L'urina non è sterile, luogo comune sfatato

I batteri presenti spesso associati alla sindrome da vescica iperattiva

L'urina non è affatto sterile. Secondo quanto emerso da una ricerca della Loyola University di Chicago, infatti, il risultato dell'opera di filtraggio dei reni mostra la presenza di batteri, spesso associati all'insorgenza della sindrome della vescica iperattiva (OAB).
L'OAB colpisce circa il 15 per cento delle donne. Di queste, il 40 per cento non risponde ai trattamenti standard. La presenza dei batteri nell'urina potrebbe spiegare queste forme di resistenza.
La condizione provoca sintomi evidenti a livello urologico, ad esempio contrazioni involontarie, urgenza e frequenza nella minzione, che può verificarsi anche di notte (nocturia). Possono esserci anche perdite incontrollate di urina.
Il dott. Evann Hilt, che ha coordinato lo studio, spiega: «la presenza di alcuni batteri nelle donne con vescica iperattiva appare associata a sintomi di OAB».
A partire dal 2012, il gruppo di ricerca guidato da Hilt ha scoperto la presenza di batteri nelle urine non rilevabili attraverso le normali tecniche di coltura. Nell'ultimo studio, i ricercatori hanno valutato i campioni di urina raccolti da 90 donne con o senza OAB grazie a una nuova tecnica nota come “urinocoltura quantitativa ampliata” (EQUC).
Grazie all'EQUC, il dott. Hilt e i suoi colleghi hanno scoperto che i batteri della vescica nelle donne sane sono profondamente diversi da quelli delle donne affette dalla sindrome della vescica iperattiva, il che suggerisce un ruolo decisivo di questi ultimi nell'insorgenza della malattia.
«Se stabiliamo che alcuni batteri causano sintomi di OAB, potremmo essere in grado di identificare meglio i soggetti a rischio per questa patologia e prevenire o curare in modo più efficace i pazienti colpiti. Saranno necessarie ulteriori ricerche per determinare se queste differenze batteriche sono clinicamente rilevanti per i milioni di donne con OAB e i medici che le curano».

Andrea Sperelli


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