Covid, cosa succede con Sputnik?

L'adenovirus sembra replicarsi nell'organismo, ma i russi dicono di no

Gravi problemi di sicurezza per il vaccino russo anti-Covid Sputnik V? Un'analisi dell'ANVISA, l'agenzia del farmaco brasiliana, ha scoperto nel preparato la presenza di un adenovirus in grado di replicarsi una volta iniettato nell'organismo.
Gli scienziati brasiliani erano stati chiamati ad analizzare il vaccino su richiesta di 9 paesi sudamericani che avevano intenzione di acquistare Sputnik. Dalla revisione è emerso innanzitutto che la documentazione presentata dal Gamaleya Research Institute di Mosca (la casa produttrice dello Sputnik V) “presenta vizi ed è incompleta”, ma soprattutto che i test di laboratorio evidenziano la presenza di virus replicante al suo interno.
Sputnik è un vaccino a vettore virale, lo stesso principio utilizzato da AstraZeneca e Johnson & Johnson. Quello russo ha la particolarità di servirsi di 2 diversi adenovirus, rAd26-S e rAd5-S, che vengono iniettati rispettivamente con la prima e la seconda dose. In sostanza, il soggetto riceve due vaccini diversi, una scelta che secondo gli scienziati russi aumenterebbe l'efficacia della profilassi.
Gli adenovirus ovviamente hanno la capacità di replicarsi in natura, ma nella fase di preparazione dei vaccini vengono manipolati per fare in modo che non possano farlo attraverso un lavoro di ingegneria genetica. Si trasformano così in semplici mezzi di trasporto per l'informazione genetica dell'antigene di Sars-CoV-2. Cosa che evidentemente non è avvenuta nel caso di Sputnik.
“Tra i punti critici c'era la presenza di adenovirus replicanti”, ha dichiarato in un comunicato stampa il professor Gustavo Mendes, direttore generale dei farmaci e dei prodotti biologici dell'ANVISA. “Ciò significa che il virus che dovrebbe essere utilizzato solo per trasportare il materiale genetico del coronavirus alle cellule umane e promuovere la risposta immunitaria può replicarsi. Questo è un grave caso di non conformità”.
La replicazione è stata osservata in tutti i campioni analizzati, aspetto ancora più preoccupante che rivela come non si tratti del problema di un lotto specifico.
“Una volta inoculato, l'adenovirus replicante potrebbe causare malattie e accumularsi in specifici tessuti del corpo, come i reni”, spiegano gli scienziati brasiliani.
“Il problema di Sputnik sembra essere grave”, ha scritto su Twitter il virologo e divulgatore scientifico Roberto Burioni. “Il vaccino dovrebbe essere costituito da virus incapace di replicarsi, mentre tutti i campioni analizzati in Brasile contenevano virus in grado di replicarsi. Non stupisce la bocciatura all'unanimità”.
Nel corso delle ore, però, la situazione si è complicata ed è emersa una sorta di giallo internazionale. Secondo i ricercatori russi, l'ANVISA non avrebbe realizzato alcun test sul vaccino, limitandosi ad analizzare la documentazione presentata. Nelle pagine della richiesta di approvazione ci sarebbe il riferimento a un valore di RCA, cioè di virus in grado di replicarsi, superiore alla norma, ma secondo i russi il valore si riferisce a una delle fasi di preparazione del vaccino. Nel risultato finale, ovvero nelle fiale pronte ad essere inoculate, l'adenovirus non sarebbe più in grado di replicarsi. Da qui nascerebbe l'equivoco. L'ANVISA ha giudicato sulla base dei dati disponibili, ma non ha realizzato test sul prodotto finito, che garantirebbe invece la totale sicurezza.

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