fattori di rischio possono aumentare in modo marcatissimo il rischio totale. Più fattori di rischio presenti hanno un effetto moltiplicativo sul rischio totale”.
IL PIANETA IPERTENSIONE IN ITALIA.
In Italia il 44.8% degli uomini e il 30.6% delle donne sono affetti da ipertensione. Gli italiani sono ipertesi e non lo sanno: secondo un’indagine Istat solo 13.6 italiani su cento dichiarano di soffrire di ipertensione. La stessa indagine Istat rivela che 16.3 italiani adulti su cento non si sono mai misurati la pressione.
GLI ESPERTI STRANIERI.
Alla conferenza stampa sono stati evidenziate anche le raccomandazioni delle Linee Guida mirate a particolari situazioni. Il Professore Stephane Laurent del Servizio di Farmacologia dell’Ospedale Europeo George Pompidou di Parigi e Presidente Eletto ESH ha messo in risalto che le nuove raccomandazioni sono incentrate sulla valutazione del danno d’organo cardiovascolare correlato allo stato ipertensivo. Il Professore Krzysztof Narkiewicz del Dipartimento Ipertensione e Diabete dell’Università di Gdansk in Polonia e Segretario ESH ha illustrato gli studi che dimostrano la frequenza della sindrome metabolica negli ipertesi.



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