Lo sport conviene anche da anziani

I benefici a livello fisico sono evidenti anche se si comincia tardi

Non è mai troppo tardi, è proprio il caso di dirlo. Secondo una ricerca condotta dall’Università di Berna e presentata nel corso dell’ultimo congresso della European Society of Cardiology, infatti, intraprendere un’attività fisica in età non più giovanile ha comunque un effetto positivo sull’organismo.
Lo studio firmato da Natalia Gonzales ha coinvolto soggetti con età media di 62 anni e mezzo (il 34% erano donne) seguiti per oltre 7 anni, nei quali sono stati esaminati i livelli di attività fisica, messi poi in relazione con i dati sulla sopravvivenza.
Il parametro per giudicare una persona attiva consisteva in 150 minuti a settimana di movimento di livello moderato oppure 75 di livello intenso o una combinazione fra i due livelli. I soggetti sono stati quindi divisi in 4 gruppi: sedentari da sempre, da sempre fisicamente attivi; che nel corso dei 7 anni della ricerca hanno incrementato il moto; o viceversa, che l’hanno ridotto.
È emerso che il rischio di mortalità era ridotto del 51% nel gruppo dei soggetti sempre attivi e del 27% in quello di chi aveva incrementato l’attività fisica. Erano al contrario negativi i dati per chi era sempre stato sedentario e anche per chi aveva ridotto la propria attività fisica.
«Il che significa — commenta al Corriere della Sera Gianfranco Beltrami, vicepresidente nazionale Federazione medico sportiva italiana — che anche se si decide di fare attività fisica dopo una vita “in poltrona” si può fare molto per la salute del proprio cuore, viceversa i benefici accumulati nel passato, se ci si “siede”, tendono a ridursi fino a scomparire».
Quali sono i meccanismi che inducono benefici all’organismo in seguito al movimento? «Il movimento diminuisce la pressione; abbassa la frequenza cardiaca (e questo significa limitare, a parità di impegno, il consumo di ossigeno, il “carburante” del cuore); abbassa il colesterolo (e quindi si ha un calo del rischio delle placche aterosclerotiche); aiuta a perdere chili e anche questo riduce il fabbisogno di ossigeno. E diminuisce il pericolo di fibrillazione atriale. E la fibrillazione atriale comporta il rischio di trombi e quindi di danni al cervello o al cuore. Lo sport riduce l’aggregabilità delle piastrine causa dei trombi (ovvero dei coaguli di sangue). Senza contare che lo sport ha un noto effetto antidepressivo e antistress e tutti sappiamo quanto entrambi facciano male alla salute del nostro cuore».
Un altro studio di recente pubblicazione dell’Università di Adelaide ha preso in esame gli effetti di 6 mesi di esercizio fisico sulle persone affette proprio da fibrillazione atriale.
«Lo studio in questione, autore Adrian Elliott dell’Università australiana di Adelaide, è stato condotto su 120 soggetti - età media 65 anni, 43 per cento donne - e ha effettivamente dimostrato che sei mesi di esercizi aerobici piuttosto intensi, con la supervisione di un esperto, affiancati da un lavoro “casalingo” più leggero, possono controllare la fibrillazione atriale senza ricorso a medicinali o a un intervento di ablazione. L’impegno però non era da poco: si arrivava a 3,5 ore a settimana. La frequenza degli episodi di fibrillazione atriale è stata significativamente più bassa, e cioè 60 per cent.o in chi faceva sport, mentre era dell’80 per cento nel gruppo di controllo formato da sedentari (e gli episodi nelle persone fisicamente attive erano anche più brevi). Questo significa: palpitazioni meno numerose, meno gravi, minor mancanza di fiato, minor sensazione di affaticamento. E si è visto che i benefici duravano per sei mesi dopo la sospensione dell’allenamento», spiega Beltrami.

19/11/2021 10:40:59 Andrea Sperelli

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