Nuova terapia per candidemia e candidiasi

L'effetto del farmaco rezafungina

La diffusione di candidemia e candidiasi invasiva negli ospedali italiani, a carico di pazienti critici, in terapia intensiva, lungodegenti, cronici e con comorbidità, continua a impegnare il Servizio sanitario nazionale, in particolare per la prevenzione delle infezioni ospedaliere.
Tali forme rappresentano oggi un'importante sfida per la sanità in Italia. Nel frattempo, un nuovo strumento terapeutico (già autorizzato dall'Agenzia europea dei medicinali) potrebbe dare un contributo rilevante nella gestione del paziente critico.
Spiega Monica Mangone, Value access and pricing director di Mundipharma, la multinazionale che ha ricevuto l'approvazione europea per un nuovo farmaco antifungino, indicato per il trattamento della candida invasiva nei pazienti adulti: “Negli ultimi anni si è assistito a un aumento delle infezioni fungine invasive che riflette verosimilmente il numero di pazienti immunocompromessi o con comorbidità in ambito ospedaliero. È peraltro un obiettivo centrale del Ssn, anche per il 2024, lavorare per ridurre e prevenire le infezioni ospedaliere che possono derivare da grandi interventi chirurgici o da immunocompromissione del paziente ospedalizzato”.
I dati di letteratura suggeriscono che la mortalità conseguente a candidiasi o altre infezioni fungine invasive possa arrivare fino al 40 per cento. Tuttavia i dati relativi alla prevalenza e all'incidenza dei pazienti che incorrono in questa patologia ogni anno non sono univoci essendo una patologia rara, a oggi si stima che vi siano più di 25 mila pazienti trattati per infezione da candidemia.
Un recente studio condotto dall'Università Liuc e Crems (Centre for Research on Health Economics Social and Health Care Management) riporta inoltre che esiste anche una grande variabilità di casi legata alla gravità dei soggetti trattati, sia a livello regionale che locale (congresso della Società italiana di Health Techology Assessment-Sihta, novembre 2023).
Non solo un aumento dei casi come osservato negli ultimi anni, ma anche un cambiamento del substrato biologico della Candida, con problemi di farmacoresistenza. Dal punto di vista infettivologico si parla di Candida albicans e non-albicans.
“La Candida albicans - osserva Paola Stagni, direttrice della sezione Medica Mundipharma di Italia e Spagna - è la specie più frequente ma negli ultimi anni si registra un aumento di altre tipologie come la Candida parapsilosis e Candida glabrata, infezioni dovute a un aumento di pazienti immunodepressi, all'aumento dell'uso di farmaci antifungini, e a un incremento di patologie croniche respiratorie e di epidemie nosocomiali. Candida parapsilosis e Candida glabrata mostrano una ridotta sensibilità a echinocandine e azoli rendendo più difficile il trattamento. La Candida glabrata è oggi la specie più resistente alle echinocandine”.
“Il gruppo italiano di sorveglianza delle infezioni nelle emopatie (Seifem) trova che il 67 per cento delle candidemie - prosegue Stagni - sia ora dovuto a specie non-albicans, in particolare parapsilosis, glabrata, krusei e tropicalis. Dallo studio Seifem emerge anche che queste infezioni stanno aumentando nei reparti di Medicina interna italiani. Un nuovo agente patogeno, inoltre, preoccupa il nostro Paese e riguarda il numero di casi sostenuti da Candida auris caratterizzata da un'elevata trasmissibilità, dalla farmacoresistenza in ambiente ospedaliero (in particolare al fluconazolo) e da difficoltà nel porre la diagnosi con le tecniche standard”.
Per candidemia si intende la presenza di infezione da Candida nel flusso ematico, mentre la candidiasi invasiva è un'infezione più profonda dei tessuti.
