Bikini blues. Quando la prova costume mette ansia

Come fare per superare i timori legati alla prova costume

Le temperature si alzano, le spiagge si ricoprono di ombrelloni colorati e le serate si animano di eventi all'aria aperta. Eccoli, sono loro quei segnali che indicano solo una cosa: la bella stagione è qui.
Ma come la vivono gli italiani? Pare tutto perfetto, invece per molti guardarsi allo specchio in vista della prova costume diventa una vera sfida, tanto che farlo genera ansia. Per approfondire il tema e scoprirne di più, uno studio ha indagato il rapporto degli italiani con la prova costume.
Secondo la ricerca, man mano che le ferie estive si avvicinano e la colonnina di mercurio sale, c'è un 30% di italiani che non vede l'ora di correre in spiaggia con addosso il proprio costume preferito. Ma non tutti vivono l'inizio della bella stagione con lo stesso entusiasmo, anzi. Molti si agitano al solo pensiero di doversi svestire e vorrebbero scappare in capo al mondo fino a settembre: è il bikini blues e colpisce quasi la metà degli italiani (45%), che vive questo momento con ansia e apprensione. Non stupisce che questo malessere affligga soprattutto le donne, il cui corpo è spesso sottoposto a rigidi canoni di bellezza, tanto che la percentuale di chi vive con angoscia la prova costume sale al 60% tra le intervistate di MioDottore, che ha realizzato la ricerca.
Ma perché la prova costume incute tanta paura?
Dai dati di MioDottore emergono due macrocategorie di preoccupazioni che sembrano originare il “bikini blues”: da un lato uno sguardo ipercritico verso sé stessi, dall'altro il timore che siano gli altri - la società - a giudicare. Nello specifico, togliersi di dosso gli abiti invernali ed entrare nel costume da bagno genera spesso sconforto e frustrazione perché si crede di non aver raggiunto la forma fisica desiderata (45%) o perché si è sempre insicuri e insoddisfatti del proprio corpo (23%). In parallelo, anche lo sguardo altrui genera ansia: gli italiani intervistati affermano di paragonare il proprio aspetto esteriore con gli standard estetici predominanti nella società (23%) o con quello dei vicini d'ombrellone (18%) e, a detta loro, escono sconfitti dal confronto.
Ma quale parte del corpo turba di più? I più affermano di sentirsi a disagio per via della zona addominale (62%), troppo sporgente, per nulla tonica e mai come la vorrebbero, ma anche per le gambe, che si confermano un cruccio soprattutto femminile (con il 45% delle donne intervistate che la individuano come una “zona critica”, contro il 10% degli uomini). E per nascondere i loro difetti - o presunti tali - c'è chi non va mai in spiaggia senza un pareo o una camicia leggera con cui coprirsi (39%) o chi prova a mantenere una postura valorizzante (17%), in poche parole: “pancia in dentro, petto in fuori”.
Chi ipotizza che fare shopping possa rientrare tra le tecniche di mindfulness estive, si sbaglia: per oltre 1 italiano su 3 (35%) è fonte di ulteriore agitazione. Come mostrano i dati, infatti, a far impennare lo “stressometro” è anche l'agitazione di non riuscire a trovare un modello valorizzante o della giusta taglia (20%) e il confronto con le temibili luci dei camerini dei negozi (15%), che sembrano capaci di evidenziare anche le più piccole imperfezioni fisiche.
Dallo studio, inoltre, pare complesso anche il rapporto con le foto in spiaggia. Se una piccola parte degli italiani dichiara di adorare le foto in costume (18%), i restanti sono dell'idea opposta: di questi, c'è chi si scatta un selfie in bikini avendo massima cura di non immortalare determinate parti del corpo (18%), chi lo fa esclusivamente in specifiche circostanze (24%), come in caso di foto di gruppo, e chi fugge a gambe levate quando intravede un obiettivo fotografico, perché detesta farsi ritrarre in costume (29%). E quando poi si tratta di dover condividere con gli altri i ricordi di un'estate al mare, anche coloro che amano farsi le foto in costume fanno un passo indietro e non pubblicano mai questo tipo di scatto sui social media (49%) o, se lo fanno, è solo perché hanno prima modificato e tagliato la loro immagine in costume (12%).
Come godersi l'estate e gestire l'ansia da prova costume? 3 consigli della psicologa

“Quando ci si deve svestire, molte volte si presenta un conflitto tra potenzialità e idoneità, tra desiderio di piacere e paura di essere rifiutati. In un'epoca in cui sempre più spesso i corpi vengono valutati in base a definiti indicatori di performance e a stringenti canoni estetici, indossare un costume da bagno può diventare un banco di prova per l'identità e il valore personale”, spiega la psicologa Marilena Nacci.
Ma come fare, quindi, per gestire il “bikini blues” e non farsi sopraffare dalla paura di essere inadeguati? Secondo l'esperta, ci sono 3 suggerimenti per godersi l'estate al mare senza (troppe) preoccupazioni:

1) Accettare le emozioni vissute - L'ansia sopraggiunge quando un'emozione disturbante non viene considerata o non è permessa e diventa, dunque, qualcosa di invisibile e al tempo stesso paralizzante. Al contrario, individuare il “perché” ci si sente inadeguati in costume da bagno permette di riconnettersi alle emozioni più intime e rivivere le esperienze del passato che le hanno scaturite per poi provare ad affrontarle e rielaborarle con maggiore consapevolezza.
2) Cambiare il dialogo interiore - Molto spesso la paura di non essere “abbastanza” poggia su un dialogo interiore giudicante, critico e accusatorio. Si rivolgono a sé stessi messaggi e parole capaci di offendere e svalutare, si attacca l'aspetto fisico per colpire il valore e l'identità personale. Inventare un nuovo linguaggio e parlarsi con amore e accettazione può invece sollevare l'autostima e la fiducia in sé.
3) Inspirare, espirare - Gli esercizi di respirazione sono utili alleati nella gestione dell'ansia. Quando si innesca la spirale dell'autocritica, la si può bloccare utilizzando il respiro: concentrarsi sulla respirazione permette infatti di dirigere il pensiero su qualcosa di materiale e di concreto, interrompendo il flusso di pensieri negativi.

06/06/2023 14:35:00 Andrea Sperelli


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