(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) soprattutto negli adulti che, tra l’altro, sono più esposti al rischio di contrarre la polmonite da pneumococco in forma grave.”
Lo pneumococco è in assoluto il patogeno più frequentemente implicato nelle polmoniti, in qualunque fascia d’età. L’infezione da pneumococco colpisce prevalentemente i bambini fino a 2 anni e, negli adulti, vede l’incidenza salire dopo i 50 anni e raggiungere il suo picco dopo i 65. In questa fascia d’età, in particolare, è responsabile fino al 60% di tutti i casi di polmonite. “L’infezione – spiega Francesco Blasi, Professore di Medicina Respiratoria dell’Università degli Studi di Milano – può presentarsi anche in forme gravi ed essere quindi associata ad un’elevata mortalità: circa l’80% delle patologie gravi causate dallo pneumococco negli adulti/anziani sono polmoniti batteriemiche, in cui l’infezione non resta confinata ai polmoni, ma invade anche il sangue, e tramite questo può compromettere altri organi”. Nel 2009 la polmonite ha rappresentato la 6° causa di ospedalizzazione in Italia e secondo i dati dell’ISTAT nel 2008 ha causato il decesso di 6.905 persone con più di 65 anni. I principali fattori di rischio per contrarre una patologia da pneumococco sono: l’età (bambini e anziani), il fumo, la riduzione delle difese immunitarie e la presenza di malattie croniche cardiache, respiratorie ed epatiche; altri fattori di rischio significativi sono il diabete e l’insufficienza renale.
Una recente indagine condotta dal Censis su un campione di 1.200 italiani dai 50 agli 80 anni mostra però come tali fattori di rischio siano largamente sottovalutati. Secondo lo studio, infatti, l’85% degli over 50 dichiara di non sentirsi anziano e solo 1 italiano su 2 percepisce la propria età o le comuni patologie croniche (es. malattie cardiovascolari e diabete) come fattori di rischio. Pertanto il 70% degli intervistati dichiara di non essere potenzialmente interessato alla vaccinazione poiché non si riconosce come soggetto a rischio.
“La polmonite – afferma Ketty Vaccaro, Responsabile Settore Welfare del Censis – resta quindi confinata nella sua accezione popolare di malanno conseguente all’esposizione al freddo e all’aggravarsi dell’influenza. Tuttavia rimane confermato il ruolo del medico di famiglia che per il 75,5% degli intervistati appare sempre determinante nell’orientare la scelta alla vaccinazione”.
“In Italia, come del resto anche in Europa, non esiste di fatto una cultura dell’immunizzazione per gli adulti tranne che per il vaccino anti-influenzale che in molte Regioni raggiunge una copertura del 75%. – afferma Michele Conversano, Gruppo di lavoro sui vaccini della Società Italiana di Igiene (SItI) – Bisogna ricordare, invece, che la polmonite da pneumococco è una patologia seria, non stagionale, infatti il batterio circola tutto l’anno, e che può essere efficacemente prevenuta. Il vaccino anti-pneumococco rappresenta un’opportunità e ha il vantaggio di essere somministrato in un’unica dose. Questo facilita enormemente l’utente, i servizi pubblici e i medici che lo propongono. Certamente – conclude Conversano – è importante accrescere ancora la cultura della prevenzione nell’adulto sia presso il pubblico generale che tra i medici di famiglia per i quali sono necessari momenti di formazione, informazione e condivisione di obiettivi in quest’area.”

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09/11/2011 Anna Saito


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