(2° pagina) (Torna
alla 1° pagina..) corrispondenza di questa zona viene posizionato un elettrodo che invia attraverso il cranio impulsi elettrici diretti alla corteccia cerebrale, con l’obiettivo di modularne l’attività e ridurre la frequenza delle crisi. I parametri della stimolazione possono essere regolati e adattati alle caratteristiche del singolo paziente.
La particolarità di questa tecnologia è che l’elettrodo non viene inserito nel cervello, ma fissato sulla superficie esterna del cranio, al di sotto del cuoio capelluto. Non è quindi necessario aprire il cranio per raggiungere il tessuto cerebrale. L’elettrodo è collegato, attraverso un cavo che passa sotto la pelle, a un piccolo generatore di impulsi collocato anch’esso sottocute.
“L’introduzione di questa tecnologia - spiega Alfredo D’Aniello, neuropsichiatra infantile ed epilettologo presso il Centro per lo Studio e la Cura dell’Epilessia dell’I.R.C.C.S. Neuromed - amplia ulteriormente l’offerta terapeutica del nostro Centro. La neuromodulazione rappresenta un’importante possibilità terapeutica nell’epilessia farmacoresistente, soprattutto nei pazienti nei quali la chirurgia resettiva non è praticabile o non rappresenta una soluzione adeguata. Questo nuovo sistema di stimolazione aggiunge un’ulteriore opzione all’interno di un percorso altamente personalizzato, costruito sulla corretta identificazione del focolaio epilettogeno e sulla valutazione multidisciplinare del paziente”.
La nuova tecnica va infatti ad aggiungersi alle diverse possibilità disponibili per il trattamento dell’epilessia. Quando i farmaci non riescono a controllare adeguatamente le crisi, un accurato studio prechirurgico permette di valutare se la zona epilettogena possa essere rimossa o ablata. Questa soluzione, tuttavia, non è indicata per tutti i pazienti, ad esempio quando l’area coinvolta comprende regioni cerebrali che svolgono funzioni importanti. In questi casi la neuromodulazione offre un approccio diverso: non elimina il focolaio epilettogeno, ma interviene sulla sua attività elettrica con l’obiettivo di ridurre le crisi.
Gli studi clinici condotti finora su questa tecnologia hanno mostrato una riduzione della frequenza delle crisi nei pazienti trattati, associata a un buon profilo di tollerabilità.
“Un elemento particolarmente interessante - spiegano i neurochirurghi Felice Esposito e Alice Esposito - è rappresentato dalla bassa invasività della procedura. Lo stimolatore viene posizionato sotto la cute del cuoio capelluto e fissato alla superficie della teca cranica, senza la necessità di introdurre elettrodi all’interno del tessuto cerebrale. Questo consente di ottenere una stimolazione mirata dell’area corticale individuata attraverso una procedura chirurgica relativamente poco invasiva”.
Notizie specifiche su:
21/09/2026 Francesco Antinori
|
Puoi
fare una domanda agli specialisti del forum
e iscriverti alla newsletter,
riceverai le notizie più importanti. |
Derivato della cannabis può ridurre i sintomi
Il caso di un ragazzo affetto da riso sardonico epilettico
Trattamenti inediti per la terza malattia neurologica più diffusa
L’uso di braccialetti elettronici può aiutare la diagnosi
Il numero dei casi dovuto a farmaci o sostanze illegali è raddoppiato
Una mappatura che può migliorare le cure
Approccio innovativo basato sulla bioluminescenza
Classificazione automatica dell’attività cerebrale dei pazienti
Per ridurre i rischi di madre e feto
Componente fondamentale con funzioni riparatrici
Un grave problema che incrementa il rischio di morte
Migliorare il passaggio della presa in cura per ridurre il disagio del paziente
Può diventare cronica se non si interviene
Alterazioni cerebrali anche in assenza di crisi epilettiche
Aumenta il rischio di insorgenza della malattia
Un complesso modello matematico può aiutare i pazienti
Regola l’eccitabilità neuronale in un circuito chiuso
Disponibile il farmaco che riduce le crisi convulsive
Alterazione della comunicazione neurale nell’epilessia temporale