Le tecniche per il prolasso degli organi pelvici

Studio evidenzia le complicanze delle reti vaginali

Un nuovo studio ha analizzato le complicanze relative alle reti (mesh) vaginali in propilene utilizzate in caso di prolasso degli organi pelvici. La ricerca è un'analisi secondaria dello studio PROSPECT, un grande trial randomizzato che ha messo a confronto le diverse opzioni per la riparazione transvaginale del prolasso degli organi pelvici posteriori e anteriori.
Dallo studio originario non erano emerse differenze significative negli esiti riportati dalle pazienti a 2 anni, e gli effetti avversi gravi erano paragonabili fra i vari gruppi di trattamento.
La nuova analisi si è invece occupata specificatamente delle complicazioni legate alle mesh, soprattutto in rapporto al dolore percepito. Allo studio hanno preso parte 2.632 donne sottoposte all'operazione, primaria o secondaria: 1.712 avevano ricevuto la riparazione con tessuto nativo, 482 una rete a maglie propilenica, 360 uno xenotrapianto biologico e in 78 casi erano stati utilizzati kit per la mesh. Al basale, l'8,4% delle donne riportava forte dolore o fastidio per qualsiasi ragione, che
migliorava con la chirurgia. A 24 mesi però il 3% delle donne in tutti i gruppi ad eccezione di quello dei kit, sviluppava un dolore generico estremo.
Una costrizione vaginale de novo è stata osservata nel 3,6% con l'uso di kit, nell'1,6% con la riparazione con il tessuto nativo, nell'1,2% con lo xenotrapianto biologico e nello 0,3% con la rete a maglie. Si è inoltre riscontrata dispareunia grave rispettivamente nel 13%, 4,8%, 4,2% e 3,4% dei casi e dispareunia grave de novo nel 4,8%, 3,5%, 3,5% e 1,4%.
Abbastanza comuni le complicazioni chirurgiche non legate alla mesh, spesso dovute a fenomeni di adesione vaginale, ritenzione urinaria, infezione post-operatoria e costipazione.
«I nostri risultati dovrebbero aiutare i medici a consigliare le donne che stanno pensando a un trattamento chirurgico per il loro prolasso», scrivono i ricercatori. «Sono necessarie ulteriori ricerche per standardizzare gli esiti e determinare i migliori metodi per trattare le complicazioni».
L'uso delle mesh è stato messo a punto da un team di scienziati scandinavi, che ne ha illustrato le caratteristiche sul New England Journal of Medicine.
Il team del Karolinska Institutet in Svezia afferma che la rete sintetica non solo ripristina l'anatomia genitale ma può anche fornire un più efficiente sollievo dei sintomi.
Prolasso significa "cadere fuori" e, in medicina, è un disturbo che provoca la caduta di organi, come l'utero o delle valvole cardiache, dalla corretta posizione. Studi precedenti hanno dimostrato che l'intervento chirurgico tradizionale per curare il prolasso spesso non è all'altezza e non dà risultati soddisfacenti per i pazienti. Soltanto in Svezia si fanno in media 7.500 operazioni per il prolasso ogni anno. Questo nuovo studio si è occupato in particolare del prolasso degli organi pelvici, un comune disturbo post-parto che comporta la perdita di sostegno per gli organi pelvici e la vagina. Gli organi pelvici scendono e possono a volte sporgere attraverso l'apertura vaginale. Gli scienziati hanno confrontato la tradizionale chirurgia per il prolasso con un nuovo metodo basato sull'impianto chirurgico di una rete di polipropilene che fornisce sostegno permanente alla parete pelvica indebolita.

Hanno esaminato 389 donne che sono state assegnate a caso a uno studio sulle cure di questo problema. Un totale di 200 donne è stato curato con il kit di rete transvaginale, mentre le altre partecipanti sono state sottoposte alla tradizionale colporrafia (la correzione chirurgica di un difetto della parete della vagina). Il team ha scoperto che alla fine del primo anno, l'outcome primario era considerevolmente più comune nel 60,8% delle donne curate con la rete transvaginale rispetto al 34,5% delle donne che avevano subito una colporrafia. Inoltre la chirurgia con la rete diminuiva il rischio di ricaduta per i pazienti.
È necessario però precisare che l'uso di una rete sintetica può anche far aumentare il rischio di complicazioni. La percentuale di problemi intraoperatori era più alta nel gruppo che aveva subito l'intervento di impianto della rete rispetto al gruppo che aveva subito la colporrafia e la percentuale di perforazione della vescica era del 3,5% nel gruppo cui era stata impiantata la rete rispetto allo 0,5% del gruppo della colporrafia. L'intervento inoltre durava di più nel primo caso e ci sono stati dei casi di problemi causati dalla rete fino a un anno dopo l'intervento.

"Il nuovo metodo chirurgico ha chiari vantaggi rispetto a quello tradizionale", spiega il professor Christian Falconer del Karolinska Institutet, consulente anziano del Danderyd Hospital e co-autore dello studio. "Ma il fatto che il rischio di complicazioni aumenta, significa che dobbiamo informare con precisione il paziente e soppesare i pro e i contro dei due metodi in ciascun caso singolarmente". Secondo il professor Falconer, lo studio è importante perché conferma un nuovo principio di cura e istituzionalizza l'uso del sostegno vaginale permanente come un altro modo di curare il prolasso degli organi pelvici.

Il team avverte però che è necessario lavorare ancora sia sul materiale che sul metodo per contribuire a identificare i pazienti che possono trarre giovamento da questa cura e far scendere il rischio di complicazioni.


Fonte: BJOG 2021. Doi: 10.1111/1471-0528.16897
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19/07/2022 15:00:00 Andrea Sperelli


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