Long Covid, la fotobiomodulazione migliora i sintomi

Studio italiano propone nuovo protocollo terapeutico

Una ricerca italiana sostiene l'efficacia della fotobiomodulazione nel trattamento dei sintomi associati a Long Covid.
La dottoressa Federica Peci - psicologa, esperta dell'area neuropsicologica e ricercatrice in Neuroscienze cognitive - è fra gli autori dello studio che verrà presentato al prossimo congresso della SIN - Società italiana di neurologia - a Milano.
Lo studio è stato condotto da un gruppo di esperti provenienti da diverse realtà: il Poliambulatorio Giano di Cesena, l'Ospedale Rizzoli di Bologna, l'Istituto San Celestino di Milano e con la collaborazione di Cerebro®, la premiata Startup di biotecnologie per riabilitazione cerebrale.
Lo studio ha dimostrato che il trattamento di Fotobiomodulazione allevia i sintomi dell'infezione da SARS-CoV-2 e la Sindrome da Long Covid. Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno preso in esame 22 soggetti di età compresa tra i 43 e 76 anni che erano stati reclutati tra il 2015 e il 2019 per valutare la loro funzione cerebrovascolare con la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS). Di questi, come ha spiegato la dottoressa Peci, tra gli autori della pubblicazione scientifica, in 16 hanno aderito alla rivalutazione con NIRS 6-12 mesi dopo l'infezione da SARS-CoV-2, nel periodo tra il 2021 e il 2022.
«I 16 soggetti sono stati sottoposti a protocolli riabilitativi per la Neuroinfiammazione con il dispositivo di Fotobiomodulazione Cerebro® per un totale di 10 sedute, 2 volte a settimana», ha spiegato la dottoressa Peci. «Alla fine del ciclo di trattamento sono stati rivalutati con NIR Cerebro® Infrared. I dati ottenuti dalle valutazioni pre-Covid, post-Covid e post-trattamento sono stati confrontati in termini di variazione degli stati emodinamici. Ebbene, il confronto dei dati ha mostrato un marcato miglioramento post-trattamento nei pazienti con compromissione della funzione cerebrale-vascolare post-Covid. In particolare 3 soggetti su 16 hanno riportato un ripristino totale del funzionamento emodinamico iniziale dopo il trattamento di neuromodulazione; i restanti 13 un aumento dell'attività di scambio vascolare post-Covid superiore alla valutazione pre-Covid. In generale possiamo confermare che anche dopo la suddivisione in sintomatologia, età e genere, i punteggi hanno mostrato risultati positivi. Nessuno dei soggetti ha avuto un peggioramento dopo il ciclo di trattamento».
«Il trattamento di Fotobiomodulazione transcranica effettuato con NIR Cerebro® Infrared è stato efficace nel migliorare i sintomi neuroinfiammatori», ha commentato la ricercatrice. «La Fotobiomodulazione è una tecnica non invasiva che, attraverso uno specifico tipo di luce, modula l'attività delle nostre cellule cerebrali. La metodica si basa infatti sul passaggio non invasivo di luce a basso flusso sulla superficie cerebrale corticale, a una lunghezza d'onda nel vicino infrarosso. Esporre tessuti neuronali a queste lunghezze d'onda innesca un processo in grado di aumentare il metabolismo e il flusso ematico cerebrale. Grazie a questo aumento di ossigenazione e dei processi emodinamici migliorano tutte le principali funzioni cognitive di alto livello».
«La Sindrome da Long covid è una situazione di cronicità successiva all'infezione, i cui effetti si ripercuotono su tutti i sistemi e gli apparati: polmonare, epatico, cardiaco, renale e, non ultimo, il sistema nervoso centrale», spiega la dottoressa Peci. Per quest'ultimo aspetto, il coinvolgimento del sistema nervoso centrale, la Sindrome da Long Covid è associata a cambiamenti di umore, difficoltà cognitive, mal di testa, affaticamento, vertigini, perdita di memoria, confusione e deficit di attenzione. I disturbi cognitivi legati alla Sindrome da Long Covid, anche a seguito di forme lievi di infezione, sono associati alla neuroinfiammazione: il virus si propaga portando un'infiammazione incontrollata. Ecco perché la Fotobiomodulazione è stata efficace nella riduzione dei sintomi».
L'Istituto San Celestino, che firma la ricerca, ha messo a punto un protocollo neuroriabilitativo per combattere la Sindrome da Long Covid «Il protocollo si divide in 2 fasi», ha spiegato il direttore sanitario, il dottor Samorindo Peci. «La prima consiste nella valutazione clinica che passa attraverso strumenti di diagnostica come la spettroscopia nel vicino infrarosso. La seconda, dopo la raccolta dei dati, del quadro clinico del paziente, consiste nella pratica di esercizi di fisioterapia respiratoria, uniti a un trattamento di stimolazione cognitiva. Tutto coadiuvato da un piano alimentare ritagliato su misura per il paziente. La standardizzazione è data solamente dalle metodiche utilizzate, per impostare un vero piano di riabilitazione è necessario conoscere il paziente, il suo vissuto e le sue abitudini per far sì che i professionisti si adeguino a lui e non viceversa».

30/11/2022 15:12:00 Andrea Sperelli


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