Covid, meglio l’eterologa per frenare la variante Delta

Il cambio di vaccino stimola meglio il sistema immunitario

Uno studio pubblicato su The Lancet conferma quanto supposto in teoria dagli immunologi, ovvero che la vaccinazione eterologa sembra più efficace di quella omologa.
Il tema è diventato oggetto di discussione quando le autorità hanno deciso di riservare il vaccino di AstraZeneca agli over 60 per i noti rischi di trombosi, lasciando a centinaia di migliaia di persone che avevano ricevuto solo la prima dose l’opzione di una seconda dose con un vaccino a mRna. "La robusta inibizione delle varianti inclusa la variante Delta - scrivono gli autori dell'Hannover Medical School e del Leibniz Institute for Primate Research di Gottinga - supporta ulteriormente la vaccinazione eterologa. Se confermati in un ampio studio, i nostri dati sostengono anche l'opzione di una terza dose booster eterologa per le persone che hanno completato il ciclo di vaccinazione omologa con AstraZeneca quando l'immunità umorale sta diminuendo e i pazienti diventano suscettibili all'infezione".
Per la valutazione, i ricercatori hanno usato il test del virus pseudotipizzato basato sul virus della stomatite vescicolare. È emerso che la media degli anticorpi IgG anti-Spike era più alta nei vaccinati con eterologa che in quelli con omologa. I vaccinati con il mix inoltre hanno raggiunto un valore adeguato in termini di tasso di anticorpi neutralizzanti contro tutte le varianti, anche la Delta. Le medie degli anticorpi IgG anti-Spike medie sono risultate correlate in modo altamente significativo al valore dei titoli di neutralizzazione contro la variante Delta, in entrambi i gruppi.
Prima dello studio tedesco, una ricerca spagnola aveva osservato "risposte immunitarie robuste accompagnate da una reattogenicità accettabile" dopo la vaccinazione eterologa con AstraZeneca alla prima dose e un vaccino a mRna (Pfizer o Moderna) alla seconda.
Inoltre, lo studio ha anche “dimostrato che il richiamo eterologo con Pfizer induce conte più elevate di cellule T specifiche contro la proteina Spike del virus e titoli elevati di anticorpi neutralizzanti contro le tre varianti Alfa, Beta e Gamma".
La conferma dell’efficacia dell’approccio arriva anche da uno studio dell’Università della Saar pubblicato su Nature Medicine.
Lo studio ha coinvolto 96 volontari immunizzati con AstraZeneca e con un vaccino a Rna per la seconda dose. I soggetti mostravano non solo più anticorpi, ma anche un numero maggiore di linfociti T, le cellule che stimolano la memoria immunitaria.
"Il numero degli anticorpi con la vaccinazione eterologa - scrivono i ricercatori tedeschi - era significativamente più alto rispetto ai due tipi di vaccinazione omologa".
Anche uno studio coreano sembra confermare tali risultati, mostrando un numero di anticorpi 6 volte superiore nei soggetti che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca e la seconda di Pfizer.
"Anche noi vediamo risultati simili sulle persone che hanno ricevuto l'eterologa. Ma siamo ancora a una fase preliminare di studio", conferma Andrea Cossarizza, immunologo dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Perché una seconda dose diversa dovrebbe funzionare meglio? "Pensiamo che la ragione stia nel vettore virale usato da vaccini come AstraZeneca. Si tratta di un adenovirus che stimola il sistema immunitario e potrebbe agire come adiuvante".
L’uso dell’opzione eterologa è stato deciso in realtà per evitare i pochi casi di trombosi verificatisi dopo la somministrazione del vaccino di AstraZeneca. "Pensare a un uso generalizzato del mix and match, ad esempio per la terza dose, è prematuro al momento", sostiene Cossarizza. "Gli studi fatti finora sull'eterologa sono interessanti, ma coinvolgono ancora numeri piccoli di pazienti".
Tuttavia, lo studio spagnolo Combivacs ha coinvolto 670 soggetti fra i 18 e i 59 anni che hanno ricevuto una prima dose di AstraZeneca. Di questi, 450 hanno poi ricevuto una seconda dose di Pfizer, mostrando l’aumento di 150 volte dei titoli anticorpali rispetto agli altri.
Anche uno studio inglese si sta dedicando all’analisi dell’approccio combinato. La ricerca Com-COV ha coinvolto 830 soggetti over 50, evidenziando un lieve aumento delle reazioni avverse come febbre, spossatezza e dolori articolari. Tuttavia, spiegano i ricercatori, "è rassicurante che tali sintomi siano stati di breve durata e che non ci fossero preoccupazioni dai limitati dati ematologici e biochimici disponibili relativi a trombosi rare.
Patrizia Popoli, presidente della Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa, commenta: “Il mix di vaccini è un'opzione interessante perché supporterebbe la flessibilità della campagna vaccinale e consentirebbe di proseguire comunque con la vaccinazione completa in soggetti che avessero già ricevuto la prima dose di AstraZeneca ma nei quali potrebbe essere più opportuno utilizzare un altro vaccino. Se però, ad oggi, c'è l'ipotesi di un effetto incoraggiante, ancora non ci sono dati scientifici definitivi. I dati inglesi sulla maggiore insorgenza di effetti collaterali lievi con l'utilizzo del mix di vaccini, ad esempio, potrebbero essere associati a una maggiore risposta immunitaria, ma questo - precisa Popoli - è tutto da dimostrare".
Anche il virologo Fabrizio Pregliasco si dimostra interessato ai risultati: "Il mix ha funzionato per vaccini di altro tipo, ad esempio contro l'epatite. Nel caso di Covid-19, due vaccini diversi stimolerebbero siti differenti della proteina Spike del virus e ciò dovrebbe determinare maggiore protezione”.

23/08/2021 14:10:00 Andrea Sperelli

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