Covid, la nuova variante sudafricana

Numero di mutazioni inedito e preoccupante

Sars-CoV-2 non ha alcuna intenzione di arrendersi e continua a mutare per sfuggire ai vaccini. Ancora una volta dal Sudafrica arriva la notizia di una variante che desta molta preoccupazione. Thomas Pincock, virologo dell’Imperial College di Londra, ha parlato senza mezzi termini di “un profilo di mutazioni veramente orribile” riferendosi alle caratteristiche di B.1.1.529, il nuovo ceppo che molto probabilmente nella giornata di oggi riceverà l’“onore” dell’assegnazione di una nuova lettera dell’alfabeto greco da parte dell’Oms.
Alcuni governi hanno già reagito alla notizia chiudendo i voli da e per il Sudafrica. Italia e Regno Unito sono andati oltre, chiudendo le tratte di altri 6 paesi: Mozambico, Eswatini, Botswana, Lesotho, Zimbabwe e Namibia. Secondo l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria, la nuova variante è “la più pericolosa emersa finora”.
«È abbastanza preoccupante», conferma Alessandro Carabelli, ricercatore italiano, direttore di uno dei gruppi di ricerca del consorzio inglese Cog-Uk che monitora le varianti. «Ha 32 mutazioni sulla proteina spike, che sono un numero molto grande e si sono accumulate in un tempo rapidissimo».
Un numero di mutazioni doppio rispetto alla variante Delta e triplo rispetto ad Alfa.
«Ha sia le mutazioni che rendono il virus più contagioso, sia quelle che potrebbero confondere gli anticorpi», spiega Carabelli. «Sappiamo che i punti che i nostri anticorpi usano per riconoscere la spike sono localizzati in 4 regioni. B.1.1.529 ha mutazioni in tutte e quattro queste regioni».
Ciò lascia pensare che gli anticorpi generati dai vaccinati e dai guariti facciano fatica a riconoscere la nuova minaccia, proteggendoci di meno.
La variante è emersa per la prima volta nel Gauteng, la provincia più ricca del Sudafrica, di cui fanno parte Johannesburg e Pretoria. In queste zone, le autorità sanitarie hanno osservato un improvviso aumento dei contagi, dovuto probabilmente alla nuova variante. La prima variante sudafricana, finora considerata la più pericolosa, aveva un limite che giocava a nostro favore, ovvero un tasso di trasmissibilità basso. I primi dati sembrano però annunciare una situazione diversa per la seconda variante sudafricana.
«Se guardiamo ai virus che sono stati sequenziati per intero, abbiamo in tutto 80-100 campioni di B.1.1.529», spiega Carabelli. «Ma anche senza leggere l’intero genoma, riusciamo a individuare la nuova variante da una caratteristica che emerge durante l’analisi molecolare del tampone. Con questo metodo osserviamo che la variante, in alcune zone del Gauteng, è ormai al 90%. Vuol dire che ha soppiantato la Delta in tempi rapidissimi».
In Europa, al momento, non sono registrati casi di B.1.1.529, ma ciò non vuol dire che non ci siano. Se, come probabile, l’Oms definisse il nuovo ceppo “variante sotto investigazione” o ancora peggio “variante preoccupante”, il monitoraggio verrebbe subito rinforzato. «La rotta aerea Johannesburg-Londra è molto battuta», fa notare Carabelli. «È possibile che qualche caso si ritrovi anche qui».
Non sembra un caso che la variante sia emersa di nuovo in Sudafrica, paese dal bassissimo tasso di vaccinazione, il 24%. Il virus ha avuto sostanzialmente la possibilità di circolare liberamente, accumulando mutazioni. Una delle ipotesi al vaglio è che un numero molto alto di mutazioni si sia accumulato in un contagiato immunodepresso, magari colpito da Hiv – molto diffuso nel paese -, che lottando contro il coronavirus per settimane o mesi ha permesso che nel genoma di Sars-CoV-2 si registrassero tanti errori.

26/11/2021 09:49:08 Andrea Sperelli

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