(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) cronica intestinale, è fortemente invalidante e incide pesantemente sulla qualità di vita dei pazienti che, nella maggioranza dei casi, sono giovani adulti (20-35 anni) e sempre più bambini e adolescenti. In Italia si stima – non ci sono dati certi perché non è disponibile un registro – che ogni anno vengano poste circa 2mila nuove diagnosi. Oggi, grazie alle conferme che arrivano dallo studio SONIC, si può affermare che l’uso precoce del farmaco biologico, infliximab, non solo può limitare o addirittura eliminare il ricorso a terapie steroidee, ma anche consentire ai pazienti una migliore qualità di vita.
La malattia di Crohn non guarisce, ma grazie a questo farmaco si può arrestare. “La malattia di Crohn – dice Silvio Danese, Responsabile del Centro per la Ricerca e la Cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali IRCCS Istituto Humanitas di Rozzano (MI) – ha il suo maggior alleato nel tempo: ogni giorno trascorso senza combatterla efficacemente comporta una nuova lesione, una nuova complicazione, un nuovo danno. Lo studio SONIC ha dimostrato che la malattia si può e si deve fermare, cambiando l’approccio terapeutico e intervenendo con infliximab, da solo o in associazione con azatioprina, il più precocemente possibile, immediatamente dopo aver posto diagnosi e subito dopo un insuccesso con la terapia steroidea. Remissione della malattia e guarigione della mucosa sono due risultati importantissimi per il paziente. Ma anche per il Servizio Sanitario Nazionale: si riduce il ricorso alla chirurgia, si riducono i relativi ricoveri ospedalieri, le visite, gli esami”.
Alessandro Armuzzi, Dirigente di I livello – Unità Operativa Complessa di Medicina Interna e Gastroenterologia Complesso Integrato Columbus – Università Cattolica di Roma, spiega i dettagli del morbo di Crohn: “È una malattia dalle cause ancora parzialmente sconosciute in cui una predisposizione genetica associata a fattori ambientali determina un’abnorme risposta immunitaria a livello dell’apparato intestinale con conseguente infiammazione cronica. È una patologia molto grave, pesante, invalidante. Può rimanere in silenzio per anni, spesso, quando si rivela, può seguire un decorso caratterizzato da periodiche riacutizzazioni alternate a fasi di remissione. I campanelli d’allarme, i sintomi, a volte vengono attribuiti dal paziente ad altre cause. Le “spie” che devono far insospettire sono: diarrea ricorrente, dolore addominale anche acutissimo, febbricola, un forte dimagrimento inspiegabile, una stanchezza eccessiva e senza apparenti motivazioni. Nei bambini questi sintomi possono essere associati a ritardi della crescita, nausea e vomito. La possibilità di poter intervenire precocemente con il farmaco biologico infliximab, come ci ha confermato lo studio SONIC, subito dopo il fallimento della terapia con steroidi, su pazienti con malattia da moderata a grave, è un grande progresso perché in moltissimi casi si ottiene la regressione della malattia e la guarigione della mucosa senza l’uso degli steroidi”.
Sul ruolo dei farmaci biologici, ecco l'opinione di Silvio Danese, Responsabile del Centro per la Ricerca e la Cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali IRCCS Istituto Humanitas di Rozzano (MI): “negli anni abbiamo imparato che lo steroide è un farmaco che va utilizzato solo all’inizio del trattamento e poi il meno possibile perché produce molti effetti collaterali. Abbiamo, inoltre, imparato che la sola azatioprina, un immmunomodulatore utilizzato nella terapia della malattia di Crohn, non è in grado di bloccare la progressione di questa patologia. Lo studio SONIC ci ha fatto compiere un passo in avanti e oggi possiamo affermare che l’uso sempre più precoce di infliximab, da solo o in associazione, nei pazienti ‘giusti’ e cioè quelli con una forma da moderata a grave, può essere la strada giusta da percorrere. Confortati proprio dai risultati di SONIC: 70 per cento di remissioni nei pazienti trattati e guarigione della mucosa nel gruppo con lesioni endoscopiche e malattia con elevati livelli di proteina C reattiva.
Dallo studio è emerso anche un dato importante a proposito della sicurezza della terapia. Aspetto questo molto importante perché ci aiuta nella compliance del paziente ed incoraggia ulteriormente i medici ad utilizzare questo trattamento. Non è un caso, infatti, che anche nelle Linee Guida Europee recentemente pubblicate è chiaramente indicato l’uso precoce del ricorso di infliximab. Ed infine un dato di carattere economico: non esistono studi italiani mirati su questa problematica, ma è evidente che una terapia che riduce in modo sostanziale il ricorso al bisturi e quindi le ospedalizzazioni, limita il ricorso alle indagini strumentali e alle visite, produce anche vantaggi in termini economici per la Sanità. Oltre che in termini di qualità di vita per i pazienti.
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18/05/2010

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