Allergia al gatto, i rischi e le raccomandazioni

Causa di possibili reazioni asmatiche gravi

Di allergia al gatto si può anche morire. A testimoniarlo è la recente vicenda di una donna torinese, morta a seguito di un grave attacco d'asma mentre spazzolava il proprio gatto.
Molti giornali hanno riferito erroneamente di uno shock anafilattico. Per questo, è necessario non solo fare chiarezza sul tema dell'allergia al gatto, ma anche avere un quadro completo dei rischi e delle indicazioni da conoscere per evitare, in alcuni rari casi, delle vere e proprie tragedie senza motivazioni apparenti.
"La notizia delle morti per asma o per anafilassi, riguardanti spesso soggetti di giovane età, non può esaurirsi con la semplice e fredda comunicazione di questi drammatici, rari e sfortunati eventi. Considerarle semplicemente come morti evitabili è una lettura profondamente triste e dovrebbe essere vissuta come una sconfitta - dichiara il Dott. Antonino Musarra, Presidente AAIITO -. Si tratta di eventi che dovrebbero coinvolgere la coscienza professionale dei medici, quella sociale e istituzionale. Episodi di questo tipo fanno emergere una serie di domande tra le quali le principali sono: era stato fatto tutto il possibile in termini di informazione, prevenzione e accesso alle cure? Esiste in Italia un sufficiente numero di allergologi e di strutture di allergologia in grado di fronteggiare situazioni e patologie sempre più diffuse e complesse? Rispondere adeguatamente a nostro parere dovrebbe essere un preciso dovere etico e morale sia per i rappresentanti della classe medica che per le istituzioni. Le Società Scientifiche non possono più essere lasciate sole ad affrontare e cercare di gestire delle emergenze quale quella delle gravi allergie".
Tra gli allergeni inalanti di origine animale, quelli del gatto hanno particolare importanza nei Paesi occidentali come causa di allergopatie respiratorie, in particolare di asma bronchiale: la frequenza di sensibilizzazione varia negli atopici tra il 10-15% dell' Europa e il 36% degli USA. L'allergia al gatto può provocare rinite allergica, starnuti frequenti, occhi arrossati e pruriginosi, lacrimazione ed in alcuni casi orticaria da contatto. Può anche causare asma bronchiale, con i sintomi tipici di difficoltà respiratoria, respiro sibilante, tosse.
È importante sapere che i sintomi di questa allergia possono manifestarsi anche dopo lunghi periodi di convivenza con un gatto.
“In realtà il termine “allergia al gatto” - spiega la Dott.ssa Susanna Voltolini, specialista allergologa di AAIITO - è improprio, così come quello di “allergia al pelo di gatto”: il fattore scatenante, infatti, è l'allergene Fel d1, che ha origine nelle ghiandole sebacee del felino e nella sua saliva. Questo allergene è presente sul pelo e nella sua saliva e viene rilasciato in grande quantità nell'ambiente, indipendentemente dal livello di pulizia dell'animale. Le sue dimensioni ridotte e la particolare stabilità ne rendono possibile il trasporto e la diffusione passiva, principalmente attraverso gli indumenti e i capelli anche in ambienti non direttamente frequentati dall'animale. Uno dei fenomeni più caratteristici degli allergeni di derivazione animale è la possibilità per i soggetti sensibilizzati di sviluppare uno stato più o meno completo e duraturo di tolleranza immunologica senza manifestare disturbi”.
L'esposizione costante ad alte dosi di allergene, che si verifica nella convivenza con uno o più animali dalla prima infanzia sembrerebbe poter indurre lo sviluppo di tolleranza, che spesso però risulta molto labile. Le situazioni a rischio, con il possibile manifestarsi di sintomi anche gravi, infatti, possono essere diverse: l'arrivo in casa di un nuovo animale in aggiunta ad uno o più già presenti, l'esposizione ad un animale diverso dal proprio, ma anche l'allontanamento del soggetto sensibilizzato anche per un breve periodo dall'ambiente di vita, o un cambiamento nelle abitudini.
L'equilibrio determinato da questo tipo di tolleranza immunologica è instabile e spesso può mascherare uno stato di iperreattività bronchiale latente, anche di notevole gravità, che mette a rischio il soggetto di crisi asmatiche importanti, specie quando intervenga un altro fattore scatenante, come ad esempio uno stress acuto, un'infezione respiratoria oppure l'esposizione ad altri allergeni, come i pollini durante la stagione critica. Questo può spiegare perché l'allergia al gatto va sempre considerata una possibile causa di reazioni asmatiche gravi, anche a rischio di vita, come la recente cronaca ha tristemente dimostrato.
L'estrema diffusione dell'allergene di gatto e del ruolo sensibilizzante di una esposizione discontinua a dose bassa-moderata rendono difficile attuare misure preventive valide. Numerosi studi condotti nelle abitazioni di persone asmatiche, utilizzando misure preventive analoghe a quelle utilizzate per l'acaro, non hanno ottenuto riduzione significativa dell'allergene di gatto, né miglioramenti clinici. Le proprietà insite nel Fel d1 e la sua capacità di legame con particelle più piccole lo rendono capace di mantenersi disperso in aria per lungo tempo. Anche i tentativi di intervento più aggressivi proposti in passato, quali il lavaggio regolare dell'animale, pur di non ricorrere all'allontanamento, si sono dimostrati in realtà insufficienti per i pazienti con sintomi respiratori più importanti.
Ciò rende importante rivolgersi a uno Specialista Allergologo per individuare la giusta terapia: la terapia iposensibilizzante è l'unica in grado di indurre una reale tolleranza immunologica. L'Immunoterapia per via sublinguale, ad esempio, si è dimostrata efficace e garantisce una assoluta sicurezza per il paziente. L'Immunoterapia allergene-specifica (AIT) affiancato alle cure farmacologiche adeguate alla gravità dei sintomi respiratori, rappresenta l'unica possibilità per il paziente che non voglia rinunciare alla convivenza con l'animale, di poterlo fare riducendo al minimo il rischio di un aggravamento progressivo della situazione clinica, in particolare respiratoria.

18/05/2018 10:18:48 Andrea Sperelli


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