Un nuovo virus che viene dai pipistrelli

Issyk-Kul può dar luogo anche a focolai fra gli uomini

È stato isolato, per la prima volta in Italia, il virus Issyk-Kul (ISKV) da un pipistrello. L'isolamento è stato eseguito su un esemplare deceduto spontaneamente presso il Cras Wwf della Valpredina, in provincia di Bergamo, e analizzato dall'Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell'Emilia-Romagna (Izsler) all'interno delle indagini di sorveglianza passiva sui pipistrelli previste appunto dal Piano Fauna Selvatica della Regione Lombardia. Il virus è stato isolato da un pipistrello appartenente a una specie (Hypsugo savii) sedentaria e molto diffusa nelle aree urbane, che utilizza gli edifici come siti di rifugio suggerendo possibili implicazioni per la salute pubblica.
Allo stato attuale si sa ancora poco su questo virus anche se è descritto come causa di possibili focolai di malattia nell'uomo caratterizzati da febbre, mal di testa, mialgia, e nausea con tempi di convalescenza anche di alcune settimane. È infatti un dato da tempo ormai acclarato che le malattie trasmissibili all'uomo di origine animale (zoonosi) originate dalla fauna selvatica possono rappresentare una minaccia per la salute umana.
L'assessore al Welfare lombardo Letizia Moratti lo definisce “un risultato di assoluto rilievo scientifico che testimonia la bontà del piano regionale di monitoraggio della fauna selvatica e del lavoro che quotidianamente viene portato avanti dall'Izsler, dall'Unità organizzativa veterinaria del Welfare e dai Centri di recupero animali selvatici (Cras)”. Insomma, “senza creare allarmismi e senza demonizzare' gli animali, le dinamiche degli ultimi anni impongono un'attenzione particolare sulla fauna selvatica per evidenziare precocemente possibili fattori di rischio per la salute e il possibile veicolarsi del virus”, sottolinea Moratti.
Ad oggi l'Izsler ha registrato una sola positività e sono in coso ulteriori indagini volte a definire la diffusione, distribuzione ed ecologia di questo virus, che permetterà anche di acquisire informazioni utili a definire la prevalenza/incidenza di ISKV per meglio capire se esiste un eventuale rischio di trasmissione e diffusione agli animali e all'uomo. Di tale isolamento è già stato informato l'Istituto superiore di Sanità, il ministero della Salute e il 9 novembre è prevista la comunicazione dell'isolamento, da parte di Izsler, attraverso il sistema Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) dei rischi emergenti.
Il virus Issyk-Kul (ISKV), è stato isolato per la prima volta nel 1970 da un pipistrello Nyctalus noctula campionato nei dintorni del lago Issyk-Kul, in Kirghizistan. ISKV è stato successivamente rilevato nei Paesi vicini dell'Asia centrale (Tagikistan e Kazakistan) in diverse specie di pipistrelli e zecche, che si presume siano entrambi serbatoi di ISKV con trasmissione all'uomo associata alle punture di zecca ed esposizione a feci e urina di pipistrello.
Dal punto di vista tassonomico, l'ISKV appartiene alla famiglia dei Nairoviridae, genere orthonairovirus che comprende 41 specie tra cui il virus della febbre emorragica Congo-Crimea (CCHFV). La maggior parte dei membri del genere sono virus trasmessi dalle zecche che possono infettare gli esseri umani ed altri ospiti vertebrati. Gli orthonairovirus sono virus sferici dotati di envelope con un diametro compreso tra 80 e 120 nm. Hanno un genoma a RNA segmentato a singolo filamento di circa 18,8 Kb di lunghezza costituito da tre segmenti S (small), M (medium), L (large).
