Morto l'uomo con il cuore di un maiale

Sopravvissuto per due mesi dopo il trapianto

È morto l'uomo di 57 anni che aveva ricevuto un cuore proveniente da un maiale geneticamente modificato lo scorso gennaio. "Le sue condizioni hanno iniziato a peggiorare diversi giorni fa. Dopo che è diventato chiaro che non si sarebbe ripreso, gli sono state somministrate cure palliative. È riuscito a parlare con la sua famiglie nelle sue ultime ore di vita", si legge nel comunicato dell'Università del Maryland, i cui medici avevano effettuato l'intervento.
Il trapianto era considerato l'ultima speranza per Bennett. “La scelta era fra morire o fare il trapianto”, aveva spiegato l'uomo. “So che è un salto nel buio, ma è l'ultima occasione che ho”.
I medici dello University of Maryland Medical Center non potevano procedere con il trapianto da donatore umano perché le regole lo impediscono nei casi in cui la salute del paziente è troppo compromessa.
Il chirurgo Bartley Griffith sostiene che con questo intervento il mondo “è più vicino a risolvere il problema della carenza di organi”. Ogni giorno negli Stati Uniti 17 persone muoiono in attesa di un trapianto.
Da anni si profila la possibilità dello xenotrapianto (trapianto di organi provenienti da specie diverse, ndr) per venire incontro alla grande domanda di organi, e da tempo si utilizzano valvole cardiache di origine suina in cardiologia.
Lo scorso ottobre, alcuni chirurghi di New York hanno annunciato di aver trapiantato con successo il rene di un maiale in un essere umano, tuttavia il ricevente aveva una diagnosi di morte cerebrale con nessuna possibilità di recupero.
L'operazione al sig. Bennett è durata oltre 7 ore. Per settimane, l'uomo è stato tenuto in vita solo grazie alle macchine dopo che gli era stata diagnosticata una malattia cardiaca terminale.
Per alcune settimane, l'uomo è riuscito a respirare in maniera autonoma, comunque costantemente monitorato. Il maiale utilizzato per il trapianto è stato geneticamente modificato per disattivare diversi geni che avrebbero portato a una crisi di rigetto dell'organo.
“È la prima volta che facciamo qualcosa del genere e mi piace pensare di aver dato a quest'uomo una speranza che non avrebbe avuto con le normali terapie”, aveva spiegato il dott. Griffith. “Ma non posso dire se vivrà per un giorno, una settimana, un mese o un anno”. Alla fine, la speranza dei medici e dei familiari del paziente si è spenta dopo un paio di mesi.

10/03/2022 Andrea Piccoli


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