L'informazione fa smettere di fumare

Migliore accesso alle evidenze scientifiche spingerebbe molti a rinunciare

Due terzi dei fumatori italiani adulti sarebbero disposti ad abbandonare le sigarette per convertirsi al fumo elettronico se avessero un più facile accesso alle evidenze scientifiche.
A dirlo è uno studio dell'Istituto di ricerca indipendente Povaddo commissionato da Philips Morris International e realizzato in 26 paesi su un campione di 30mila persone.
Lo studio evidenzia l'importanza dell'informazione per le scelte dei tabagisti. Stando all'indagine, infatti, ben l'89% dei fumatori italiani che sono passati alle sigarette elettroniche dichiara di averlo fatto sulla base di "un'informazione accurata sulle differenze tra questi prodotti e le sigarette tradizionali".
Mentre gli effetti del fumo tradizionale sono quasi universalmente noti, ancora poco si sa sulle caratteristiche dei prodotti alternativi.
"In Philip Morris International diamo priorità alla trasparenza nella trasformazione del nostro business verso un futuro senza fumo, chiedendo alla politica, alla comunità scientifica e alle Ong di rivedere e verificare i risultati dei nostri studi scientifici - dichiara Grégoire Verdeaux, Senior Vice President, External Affairs di Philip Morris International - Fornendo ai fumatori adulti informazioni basate sulla scienza relative ai prodotti alternativi, possiamo accelerare il declino delle sigarette per renderle un ricordo del passato nel più breve tempo possibile".
Tuttavia, non tutti sono concordi nel definire le sigarette elettroniche un'alternativa salutare e innocua a quelle tradizionali.
Secondo uno studio della Duke University, nelle e-cig ci sarebbe un composto chimico mai osservato prima in grado di creare gravi problemi respiratori.
La sostanza nasce dall'incrocio fra gli aromi utilizzati e i solventi contenuti nel dispositivo. La vaporizzazione finirebbe per creare il composto nocivo.
Uno degli autori della ricerca, Sven Jordt, spiega: “La nuova sostanza chimica identificata va a irritare le terminazioni nervose della gola, crea infiammazione cronica e ciò può portare ad asma e enfisema”.
Lo studio, pubblicato su Nicotine and Tobacco Research, sottolinea il fatto che il composto non era mai stato notato prima perché si forma in una fase della vaporizzazione non considerata in precedenza.
Aromi come la vaniglia, la ciliegia e la cannella reagiscono al contatto con il liquido formato da propilene di glicolo, glicerina e nicotina, finendo per formare gli acetali, sostanze che irritano le vie respiratorie.
Secondo un altro studio pubblicato su Pnas dall'Università di New York, l'esposizione al fumo delle sigarette elettroniche ha effetti negativi sul Dna, modificando in particolare le cellule cardiache, dei polmoni e della vescica e aumentando il rischio di cancro.
Sarebbero soprattutto nicotina e nnk (chetone nicotina-derivato della nitrosammina) le sostanze imputate di questi effetti.
Nel complesso, le sigarette elettroniche hanno un numero di agenti cancerogeni inferiore rispetto alle sigarette tradizionali, ma gli “svapatori” non sono immuni dal rischio di cancro e sono comunque più esposti di chi non fuma al pericolo di insorgenza della malattia, in particolare cancro della vescica e dei polmoni.
Meno allarmista la posizione di Fabio Beatrice, docente dell'Università di Torino e direttore della S.C. di Otorinolaringoiatria e del Centro Antifumo dell'Ospedale S.Giovanni Bosco del capoluogo piemontese, il quale, intervistato da Repubblica, afferma la quasi totale innocuità delle e-cig: "Le e-cig producono una quantità di sostanze cancerogene e irritanti nettamente inferiore rispetto al fumo tradizionale. La produzione di cancerogeni nel vapore di sigaretta elettronica è stata ampiamente studiata. E quando questa grandezza viene correttamente analizzata, lo si fa mettendola a paragone con la produzione di cancerogeni delle sigarette tradizionali. In questo modo, le evidenze scientifiche hanno dimostrato che le sigarette elettroniche producono sostanze nocive in misura di almeno il 95% inferiore rispetto al normale fumo da combustione dei prodotti del tabacco tradizionale".
In sostanza, è vero che chi fuma sigarette elettroniche rischia più di un non fumatore, ma nella misura di un 5 per cento.
Secondo uno studio realizzato da un gruppo di ricerca multidisciplinare coordinato da Moreno Paolini, docente del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'Università di Bologna, i cui risultati sono stati da poco pubblicati su Scientific Reports-Nature, le sigarette elettroniche andrebbero comunque evitate.
I ricercatori dell'Alma Mater hanno avviato un'indagine tossicologica approfondita nel modello animale per capire meglio quali possono essere gli effetti dei vapori prodotti dalle e-cig.
“A livello polmonare - spiega Moreno Paolini - i vapori delle sigarette elettroniche producono un effetto inducente sugli enzimi bioattivanti, mentre inibiscono quelli detossificanti: un insieme di perturbazioni che, se confermate sull'uomo, potrebbe portare alla trasformazione di sostanze pre-cancerogene in cancerogeni finali”.
Lo studio ha mostrato una diminuzione della capacità antiossidante del tessuto polmonare e l'aumento della produzione di radicali liberi: due condizioni che hanno un ruolo primario nel generare quello “stress ossidativo” spesso imputato come causa o concausa di tumori, invecchiamento cellulare e malattie degenerative. E c'è anche un dato del tutto nuovo e inaspettato che emerge tra le conseguenze dell'esposizione ai vapori delle e-cig: un aumento significativo dei livelli di colesterolo e degli acidi grassi saturi a cui è associato un importante fattore di rischio per le patologie cardiovascolari.
“Ma la scoperta senza dubbio più preoccupante - aggiunge Donatella Canistro, ricercatrice Unibo e principal investigator dello studio - riguarda la capacità che questi vapori hanno di danneggiare l'informazione genetica all'interno della cellula. Negli animali esposti alle e-cig, in particolare, sono stati osservati danni al DNA delle cellule del sangue”. Alterazioni, queste, che possono concorrere allo sviluppo di patologie tumorali.

29/09/2021 14:40:00 Andrea Sperelli


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