Autismo, quasi sempre dipende dal Dna

L'origine genetica della malattia sembra ormai accertata

È ormai quasi certo il ruolo attivo del Dna nell'insorgenza dell'autismo. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Jama da un gruppo di ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York.
Lo studio, diretto da Sven Sandin, afferma che l'origine della malattia sia da attribuire per l'83% a tratti genetici ereditari. Finora si pensava invece che il Dna avesse la stessa importanza di fattori ambientali quali l'esposizione a determinate sostanze, infezioni e stili di vita.
Allo studio hanno preso parte 37.570 coppie di gemelli, 2.642.064 coppie di fratelli non gemelli, 432.281 coppie di “fratellastri” figli della stessa madre e 445.531 figli dello stesso padre.
Nel corso della ricerca, l'autismo è stato diagnosticato a un totale di 14.516 bambini. Lo studio ha rivelato che il rischio che due fratelli siano entrambi autistici sale proporzionalmente all'aumentare della loro somiglianza genetica. Ciò ha portato a concludere che l'ereditabilità dell'autismo si attesta all'83 per cento, mentre il peso dei fattori ambientali è quantificabile nel 17 per cento.
Anche uno studio pubblicato su Jama Psychiatry si è concentrato sull'analisi delle influenze genetiche nello sviluppo dei disturbi dello spettro autistico.
Il lavoro firmato da Beata Tick e dai suoi colleghi del King's College di Londra ha preso in esame tutte le coppie di gemelli nati fra il 1994 e il 1996 in Inghilterra e Galles. Le oltre 7mila coppie di gemelli sono state valutate grazie a diversi strumenti utilizzati solitamente per lo screening: il Childhood Autism Spectrum Test (6.423 coppie), il Development and Well-being Assessment (359), l'Autism Diagnostic Observation Schedule (203), l'Autism Diagnostic Interview-revised (205), e una diagnosi per best-estimate (207 coppie).
Per tutte le misure del disturbo dello spettro autistico (Asd), gli autori hanno osservato che le associazioni tra gemelli omozigoti erano più elevate che tra i gemelli eterozigoti, e hanno derivato delle stime di ereditabilità tra il 56 e il 95%.
«Concludiamo che la vulnerabilità all'Asd e a una manifestazione più genericamente di autismo profondo nei gemelli del regno Unito di 8 o più anni deriva da sostanziali influenze genetiche e da moderate influenze ambientali non condivise», scrivono gli autori.
Un altro progetto di ricerca ambizioso al quale hanno partecipato oltre 200 scienziati di tutto il mondo e che ha condotto alla scoperta di un nuovo gruppo di geni difettosi legati all'insorgenza dell'autismo. I geni in questione servono a porre le premesse per una buona comunicazione fra i neuroni, attraverso la creazione delle sinapsi.
Il Progetto Genoma Autismo è partito nel 2002 e ha visto la partecipazione anche dell'Italia tramite il team guidato da Elena Maestrini dell'Università di Bologna. Gli scienziati hanno compiuto un enorme lavoro di ricerca nel Dna di migliaia di individui sani e autistici per trovare quei geni implicati nella malattia e gettare così le basi per un miglioramento futuro della capacità di diagnosi della patologia e del trattamento della stessa, oltre che per la messa a punto di un test predittivo che calcoli le probabilità di concepimento di un figlio autistico.
In una dichiarazione rilasciata all'Ansa, la dott.ssa Maestrini precisa: «Tra i geni coinvolti nell'autismo trovati in questo studio ve ne sono anche alcuni (come Shank2 e Shank3) che anche da soli sono sufficienti a scatenare la malattia; quindi una piccola percentuale di casi di autismo è causata da un singolo gene difettoso».
La sperimentazione ha riguardato circa 2300 persone (1000 soggetti autistici e 1300 sani) che sono stati sottoposti a un'analisi del Dna particolare, che ha permesso di scoprire, in base a una risoluzione cento volte maggiore di quella utilizzata nel lavoro precedente del Consorzio, anche le più piccole variazioni del patrimonio genetico dei volontari.
«Questa volta grazie alle tecnologie di analisi del Dna che si fanno sempre più sofisticate, siamo riusciti a esaminare un milione di punti del genoma, mentre prima ne avevano esaminati solo 10 mila. In particolare in questo studio abbiamo preso in esame le mutazioni cosiddette 'CNV', ovvero mutazioni caratterizzate dall'assenza o dalla duplicazione di piccoli pezzetti di Dna che interferiscono con la sequenza di un gene distruggendola», ha commentato la dott.ssa Maestrini.
Il quadro che ne è emerso è particolarmente complesso; le mutazioni legate alla presenza dell'autismo sono molte e molto rare, rendendo così il lavoro dei medici piuttosto complicato. Il progetto comunque andrà avanti, come assicura la dott.ssa Maestrini: «Il lavoro del consorzio va avanti, il progetto è arruolare diverse migliaia di nuovi pazienti e anche, quando le tecniche lo permetteranno, di arrivare a scrivere la sequenza completa del genoma di più pazienti».
Il primo risultato certo dello studio è il nesso fra il malfunzionamento delle sinapsi che ostacola la comunicazione fra i neuroni e l'insorgenza della malattia.
Il Consorzio di ricerca ha pubblicato gli esiti della sperimentazione sulla rivista Nature.

27/09/2017 Andrea Piccoli


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