7 passi per promuovere i vaccini

Come difenderci dalle malattie infettive

L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo. Nel 2019, secondo Eurostat, eravamo al secondo posto dopo la Spagna per speranza di vita (83,6 anni, +2,3 anni rispetto alla media UE), tuttavia proprio questa struttura demografica ha fatto sì che con la pandemia si verificasse una significativa inversione di tendenza.
“È stato perso quasi un anno di aspettativa di vita alla nascita, con alcune regioni che hanno registrato una perdita anche maggiore. In una società che invecchia si verifica un fenomeno di immunosenescenza, cioè una minore risposta fisiologica alle malattie infettive, una riduzione dell’immunità acquisita nell’infanzia, e dunque un maggior rischio di complicanze: per questo occorre dare una particolare attenzione alle politiche di immunizzazione puntando sulle vaccinazioni contro l’influenza, lo pneumococco e l’Herpes Zoster, ma senza dimenticare la pertosse e la difterite che stanno tornando a circolare in Europa e il tetano, la cui copertura diminuisce nel tempo. Per questo HappyAgeing - Alleanza Italiana per l’Invecchiamento Attivo intende dare il proprio contributo attraverso una produzione costante di documenti di analisi ma anche, e soprattutto, proposte estremamente concrete”.
Con queste parole il Dott. Michele Conversano, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico dell’associazione, ha introdotto la II Assise Nazionale HappyAgeing sull’immunizzazione dell’adulto e dell’anziano tenutasi in modalità phygital al Centro Congressi Frentani di Roma grazie al contributo non condizionate di GSK, MSD, Pfizer, Sanofi Pasteur e Seqirus. L’Assise – organizzata in concomitanza della Festa dei nonni – è stata l’occasione per presentare pubblicamente il Position Paper “Vaccinazioni dell’adulto-anziano nella stagione 2021/2022” elaborato da HappyAgeing e che contiene diverse richieste pratiche ed attuabili nel prossimo futuro, tanto a livello nazionale quanto locale. “Occorre continuare a promuovere la vaccinazione contro lo pneumococco e l’influenza che colpiscono l’apparato respiratorio particolarmente a rischio anche nell’infezione da Covid – ha spiegato Conversano – ma occorre anche prestare attenzione ai pericoli rappresentanti dall’Herpes Zoster, che pur non colpendo questo apparato comprometterebbe sicuramente le condizioni dell’anziano rendendolo più vulnerabile”.
Nel razionale del documento di HappyAgeing viene anche evidenziato come le coperture vaccinali attuali siano lontane dagli obiettivi previsti e come i rischi di influenza, Herpes Zoster, pertosse, difterite, tetano e infezioni da pneumococco siano sottovalutati dagli over 50. L’influenza, terza causa di morte per patologia infettiva in Italia, è nota a tutti ma solo il 4,4% ammette di averne molta paura – dati Censis – mentre il 25,8% dei più anziani (con più di 75 anni) non la teme affatto. Allo stesso modo è opinione pubblica tra gli adulti-anziani che “lo pneumococco si possa curare con gli antibiotici” mentre relativamente allo Zoster in pochi conoscono la gravità delle conseguenze di una infezione. Da queste premesse e da una rigorosa analisi scientifica nascono le 7 proposte di HappyAgeing per la stagione 21/22.

1) Chiamata attiva alla vaccinazione

L’invito alle persone, obiettivo dei programmi vaccinali, fa parte dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. La mancata chiamata attiva alla vaccinazione per un avente diritto, come lo è appunto l’anziano – ma anche il “fragile adulto” – costituisce un diritto negato al cittadino di cui tutta la “filiera” del SSN e del SSR ne è responsabile. È importante che tutte le Regioni possano individuare il proprio modello organizzativo ed applicarlo al più presto, partendo con la campagna vaccinale antinfluenzale, ed estendendolo a tutte le vaccinazioni previste dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (Influenza, Pneumococco, Zoster e dTpA).

