(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) la forza ossea e minimizzare il rischio di fratture da fragilità», afferma il primo autore Serge Ferrari.
Allo studio hanno partecipato oltre 4mila donne fra i 60 e i 90 anni arruolate in 172 centri. 2.343 hanno continuato a prendere denosumab, mentre altre 1.731 sono state trattate con placebo.
I tassi di fratture non vertebrali sono stati 2,15 negli anni 1-3 e 1,53 negli anni 4-7. Nel gruppo long-term i tassi sono stati di 1,98 negli anni 1-3 e 1,44 negli anni 4-10. Inoltre, il tasso di osteonecrosi della mandibola è stato di 0,05 (12 casi), mentre quello di frattura femorale atipica 0,01 (2 casi) per 100 anni-paziente.
In assenza di trattamento, il rischio di fratture aumenta con il passare del tempo. Gli esiti dello studio dimostrano quindi che raggiungendo un più alto valore di T-score di densità minerale ossea, grazie al trattamento con denosumab, il rischio si riduce.
«Prendendo in considerazione il rischio di fratture vertebrali dopo l'interruzione prematura del trattamento e un'ulteriore riduzione del rischio con la terapia a lungo termine, queste osservazioni sottolineano i benefici e la necessità di mantenere il trattamento nei pazienti ad alto rischio», concludono gli autori.
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10/07/2019 Andrea Sperelli


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