(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) della malattia durante l’ultima terapia. L’associazione, ad oggi unica, dei tre farmaci ha dimostrato di ridurre significativamente il rischio di progressione di malattia o di morte rispetto al solo regime pom-dex.
Un beneficio terapeutico importante è stato osservato anche in alcuni sottogruppi di pazienti particolarmente fragili, che ben rappresentano la pratica clinica del mondo reale, come quelli di età pari o superiore a 75 anni o con insufficienza renale. Come dimostra lo studio clinico registrativo internazionale di fase 3 ICARIA-MM pubblicato su The Lancet, a cui hanno partecipato 8 centri italiani fornendo un contributo importante arruolando 24 dei 307 pazienti complessivi dello studio.
“Il Mieloma Multiplo è la seconda patologia onco-ematologica per diffusione e fino a un decennio fa avevamo poche opzioni terapeutiche disponibili,” afferma Paolo Corradini, Direttore della Divisione di Ematologia, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Ordinario di Ematologia presso l’Università degli Studi di Milano. “Negli ultimi 10 anni, però, la ricerca ha introdotto importanti cambiamenti: è infatti il tumore del sangue per cui ci sono stati i maggiori progressi in termini di trattamento e di aumento della sopravvivenza. Lo studio clinico ICARIA-MM è stato il primo studio di fase 3 su un anticorpo anti-CD38 in combinazione con pom-dex a presentare dei risultati che mostrano dei benefici clinicamente significativi dopo almeno due linee di terapia precedente. Possiamo quindi dire che oggi abbiamo un trattamento in più, in grado di portare un reale beneficio in termini di prolungamento della sopravvivenza e di qualità di vita, anche nei pazienti particolarmente fragili e pretrattati”.
Isatuximab è un anticorpo monoclonale che si lega al recettore CD38, un bersaglio altamente e uniformemente espresso sulla superficie delle cellule del mieloma multiplo. Lo studio clinico di fase 3 ICARIA ha dimostrato che la terapia di associazione con isatuximab porta un beneficio terapeutico consistente con un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da progressione. Nello specifico, il tempo mediano di sopravvivenza libera da progressione di malattia è stato significativamente incrementato nel braccio trattato con la combinazione, rispetto al braccio trattato con il solo pom-dex. Il risultato finale di sopravvivenza sarà reso disponibile nei prossimi mesi. Nel frattempo, è stato rilasciato il risultato di un’analisi intermedia da cui si evince che la combinazione isatuximab pom-dex ha mostrato un forte trend nel beneficio di sopravvivenza rispetto al controllo.
Isatuximab è al centro di un ampio programma di sviluppo clinico di cui fa parte anche lo studio clinico registrativo di fase 3 IKEMA, che ha dimostrato l’efficacia dell’anticorpo monoclonale anche in seconda linea di trattamento. Un risultato importante che permette di anticipare nel continuum terapeutico del mieloma multiplo l’utilizzo di questa nuova opzione e allargare il numero di pazienti che ne possono beneficiare. In particolare, lo studio ha indagato l’efficacia della combinazione di isatuximab con carfilzomib e desametasone (regime standard di cura) dimostrando di ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto allo standard. La terapia combinata, inoltre, ha permesso di raggiungere livelli non rilevabili di mieloma multiplo in una percentuale significativa di pazienti. Grazie a questi risultati, lo scorso aprile la Commissione Europea ha approvato l’indicazione di isatuximab per il trattamento del mieloma multiplo recidivato o refrattario in seconda linea, attesa in Italia per il prossimo anno.
Isatuximab è in sperimentazione anche come trattamento in prima linea, in altri studi clinici di fase 3 in combinazione con i trattamenti standard disponibili per la terapia del mieloma multiplo, oltre a essere in sperimentazione nel trattamento di altre neoplasie ematologiche e di tumori solidi.
Nel 2020, la International Myeloma Foundation ha condotto una meta-analisi e uno studio sui costi diretti e indiretti associati a questa malattia. Per quanto riguarda i costi indiretti, alcuni dati mostrano che il burden economico sui pazienti e sui caregiver è associato alle visite in ospedale, alla riduzione delle ore lavorative e all’anticipo della pensione. La perdita di produttività per paziente è stimata tra 290.601 euro (in Spagna) e 308.000 euro (in Germania).
“È di fondamentale importanza che i pazienti con MM abbiano accesso ai migliori trattamenti disponibili secondo un percorso di cura e protocolli basati su solide evidenze cliniche che possano assicurare il più lungo periodo di sopravvivenza possibile e una qualità di vita dignitosa” commenta Aurelio Luglio, Consigliere di AIL- Associazione contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, sezione di Bologna. “Nonostante i tanto attesi progressi questa malattia ha un forte impatto su una popolazione spesso anziana e che presenta quindi altre morbilità. AIL è da sempre al fianco dei clinici e dei ricercatori per garantire le migliori cure e sostenere gli investimenti in ricerca, e accanto ai pazienti e ai loro familiari per amplificare la loro voce di fronte alle istituzioni e agli altri stakeholder ed offrire servizi di assistenza logistica, psicologica e domiciliare, senza mai dimenticare che il paziente è prima di tutto una persona”.
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13/10/2021 Andrea Sperelli


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