“La candidemia è una tra le più comuni infezioni fungine e negli ultimi anni l'incidenza è molto aumentata”, dichiara Stagni.
“In Italia vediamo differenze tra le regioni, anche in relazione alla tipologia di Candida. In generale parliamo di 3,88 casi su 100 mila abitanti l'anno, con un range che varia da 1.0 a 10.4. L'incidenza, a partire dagli anni Novanta, è aumentata in seguito all'incremento della popolazione ad alto rischio: in particolare pazienti critici ricoverati in terapia intensiva, anziani con comorbidità e patologie croniche o, ancora, immunodepressi e oncologici. La maggior parte di queste infezioni sono nosocomiali ma sta aumentando l'incidenza nei pazienti dimessi: ciò è dovuto anche al crescente impiego di dispositivi endovenosi a lungo termine, come ad esempio i cateteri centrali nei pazienti in chemioterapia o post-chirurgici”.
La candidiasi invasiva invece è un'infezione più profonda, di difficile diagnosi, non sempre associate a candidemia.
Prosegue Stagni: “Soltanto nel 17 per cento dei casi è possibile porre la diagnosi in emocoltura. Si tratta di pazienti prevalentemente in terapia intensiva e nell'80% dei casi provengono solitamente da interventi di chirurgia addominale. Il riscontro clinico della forma invasiva si esprime più spesso in endocarditi e infezioni addominali o del tratto urinario. Ma non mancano situazioni più gravi come meningiti, encefaliti e infezioni contigue a seguito di traumi o chirurgia”.
Aggiunge Mangone: “Sappiamo che il costo del ricovero in terapia intensiva per candidiasi invasiva - mediamente tra 7 e 14 giorni o anche fino a 4 settimane - varia in base al livello di gravità del paziente e alle comorbidità. Lo studio della Liuc effettuato in Italia riporta dati di costo molto variabili associati alla degenza di questi pazienti. Tuttavia, il costo totale per la presa in carico di ogni paziente colpito dalla malattia invasiva o candidemia in Italia si aggira dai 31 mila ai 117 mila euro all'anno, tale variabilità è legata a diversi fattori, quali gravità del paziente, numero di giorni di degenza in terapia intensiva ed è influenzato da un elevato tasso di mortalità”.
Il nuovo antifungino, rezafungin, appartenente al gruppo delle echinocandine, ha ottenuto lo scorso ottobre il parere positivo da parte del Comitato per i farmaci a uso umano (Chmp) dell'Ema, con approvazione da parte della Commissione europea il 22 dicembre.
In virtù di tale parere positivo, spiega Mangone, “Mundipharma Italia ha già aperto il dialogo con le istituzioni nazionali e regionali al fine di garantire ai pazienti, anche in Italia, una nuova alternativa terapeutica lavorando in collaborazione e garantendo sostenibilità e ricerca per migliorare la cura dei pazienti colpiti da questa patologia”.
Aggiunge Stagni: “Il farmaco è oggi già conosciuto nell'ambito specialistico italiano con un programma di uso compassionevole Expanded Access Program (Eap), in corso da dicembre 2022”.
L'approvazione europea di rezafungina si è basata principalmente su due studi clinici. Il primo, Re- STORE, è uno studio randomizzato in doppio cieco di fase 3 in cui il farmaco è stato comparato con caspofungina su 200 pazienti colpiti da candidemia o candidiasi invasiva.
L'indagine dimostra la non-inferiorità di rezafungina sui due endopoint principali: il tasso di cura globale al giorno 14 e la mortalità per tutte le cause a 30 giorni. Il secondo studio, di fase 2, ha peraltro attestato l'efficacia e la sicurezza dell'impiego del farmaco.
Un'ulteriore metanalisi dei dati raccolti dai due studi supporta le evidenze sui risultati relativi agli endpoint primari e suggerisce che rezafungina possa ridurre i tempi di eradicazione del patogeno come osservato in emocultura.

08/03/2024 10:25:00 Andrea Piccoli


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