Allo stato attuale si sa ancora poco su questo agente patogeno-infettivo. Ci sono solo poche segnalazioni risalenti agli anni 70-80 in lingua russa. Recentemente porzioni del genoma di ISKV sono state rilevate in Germania in pipistrelli della specie Eptesicus nilssonii. “Come detto non c'è nessun allarmismo, ma va evidenziato, come accaduto in altre recenti occasioni, l'attento e puntuale lavoro che viene portato avanti dai nostri operatori - aggiunge Moratti - anche perché individuare tempestivamente la comparsa del virus e contrastarne efficacemente la diffusione rappresenta una priorità per la salute pubblica”.
Ma i pipistrelli sembrano essere un serbatoio infinito di nuove infezioni. Khosta-2 è l'ennesimo virus scoperto che potrebbe minacciare anche l'uomo. Scoperto in Russia, appartiene alla famiglia dei sarbecovirus - sottogenere a cui appartiene anche il nuovo coronavirus - e condivide con Sars-CoV-2 lo stesso recettore di ingresso nell'organismo umano, Ace2.
Il virus è stato individuato da scienziati della Washington State University's Paul G. Allen School for Global Health nei pipistrelli, e la sua scoperta è stata annunciata sulla rivista Plos Pathogens. I ricercatori hanno scoperto che le proteine spike del virus del pipistrello, denominate Khosta-2, possono infettare le cellule umane e sono resistenti sia agli anticorpi monoclonali che al siero di individui vaccinati per Sars-CoV-2.
«Abbiamo scoperto che la spike del virus, Khosta-2, poteva infettare cellule simili ai patogeni umani utilizzando gli stessi meccanismi di ingresso, ma era resistente alla neutralizzazione da parte del siero di individui che erano stati vaccinati per Sars-Cov-2», ha dichiarato Michael Letko, virologo autore dello studio. «La nostra ricerca dimostra che i sarbecovirus in circolazione tra fauna selvatica al di fuori dell'Asia, anche in luoghi come la Russia occidentale, dove è stato trovato il virus Khosta-2, rappresentano una minaccia per la salute globale e per le campagne vaccinali in corso contro il Sars-Cov-2».
La scoperta spinge verso la creazione di vaccini universali contro i sarbecovirus invece di quelli specifici per le varianti di coronavirus.
«In questo momento - scrivono gli autori - ci sono gruppi che stanno cercando di inventare un vaccino che non solo protegga dalla prossima variante di Sars-2, ma in realtà ci protegga dai sarbecovirus in generale», ha aggiunto Letko. «Purtroppo, molti dei nostri attuali vaccini sono progettati per virus specifici che infettano le cellule umane o quelli che sembrano rappresentare il rischio maggiore di infettarci. Ma questo è un elenco in continua evoluzione. Dobbiamo ampliare la progettazione di questi vaccini per proteggere contro tutti i sarbecovirus».
«Geneticamente, questi strani virus russi assomigliavano ad altri scoperti in altre parti del mondo, ma poiché non assomigliavano a SARS-CoV-2, nessuno pensava che fossero davvero qualcosa su cui preoccuparsi troppo», ha detto Letko. «Ma quando li abbiamo esaminati di più, siamo rimasti davvero sorpresi di scoprire che potevano infettare le cellule umane. Ciò cambia un po' la nostra comprensione di questi virus, da dove provengono e quali regioni riguardano».
Come Sars-CoV-2, anche Khosta-2 può utilizzare la Spike per infettare le cellule umane servendosi del recettore Ace2.
Gli scienziati hanno testato l'eventuale efficacia del vaccino anti-Covid per questo nuovo virus, ma Khosta-2 si è dimostrato resistente. In caso di spillover - cioè di salto di specie - l'uomo sarebbe quindi completamente esposto alla nuova infezione e quindi alle prese con una nuova epidemia.
Al momento il virus non possiede alcuni geni fondamentali per il contagio umano, ma il rischio è che si ricombini con un altro virus - ad esempio proprio Sars-CoV-2 - acquisendoli e quindi costituendo una minaccia inedita per la salute umana.

28/10/2022 15:20:00 Andrea Piccoli


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