Torna il colera

Un caso in Sardegna dopo 50 anni

Sono passati 50 anni dall'ultimo caso di colera in Sardegna. Ora un uomo di 71 anni è stato ricoverato all'Ospedale Santissima Trinità di Cagliari nel reparto di Malattie infettive, ma le sue condizioni sono stabili e non mostra già più i sintomi dell'infezione.
L'uomo si era rivolto a una guardia medica di Arbus, nel sud della Sardegna, accusando disturbi gastrointestinali. I dirigenti dell'Asl di Cagliari hanno predisposto un protocollo di tracciamento per individuare la catena di contagio nel territorio di provenienza del pensionato.
"È stata sufficiente una terapia essenzialmente reidratante più una antibiotica", rassicura il primario Goffredo Angioni. "Le sue condizioni sono ulteriormente migliorate, quindi dal punto di vista clinico il paziente sta decisamente meglio. Molto probabilmente verrà dimesso a breve".
Il vibrione del colera è stato individuato solo la scorsa settimana, dopo l'esame delle feci del paziente. Il periodi di incubazione della malattia è breve, fra i 2 e i 5 giorni, "per cui si riesce a fare anche un'associazione temporale con l'eventuale fattore di rischio", per esempio i frutti di mare crudi.
"Il sintomo classico è una diarrea profusa; si arriva anche a 30-40 scariche al giorno, anche di più, con emissione di piccole quantità di feci però molto frequenti", aggiunge il primario di Malattie Infettive. "Poi si può avere anche qualche episodio di vomito, mentre generalmente non si ha febbre".
In alcuni casi il colera è asintomatico. "Nei Paesi dov'è endemico - essenzialmente India e Sudest asiatico - tre casi su quattro non sono sintomatici", prosegue Angioni. Tra i fattori che possono aver contribuito all'insorgere dell'infezione c'è sicuramente il caldo, come spiega Angioni: "Ci sono lavori scientifici che già da diversi anni hanno collegato l'attività del plancton di cui si nutre il vibrione a un aumento della temperatura del mare", spiega lo specialista in malattie infettive. "Peraltro, la patologia è caratteristica della stagione estiva, cioè quando c'è una ripresa dell'attività planctonica, quindi del vibrione che si moltiplica e a quel punto può colonizzare e infettare, ad esempio, i frutti di mare, che se assunti crudi possono trasmettere la patologia. Oppure, in Paesi come quelli del Sudest asiatico, la diffusione si deve alla mancanza di sistemi fognari adeguati, che favorisce il terreno in cui il batterio si moltiplica".
Nel mondo i casi di colera sono in crescita, tanto da portare l'International coordinating group (Icg) - gruppo internazionale che gestisce e coordina la fornitura di forniture di vaccini di emergenza e antibiotici ai paesi durante le principali epidemie - a sospendere temporaneamente il regime vaccinale standard che prevede due dosi in risposta alle epidemie di colera, utilizzando invece un approccio a dose singola. Così facendo l'Icg potrà utilizzare le dosi in più paesi.
Da gennaio di quest'anno, 29 paesi hanno segnalato casi di colera, tra cui Haiti, Malawi e Siria, che stanno affrontando grandi focolai. In confronto, nei 5 anni precedenti, meno di venti paesi in media hanno segnalato focolai. La tendenza globale si sta muovendo verso focolai più numerosi, più diffusi e più gravi, a causa di inondazioni, siccità, conflitti, spostamenti di popolazione e altri fattori che limitano l'accesso all'acqua pulita e aumentano il rischio di epidemie di colera.
La strategia vaccinale a base di una sola dose si è dimostrata efficace per rispondere alle epidemie, anche se le prove sull'esatta durata della protezione sono limitate e la protezione sembra essere molto più bassa nei bambini. Con un regime a due dosi, quando la seconda dose viene somministrata entro sei mesi dalla prima, l'immunità contro le infezioni dura tre anni.
Il vantaggio di somministrare una dose è ancora superiore a nessuna dose: sebbene l'interruzione temporanea della strategia a due dosi comporterà una riduzione e un accorciamento dell'immunità, questa decisione consentirà di vaccinare più persone e fornire loro protezione nel breve termine, se la situazione globale del colera continua a deteriorarsi.
Il problema è che l'attuale offerta di vaccini contro il colera è estremamente limitata. Delle 36 milioni di dosi totali previste per la produzione nel 2022, 24 milioni sono già state spedite per campagne preventive (17%) e reattive (83%) e ulteriori 8 milioni di dosi sono state approvate dall'Icg per il secondo round di vaccinazione di emergenza in quattro paesi, illustrando la grave carenza del vaccino. Poiché le aziende produttrici dei vaccini stanno producendo alla loro massima capacità attuale, non esiste una soluzione a breve termine per aumentare la produzione.
Al momento l'unica strategia prevista è quella di passare alla monodose che consentirà di reindirizzare le dosi residue per eventuali necessità per il resto dell'anno. Si tratta però di una soluzione a breve termine, come ricorda l'Oms in una nota stampa, “ma per risolvere il problema nel lungo periodo è necessaria un'azione urgente per aumentare la produzione globale di vaccini. L'Icg continuerà a monitorare le tendenze epidemiologiche globali - conclude l'Organizzazione - nonché lo stato delle scorte di vaccini contro il colera e riesaminerà regolarmente questa decisione”.

10/07/2023 15:45:00 Andrea Sperelli


Notizie correlate