2) Obbligatorietà per tutti gli operatori sanitari

Il Covid ha dimostrato come gli operatori sanitari siano stati purtroppo in molte realtà il veicolo di ingresso del virus nelle strutture sanitarie ed assistenziali. Servono iniziative forti di promozione in tutte le occasioni possibili in quanto ancora oggi la copertura vaccinale dell’antinfluenzale degli operatori sanitari è molto bassa. Sarebbe fondamentale rendere obbligatorie tutte le vaccinazioni per gli operatori sanitari così come già previsto da alcune Regioni italiane.

3) Avviare in anticipo i percorsi vaccinali antiinfluenzali

È opportuno che le indicazioni circa la campagna vaccinale antinfluenzale, da parte delle istituzioni, giungano tempestivamente alle regioni in modo che le stesse abbiano il tempo di organizzare una campagna vaccinale ad hoc.

4) Varcare le porte degli ambulatori

L’esperienza della campagna vaccinale anti-Covid ha permesso che venisse finalmente accettata l’idea di vaccinare al di fuori dell’ambulatorio vaccinale. Durante la pandemia i vaccini sono stati eseguiti non solo nell’ambulatorio del medico ma anche negli ospedali, nelle RSA e negli “hub” (palazzetti dello sport, palestre, centri polivalenti) fino ad arrivare alla modalità drive-in ampi parcheggi. Si è così rinsaldata la collaborazione tra la medicina generale, gli ospedali, gli specialisti e i Dipartimenti di prevenzione. Sarebbe utile, quindi, che tutto questo venisse ora applicato sia per la campagna vaccinale antinfluenzale sia per le altre vaccinazioni previste dal PNPV sfruttando innanzitutto le infrastrutture messe in piedi per la vaccinazione anti-Covid.

5) Anagrafe vaccinale nazionale (AVN)

Oggi i dati di copertura vaccinale anti-Covid si hanno in tempo reale soprattutto grazie al potere mediatico che la campagna vaccinale ha ricoperto. Il Covid ha quindi dimostrato che è possibile ottenere dei dati di copertura vaccinale per tutta la popolazione. Adesso, quindi, questo sistema va mantenuto ed allargato a tutte le vaccinazioni previste dal PNPV per l’adulto-anziano. Serve qualcosa di più della somma di 21 anagrafi regionali, occorre un sistema nazionale, informatizzato, che permetta anche di monitorare l’offerta e le coperture vaccinali previste dai LEA e dai PNPV. Questo va fatto non solo per l’influenza ma anche per le immunizzazioni verso lo pneumococco, l’Herpes Zoster, la difterite e la pertosse.

6) Continuare a sostenere l’innovazione

Dobbiamo essere in grado di recepire le innovazioni da diversi punti di vista:

- Organizzativo, cercando sempre nuove soluzioni organizzative più idonee ai vari contesti per rendere sempre più fruibile la vaccinazione alla popolazione;

- Tecnologico, attraverso l’introduzione e il sostegno di nuovi vaccini sempre più efficaci e di vaccini verso malattie per le quali non esiste possibilità di immunizzazione. È fondamentale che gli interventi di sanità pubblica a tutela della salute siano basati sulle migliori evidenze di efficacia e siano implementati in tutte le regioni in modo equo per ridurre le diseguaglianze. Va premiata l’innovazione trovando forme per promuoverla, quando i dati ne certifichino il valore;

- Da un punto di vista scientifico auspicando le valutazioni sulle possibili co-somministrabilità dei vaccini destinati all’adulto-anziano.

7) Promuovere una comunicazione corretta ed efficace

Una comunicazione poco efficace e spesso mal condotta ha creato difficoltà e incomprensioni nella campagna vaccinale anti-Covid. Si è visto, quindi, come una comunicazione sbagliata può ostacolare anche vaccini sicuri ed efficaci. Alla luce di ciò, dunque, è necessario ribadire che ogni intervento comunicativo in ambito vaccinale deve essere attuato nell’ottica della centralità dell’interlocutore e di una complessiva integrazione tra i diversi mezzi di comunicazione e tra i differenti attori che compongono la rete territoriale. Per cui resta un punto cardine quello della comunicazione che deve essere semplice, efficace e diretta alla popolazione target.

04/10/2021 09:41:51 Andrea Sperelli

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