I farmaci che riducono la cardiotossicità della chemio

Utili i beta-bloccanti e gli ace-inibitori

Le donne che devono affrontare un ciclo di chemioterapia per un carcinoma mammario possono trarre beneficio dall'assunzione di beta-bloccanti e ace-inibitori, che hanno l'effetto di ridurre la cardiotossicità della terapia antitumorale.
A evidenziarlo è una sottoanalisi dello studio Safe, pubblicato su Jama Oncology.
I risultati sono stati presentati nel corso del 'Breast symposium' - che si è tenuto a Copenhagen nell'ambito del Congresso Estro 2022 (European society of radiation oncology) - da Icro Meattini, professore associato di Radioterapia oncologica dell'Università di Firenze e consigliere della Fro. «L'efficacia crescente delle terapie contro il cancro» - spiega Meattini - «dà luogo, come auspicato, a un costante
aumento dei pazienti lungosopravviventi, rispetto ai quali diviene sempre più importante valutare, e se possibile prevenire, le conseguenze non solo della malattia, ma anche dei trattamenti ricevuti. E la cardiotossicità - che può manifestarsi durante la terapia oppure a distanza di mesi o anche di molti anni - è uno dei principali effetti indesiderati dei trattamenti chemioterapici e radioterapici. L'interim analysis presentata al Congresso Estro evidenzia che il rischio di tossicità cardiaca, nelle pazienti affette da carcinoma mammario sottoposte a radioterapia e chemioterapia post-operatoria a base di antracicline, può essere ridotto grazie all'impiego di farmaci antipertensivi e cardioprotettori già ampiamente in uso nella pratica clinica, quali beta-bloccanti e Ace-inibitori. Questi farmaci», conclude Meattini, «si mostrano in grado di contrastare il rimodellamento cardiaco e la riduzione della funzionalità cardiaca».
«La missione della FRO» sottolinea Lorenzo Livi, professore ordinario di Radioterapia oncologica dell'Università di Firenze e volontario della Fro «è quella di supportare i pazienti che devono affrontare il percorso di cura con radioterapia, sia nel vasto campo della clinica e dell'assistenza, sia attraverso l'attività di ricerca. La tossicità
cardiaca è uno dei principali problemi legati alle cure anticancro. Eventi ischemici, aritmie, versamento pericardico, ridotta funzione contrattile e cardiomiopatie sono alcuni dei più diffusi rischi, di breve e lungo termine, che possono irrompere nella vita delle persone che hanno affrontato con successo la chemio- e la radioterapia. Da questo punto di vista, le evidenze emerse di recente dagli approfondimenti condotti dal nostro gruppo di studio rivestono particolare rilievo clinico, perché il trattamento con antracicline riguarda circa un quinto delle donne trattate per carcinoma mammario - a sua volta uno dei più diffusi tipi di cancro - e questi
chemioterapici possono provocare un danno miocardico irreversibile, poiché legato al danneggiamento diretto dei cardiomiociti. Affrontare questi rischi attraverso l'impiego di farmaci noti e molto diffusi nella pratica clinica (quindi gestiti agevolmente dagli specialisti) e dal profilo di sicurezza ormai consolidato, può rivelarsi una preziosa arma preventiva. Si tratta», aggiunge Livi, «di acquisizioni di grande valore: non solo per il singolo paziente, ma anche per il sistema nel suo complesso, poiché la popolazione delle persone che hanno superato le malattie oncologiche aumenta di continuo, e quindi è sempre più cruciale che siano persone in buona salute, che non soffrano delle conseguenze della chemio- e radioterapia, spesso impiegate congiuntamente. Nel nostro campo ridurre le radiazioni somministrate, attraverso tecniche di ipofrazionamento, e gestire gli effetti indesiderati della chemioterapia, per esempio con l'impiego di beta-bloccanti e Ace-inibitori, rappresentano strategie congiunte che possono avere un impatto tangibile nella riduzione del rischio di tossicità cardiaca nelle pazienti con tumore della mammella».

07/06/2022 15:30:00 Andrea Sperelli


Notizie correlate