(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) presso l’Università della California.
Anche Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, è d’accordo: «Deve essere chiaro che il sonno non è un optional. Il sonno di breve durata può effettivamente portare a un maggior rischio di sviluppare malattie neurodegenerative. Sono diversi i lavori che mostrano questa possibile correlazione anche se i parametri da considerare sono molti».
Al termine dello studio, 521 persone hanno ricevuto una diagnosi di demenza a un’età media di 77 anni. Dalla ricerca sono state escluse tutte quelle persone che avevano caratteristiche tali da poter influenzare i risultati dello studio, ad esempio ipertensione, diabete, essere fumatori ecc.
I ricercatori, inoltre, hanno diviso le persone che avevano mostrato disturbi mentali prima dei 65 anni. La depressione, infatti, è considerata un fattore di rischio per la demenza.
«Si parla sempre della durata del sonno riferita in modo soggettivo e questo non corrisponde sempre alla realtà: non tutti hanno la percezione esatta di quanto dormono. La cosa ideale sarebbe avere dato oggettivo, con un monitoraggio costante delle ore di sonno», chiarisce Ferini Strambi. «Inoltre, al di là della durata del sonno è importante che una persona spenda una quota sufficiente di riposo notturno in sonno profondo, quello che si chiama stadio 3 non-REM. È infatti in questa fase che il sistema glinfatico, il sistema spazzino che pulisce i vari detriti, compresa la beta amiloide, funziona molto bene. Per questo sarebbe importante fare una valutazione del sonno qualitativo e non solo quantitativo. il sonno profondo è molto importante perché ci protegge dal deterioramento cognitivo».
Ma per quale motivo la mancanza di sonno dovrebbe favorire le malattie neurodegenerative? Nel caso dell’Alzheimer, più si è svegli maggiore sarà il tempo in cui i neuroni restano attivi. Ciò porta a una maggior produzione di beta-amiloide, la proteina che si accumula nel cervello creando i presupposti per l’insorgenza della malattia. Il sonno, al contrario, è fondamentale per far pulizia ed eliminare gli eccessi della proteina.
«Ci sono studi in cui si dice che nei soggetti di mezza età basta una sola notte di deprivazione di sonno per creare un eccesso di beta-amiloide. Per questo l’igiene del sonno è cruciale e non può essere trascurata. Chi ha difficoltà deve rivolgersi a uno specialista senza indugio», aggiunge Ferini Strambi
Il riposo notturno è fondamentale anche in epoca Covid. Alcuni studi sulla vaccinazione contro epatite e influenza hanno dimostrato che le persone sottoposte a profilassi che la notte seguente dormono in maniera regolare finiscono per produrre un maggior numero di anticorpi. Un meccanismo che con ogni probabilità vale anche per i vaccini anti-Covid.

Fonte: Nature Communications
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21/04/2021 Andrea Piccoli


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