Una nuova classificazione dei noduli tiroidei

È italiano il nuovo lavoro per migliorare la diagnosi

L'Italia si fa capofila di una nuova classificazione dei noduli della tiroide per la messa a punto di strategie terapeutiche più appropriate ed efficaci. Lo fa nell'ambito del IX Corso multidisciplinare di Patologia e Citologia tiroidea che si è svolto presso il Policlinico Gemelli di Roma in questi giorni.
L'obiettivo è di facilitare e orientare la scelta verso un approccio medico o chirurgico. La nuova classificazione è stata realizzata dai membri del Comitato italiano Siapec-Ait (Società italiana di Anatomia patologica e Citologia diagnostica - Associazione italiana della tiroide) in collaborazione con i maggiori esperti di lesioni tiroidee quali Virginia A. Livolsi e Zubair Baloch della University of Pennsylvania di Philadelphia.
Il lavoro tende a limitare il ricorso all'asportazione chirurgica limitandolo alle lesioni con forte probabilità di malignità e utilizzando per le altre lesioni - circa il 90 per cento - la terapia farmacologica e un follow up accurato.
Guido Falda, coordinatore scientifico del corso, spiega: “sono solo tre le comunità scientifiche al mondo che hanno compiuto questo sforzo: quella del Regno Unito, l'Italia e gli Stati Uniti. Nel 2007 avevamo presentato la classificazione italiana Siapec-Iap, pubblicata nel 2008 e inclusa nelle Linee guida italiane per la gestione delle lesioni nodulari tiroidee. In quella classificazione si prevedevano 5 categorie diagnostiche, ognuna delle quali caratterizzata da una differente e appropriata terapia. Queste categorie, dette Tir, hanno una gradazione da 1 a 5 a seconda della gravità della lesione, da Tir 1 a Tir 5, dove la categoria Tir 5 raggruppa tutte le lesioni maligne, cioè tutti i tumori maligni della tiroide”.

Arturo Bandini


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