Protesi al seno, rischio di linfomi

Aumentano le segnalazioni legate all'innesto di protesi

Il rischio di linfoma a larghe cellule anaplastico, raro tipo di tumore del sistema immunitario, sembra crescere a causa dell'innesto di una protesi al seno.
A suggerirlo è l'aumento delle segnalazioni evidenziato da un rapporto della Fda americana. In base ai dati, dal 2011 sono stati segnalati 414 casi e 9 decessi.
Nella metà dei casi, gli episodi si sono verificati entro 8-9 anni dall'impianto. Il tumore si sviluppa nelle capsule di tessuto cicatriziale che si formano intorno all'impianto. La buona notizia è che questo tipo di cancro è normalmente trattabile con la semplice rimozione e difficilmente dà conseguenze gravi, anche se nei casi peggiori servono anche chemio e radio. La formazione sembra essere legata al tipo di protesi usata, con quelle ruvide che sono più pericolose di quelle lisce, mentre il riempimento non sembra influire.
"Se una donna con le protesi non ha problemi non c'è motivo di rimuoverle - si legge nel comunicato -, e il linfoma sembra essere molto raro. Ma chi sceglie di farsi impiantare le protesi deve essere informato del potenziale problema, e del rischio aumentato con le protesi ruvide".
Non esistono ancora ipotesi sui motivi per cui la struttura delle protesi modifichi la natura del rischio, come conferma Alex Wong, chirurgo plastico della Southern California University: "I test di laboratorio hano mostrato che i tessuti animali reagiscono diversamente a livello di attività genetica alle protesi lisce e ruvide, ma ancora non abbiamo capito per quale motivo questa caratteristica conta".
A confermare il rischio è anche una ricerca condotta da scienziati dell'Università di Vienna con la collaborazione di colleghi degli atenei di Cambridge, Liverpool e Swansea. Lo studio, pubblicato su Mutation Research, mostra l'associazione esistente fra le protesi al seno e la possibile insorgenza di questo raro linfoma maligno noto con la sigla ALCL.
Si tratta di un tipo di linfoma non Hodgkin che appartiene al gruppo delle neoplasie delle cellule T periferiche. In realtà colpisce in prevalenza gli uomini, ma nelle donne con protesi al seno l'incidenza si inverte ed è molto più alta rispetto a quella delle donne senza protesi.
Lo studio ha analizzato 71 casi di pazienti affetti da ALCL. Il linfoma si è sviluppato circa 10 anni dopo l'intervento di mastoplastica additiva e secondo le analisi effettuate dagli scienziati la neoplasia sarebbe cresciuta nel tessuto cicatriziale creatosi attorno alla protesi.
In realtà ci sono ricerche che offrono risultati contrastanti e certamente più rassicuranti per chi decide di intervenire sul proprio seno. Ad esempio uno studio pubblicato sull'International Journal of Cancer da un'équipe canadese ha preso in esame nell'arco di 10 anni circa 25.000 donne che avevano ricevuto protesi mammarie estetiche e 16.000 che avevano subito interventi di chirurgia estetica. Confrontando l'incidenza del cancro tra le donne con protesi e la restante popolazione femminile si è riscontrato un tasso di cancro al seno e all'endometrio ridotto rispetto alle donne che avevano subito altri interventi chirurgici.
"Non abbiamo osservato - affermano nello studio - alcun aumento del rischio di forme più rare di cancro tra queste donne. Una riduzione di incidenza del cancro al seno è invece stata osservata per le donne con protesi sottoghiandolari rispetto alle donne con protesi sottomuscolari. Un possibile aumento di incidenza del cancro al seno subito dopo l'aumento del seno con protesi in poliuretano deve ancora essere verificata”.
Un ulteriore studio canadese riporta però che la chirurgia estetica al seno potrebbe ritardare la diagnosi del tumore. A rassicurare gli animi interviene il professor Mario Dini, specialista di Chirurgia Plastica ed Estetica a Firenze e Milano: “Attenzione a parlare di emergenza e a diffondere eccessive preoccupazioni. Se è vero che una diagnosi precoce aiuta a combattere la malattia abbassando così il rischio di morte, ciò vale per tutte le patologie oncologiche e non ha dunque alcun rapporto privilegiato con l'inserimento di protesi mammarie”.
Quest'ultima ricerca - condotta su un campione di 409 donne con protesi mammarie estetiche e su 444 donne con altri interventi di chirurgia estetica, alle quali è stato diagnosticato un tumore al seno - evidenzia che le donne che hanno effettuato l'impianto di protesi al seno corrono un rischio tre volte superiore di una diagnosi tardiva del tumore. Secondo lo studio, a rendere complicata la rilevazione del tumore è la presenza della massa "anomala" contenuta nella zona soggetta alle verifiche con i macchinari. “Le tecnologie presenti oggi in Italia - aggiunge Dini - fanno sì che un buon radiologo possa scoprire l'esistenza di un tumore anche in presenza di protesi. Da qui il consiglio di rivolgersi sempre a centri professionali, dove gli specialisti siano in grado di scoprire eventuali anomalie anche in presenza di protesi. Lo stesso studio, infine, conferma che non è stato affatto osservato un aumento statisticamente rilevante del tasso di mortalità tra le due categorie. In altre parole, le protesi al seno possono al limite far allungare i tempi di diagnosi, ma non fanno aumentare affatto il tasso di mortalità”.

28/11/2018 Andrea Sperelli


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