Coronavirus, il caldo ci aiuterà?

Alcuni studi sostengono la predilezione per il freddo di Sars-Cov-2

Una speranza circola da tempo non solo in ambienti scientifici, ma nell’opinione pubblica: il caldo sarà un’arma in più contro il coronavirus. In effetti, alcuni studi sembrano concordare con questa teoria, sostenendo che il nuovo coronavirus preferisca un clima fresco e asciutto, le condizioni ideali per diffondersi a piacimento. Lo stesso comportamento che si era manifestato con il virus della Sars, parente stretto di Sars-Cov-2 come suggerisce il nome stesso.
L’analisi più recente, quella del Mit di Boston realizzata in base ai dati della Johns Hopkins University, segnala che il numero massimo di casi di coronavirus si è verificato in aree del pianeta con temperature comprese fra 3 e 13 gradi centrigradi. Nei paesi con temperature medie superiori a 18 gradi, invece, è stato registrato solo il 5% dei casi totali. Una conferma arriva dagli Stati Uniti, dove il virus si muove con un tasso di crescita molto alto negli stati più freddi – Washington, New York, Colorado – mentre soffre in quelli più caldi, ad esempio Texas, Florida e Arizona.
Anche i ricercatori cinesi hanno notato il fenomeno. Uno studio dell’Università di Beihang ha analizzato la situazione delle città cinesi scoprendo che a gennaio, all’inizio dell’epidemia e prima degli interventi del governo, le città calde e umide mostravano un tasso di diffusione più lento di quelle fredde e secche.
I due studi non hanno ricevuto una revisione scientifica paritaria e il nesso evidenziato potrebbe essere spiegato con altri motivi, ad esempio le risposte dei governi, le linee di contagio, la somministrazione di un numero minore o maggiore di test per la diagnosi.
Marc Lipsitch, direttore del Center for Communicable Disease Dynamics presso la Harvard School of Public Health, commenta: «Anche se possiamo aspettarci modesti ribassi nella contagiosità di SARS-CoV-2 in condizioni climatiche più calde e umide, non è ragionevole aspettarsi che questi ribassi da soli rallentino la trasmissione abbastanza da creare l’abbassamento della curva». Altri scienziati sottolineano che negli ultimi giorni si è verificato un aumento deciso delle infezioni anche in aree con temperature superiori ai 18 gradi. È vero che il virus della Sars perdeva molta della sua aggressività con temperature elevate, come è vero che l’influenza è un fenomeno stagionale legato alla stagione fredda. D’altra parte, il virus della Mers cominciò a diffondersi in Medio Oriente nel mese di luglio.
In conclusione, è possibile se non probabile che il nuovo coronavirus possa soffrire con l’arrivo delle alte temperature, ma in primo luogo non ne siamo certi e comunque l’estate è ancora troppo lontana per pensare di rinunciare alle misure di isolamento e distanziamento sociale che negli ultimissimi giorni sembrano dare i primi frutti con il numero di contagi e di decessi finalmente in calo.

24/03/2020 15:52:53 Andrea Piccoli

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